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Migranti e scuola italiana - La lingua d’origine
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La lingua d’origine
Mi chiedi che cosa vuol dire perdere la lingua.
Ti chiedo che faresti tu se avessi in bocca due lingue,
e ne perdessi una, quella madre,
e l’altra, la straniera, restasse inconoscibile.
Anche a volerlo non puoi usarle insieme.
Se poi vivi in un posto dove parli solo la lingua straniera,
l’altra marcisce,
marcisce fino a morirti in bocca,
e sei costretto a sputarla.
(S. Bhat)
I ragazzi della seconda generazione sono portatori, spesso involontari o addirittura controvoglia, di una lingua materna che spesso, nel Paese ospitante, viene svalorizzata, considerata inutile, a volte ridicolizzata. Questa lingua materna, specialmente nel difficile periodo dell’adolescenza, viene caricata dai ragazzi di connotazioni affettive negative (lingua dell’arretratezza, della diversità, lingua causa di difficoltà, ecc.) mentre la lingua locale rappresenta il potere, il denaro, l’ordine, ecc.
Come si può facilmente intuire le relazioni che si vengono a creare fra lingua materna, lingua parlata in casa, lingua del Paese ospite, lingua della scuola sono estremamente complesse e determinanti nel processo di definizione identitaria.
Per un insegnante è fondamentale capire in quale lingua pensa il bambino e qual è il grado di completezza nella padronanza della sua lingua materna. Infatti, secondo gli studi di Cummnins (1983 e in Balboni 2002: 161) “ciò che compare «in superficie» nella comunicazione linguistica è solo una parte del processo di concettualizzazione e verbalizzazione che avviene nella mente”. La competenza in una lingua (materna, straniera o seconda) si riflette sull’intero repertorio linguistico e concettuale di una persona. Ne consegue che la mancata padronanza di una qualsiasi lingua materna in termini di completezza e di complessità può creare al ragazzo straniero degli ostacoli spesso inaffrontabili per la comprensione di astrazioni, anche semplici, proprie della lingua italiana. Egli viene quindi drammaticamente escluso dalla lingua propria dello studio e di conseguenza dal successo scolastico (Luise, 2006).

