- Categoria: Bambini
L’attualità della "Carta dei diritti del fanciullo al gioco e al lavoro" - L'importanza delle relazioni
Article Index
L'importanza delle relazioni
L’estensore è stato avveduto anche nella redazione dell’art. 6 nel parlare di “disadattamento”, purtroppo dilagante oggi, e di “carattere ludico” che ha preceduto in qualche modo la diffusione della ludoterapia. L’art. 6 ha anticipato dal punto di vista culturale l’art. 2 della legge 517/1977, relativo agli “alunni portatori di handicaps”.
Facendo un combinato disposto tra l’art. 7 e l’art. 8 si ricava un monito valido nel presente più che in passato: “È dovere perseguire una politica di servizi socio educativi da parte di quanti sono impegnati allo sviluppo, in senso moderno, della società italiana”.
In tutta la Carta si ripete più volte la necessità di “personale preparato” (definito anche “qualificato” e “particolare”), perché educare è “preparare” (letteralmente “disporre una cosa per l’uso a cui è destinata”) alla vita (dalla lettera d dell’art. 29 della Convenzione del 1989) ed occorre essere preparati (dall’art. 3 par. 3 Convenzione), non solo come bagaglio teorico ma soprattutto come predisposizione d’animo.
Coniugando locuzioni presenti negli artt. 3 e 4 si può dire che l’educazione è far esplicare le fondamentali esigenze del bambino e offrirgli significative esperienze. Piuttosto l’educazione stessa è esigenza ed esigere (dal latino “ex agere”, “spingere fuori”), esperienza ed esperire (dal latino “experior", “venire in cognizione provando e riprovando”).
Si noti ancora che si parla di “libero, totale ed armonico sviluppo” (art. 1) e di “equilibrato e completo sviluppo” (art. 4), espressioni più ampie di quella usata nel Preambolo della Convenzione “pieno ed armonioso sviluppo”.
Per tre volte è ripetuto l’aggettivo “libero”. La libertà è forse un altro aspetto trascurato nell’educazione odierna. La libertà presuppone un incontro, in questo caso tra il giovane e l’adulto: il discepolo deve essere aperto a lasciarsi guidare alla conoscenza della realtà e l’educatore deve essere disposto a donare se stesso. Ed è proprio sulla relazione che insiste tutta la Carta: “convenienti rapporti umani” (art. 2), “migliori rapporti umani” (art. 3), “vita di relazione” (art. 7). Perché l’uomo è relazione e ne ha bisogno come dell’aria che respira, come mostrato dalle ricerche effettuate dallo psicoanalista austriaco René Spitz nel 1945. Il gioco e il lavoro sono forme di relazione ed anche per questo vanno tutelati come diritti.
Noi vogliamo che i nostri figli crescano accettando di vivere, ed essendo capaci di vivere, all’interno del loro ambiente senza soffocarli; che crescano con la capacità di comunicare con gli altri esseri umani e di rispettarli, senza con ciò perdere la propria individualità; che crescano possedendo immaginazione e capacità di sognare, e coraggio per affrontare il mondo e per trasformare in realtà i sogni (Elizabeth M. Matterson) [1].
Note:
1) Elizabeth M. Matterson, Come far giocare i bambini dai 3 ai 7 anni, La Nuova Italia, 1999.
copyright © Educare.it - Anno XII, N. 4, marzo 2012

