- Categoria: Ricerche a scuola
- Scritto da Sabina Leoncini
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Etnografia in contesti scolastici: prospettive di ricerca tra pedagogia e antropologia - La scuola come discorso
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La scuola come discorso
Le reciproche contaminazioni tra antropologia e pedagogia aprono dunque al ricercatore in ambito scolastico molteplici questioni di interesse, intorno ai vasti temi dell’identità, del potere, della cultura dominante, del ruolo delle minoranze, dell’inclusione/esclusione delle diversità, dell’intercultura.
Si pensi a quanto la scuola rifletta i discorsi (a livello formale ed informale) e le ritualità degli attori che partecipano alla costruzione della stessa istituzione e dei suoi modelli educativi.
L’analisi di questi elementi in chiave antropologica può avere come obiettivo quello di svelare i meccanismi di costruzione delle differenze tra diversi gruppi sociali che avvengono nel mondo della scuola per renderli accessibili al senso comune.
Gli studi del sociologo francese Pierre Bourdieu vanno in questa direzione. Nella sua analisi egli parla della scuola come di un campo politico dove i meccanismi più sottili ed efficaci del potere non risiedono tanto né in un’azione di persuasione né in un’azione di forza (pur in diverso modo funzionanti), ma essenzialmente nel fatto che impariamo ad applicare all’ordine del mondo strutture mentali che sono generate da quell’ordine stesso. L’ordine sociale si impone tanto più facilmente quanto più il dominio è inavvertito, percepito come naturale. Non riconoscere la violenza come tale porta ad accettarla, anzi a legittimarla. Il conflitto e l’ineguaglianza sociale permeano le modalità di trasmissione dei saperi, tanto da renderli parte della cultura, indivisibili e irriconoscibili poichè intrinsechi ad un tipo di ordine sociale che si perpetua attraverso le sue fonti di trasmissione quali la scuola e le altre istituzioni statali.
L’antropologo Akhil Gupta rileva come lo Stato sia implicato nella “minuta tessitura della vita di ogni giorno”, per cui studiarlo coinvolge l’analisi delle pratiche quotidiane delle burocrazie locali e la costruzione discorsiva dello Stato nella cultura pubblica. Questa riflessione è importante per comprendere che le pratiche discorsive non solo servono a raccontare lo Stato, ma contribuiscono a crearlo.
Anche gli studi di Michel Foucault su “l’ordine del discorso” rappresentano una chiave d’analisi centrale a questo riguardo; secondo il filosofo francese per riflettere sui discorsi all’interno dei quali viene concepito e reso pensabile l’esercizio di particolari pratiche di potere è necessario rendere oggetto d’analisi proprio l’ambito del campo discorsivo. Attraverso l’analisi della sfera discorsiva è, infatti, possibile soffermarsi sulle particolari modalità di osservazione e rappresentazione delle realtà messe in atto da chi fa parte dell’istituzione indagata, in questo caso la scuola.
La necessità di una ricerca
Gli stimoli di riflessione che sono stati finora presentati sono sufficienti per solleticare l’interesse alla ricerca ed all’approfondimento.
E’ necessario favorire e sostenere processi di analisi ed autocritica rispetto ai metodi ed alle tecniche utilizzate a scuola, anche introducendovi dispositivi propri della ricerca antropologica, come l’osservazione partecipante ed interviste dei diversi attori.
Come Simonicca e altri ricercatori hanno mostrato, la scuola può essere analizzata come ambito di vita dei bambini, come parte del loro quotidiano in cui tra i quaderni, i disegni, le attività, si intrecciano pratiche, discorsi, sogni e relazioni affatto neutre, ma capaci di “definire” l’esperienza scolastica fino alle sue manifestazioni formali.
Per gli insegnanti potrebbe non essere facile farsi osservare, ma si tratta probabilmente di far comprendere il valore che deriva dalla “possibilità di guardare se stessi in modo diverso dal solito, attraverso la prospettiva dello sguardo degli altri”[4].
Note
1) Cfr. DEI, F., A cosa serve l’etnografia in una scuola?, in Simonicca, A., (a cura di) Antropologia dei mondi della scuola. Questioni di metodo ed esperienze etnografiche, CISU, Roma, aprile 2011, pag. 382.
2) Cfr. CALLARI GALLI, M., Lo spazio dell’incontro, percorsi nella complessità, Meltemi, Roma, 1996, pag. 28.
3) GOBBO, F., (a cura di), Antropologia dell’educazione. Scuola, cultura, educazione nella società, Unicopli, Milano, 1996, pag. 9.
4) Cfr. DEI, F., A cosa serve l’etnografia in una scuola?, in Simonicca, A., (a cura di) Antropologia dei mondi della scuola. Questioni di metodo ed esperienze etnografiche, CISU, Roma, aprile 2011, pag. 383.
Bibliografia essenziale
- SIMONICCA, A., (a cura di) Antropologia dei mondi della scuola. Questioni di metodo ed esperienze etnografiche, CISU, Roma, 2011.
- CALLARI GALLI, M., Lo spazio dell’incontro, percorsi nella complessità, Meltemi, Roma, 1996.
- GOBBO, F., (a cura di), Antropologia dell’educazione. Scuola, cultura, educazione nella società, Unicopli, Milano, 1996.
- CAMBI, F., Intercultura. Fondamenti pedagogici, Roma, Carocci, 2001.
- MORIN E., Dialogo. L'identità umana e la sfida della convivenza, Milano, Scheiwiller. 2003.
- CAMBI, F., CAMPANI G., ULIVIERI S. (a cura di). Donne migranti. Verso nuovi percorsi formativi. ETS, Pisa, 2003.

