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  • Categoria: Didattica

Io le poesie non le leggo, le scrivo - Seconda parte

 

La genesi di una risposta: sviluppare l’abilità di comprensione scritta

Ho avuto modo di tornare a pensare a tutta la faccenda nel momento in cui, per la prima volta, mi sono fermata a riflettere da un punto di vista glottodidattico sul processo di verifica e valutazione.
A tale proposito, è stata focalizzata l'attenzione sulla necessità per l'insegnante di accertarsi in modo sistematico ed organizzato del fatto che i propri studenti abbiano raggiunto determinati obiettivi, precedentemente stabiliti, relativamente alle abilità linguistiche da sviluppare.
Le suddette competenze vengono in genere sistematicamente identificate con le capacità di produzione orale e scritta, e con quelle di comprensione orale e scritta.
Queste considerazioni apparentemente scontate per la loro ovvietà, offrono invece la possibilità di riflettere su due punti cardine, due osservazioni che mi hanno portata a formulare una risposta altra, rispetto al motivo caratteriale, al perché del rifiuto dell'allieva francese, una risposta a mio giudizio didatticamente e umanamente molto più stimolante.
La prima considerazione da fare è relativa alla abilità di comprensione scritta cui si è poc’anzi accennato definendola come competenza il cui sviluppo debba essere accertato. Questo implica che la lettura è un'abilità che ogni studente deve progressivamente acquisire.
L'altro punto sul quale mi è sembrato opportuno riflettere riguarda invece il processo di valutazione vero e proprio: se la verifica consiste nell'accertamento puntuale e programmato delle diverse competenze degli studenti attraverso l'operazionalizzazione delle abilità stesse, ne deriva che gli allievi debbano essere consapevoli almeno quanto l'insegnante di quale sia l'oggetto della verifica e dunque conoscere le operazioni e i procedimenti che permettano di stabilire se una determinata competenza sia stata acquisita o meno.
Dunque sviluppare un'abilità significa comprendere, appropriarsi di operazioni.
A conclusione di questo ragionamento, ripensando alla studentessa francese, viene da chiedersi se, posta di fronte alla poesia non sia stata bloccata, più che da insufficienti conoscenze del lessico o della grammatica, dall'aver accusato una carenza nell'abilità di una lettura intensa e profonda quale un testo letterario richiede.


Imparare a leggere un testo letterario

Leggere un testo letterario non è leggere un qualsiasi altro testo: alla funzione informativa, comunicativa, se ne aggiunge una estetica, espressiva, veicolata da un linguaggio metaforico che agisce su più livelli, rendendo il testo arcano ed enigmatico, vivo.
La difficoltà si amplifica generalmente quando si ha a che fare con un testo poetico, ove lo stesso messaggio e la stessa funzione sono affidati ad una musicalità data dal ritmo, dall'intonazione, dalle rime e le assonanze, che richiedono una lettura ad alta voce spedita e corretta, forse difficile da eseguire per uno straniero, ma naturale da cogliere ed apprezzare durante un ascolto.
Imparare a leggere un testo letterario è possibile, e decidere di insegnare a farlo deve essere una scelta didattica consapevole da parte del docente.
Sappiamo molto bene che l'imparare è un atto autonomo e di volontà, non esiste l'implicazione “insegnare, dunque imparare”, ciò che il docente intende trasmettere, potrà essere ricevuto dal discente solo dopo aver consapevolmente stabilito di volerlo fare.
All'insegnante non resta che cercare di essere il più convincente possibile nel tentativo di esprimere tutta la bellezza che da un testo letterario è possibile cogliere, e di lasciar intuire quella che ancora, intorno allo stesso testo, è possibile costruire. A tale proposito sia di monito la sapiente interpretazione di Barthes per cui insegnare altro non è che offrire “un po' di sapere, e il più sapore possibile”.
Proprio per quest'aurea di grandezza e prestigio di cui i testi letterari si circondano, diviene spesso difficile riuscire ad interessare gli studenti, che si lasciano condizionare da una difficoltà presupposta, la quale per essere affrontata e superata richiederà senz'altro un lavoro noioso e forse estenuante.
Perché gli studenti pensano questo a volte? Forse per un'esperienza negativa già vissuta, forse per un approccio sbagliato dell'insegnante, ma non è a ciò che tenteremo di dare una risposta in questa sede.
La domanda che invece incalzante si pone è: che cosa significa leggere un testo letterario? E da cosa è determinata la comprensione?
Capita che allo studente non sia chiaro lo scopo della lettura, e che egli affronti ogni testo con le stesse modalità e gli stessi procedimenti; in realtà ogni tipo di testo ha uno scopo precipuo, il quale deve essere raggiunto applicando delle strategie ben definite.