- Categoria: Bambini
- Scritto da Fulvio Matteucci
Bambini a lavoro: uno sguardo d’insieme al fenomeno dello sfruttamento lavorativo minorile - Lo fruttamento delle bambine
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Bambine a lavoro: lo sfruttamento minorile femminile
Se consideriamo i dati generali relativi allo sfruttamento minorile emerge lampante un elemento che può trarre in inganno chiunque cerchi di valutarne le caratteristiche, ovvero il fatto che si faccia quasi sempre riferimento a minori di sesso maschile. In realtà, sono milioni le bambine che lavorano nell’ombra, costrette ad una vita di reclusione nell’ambito domestico o indotte a lasciare il proprio paese d’origine per essere assoldate come giovani ladre nelle metropoli europee (21). Questa la realtà di molte bambine che, attratte con l’inganno da genitori ed aguzzini, sperano di trovare fortuna nei paesi europei come cameriere e commesse, ma in realtà ingannate e costrette, nelle migliori delle ipotesi, a compire furti ed improvvisarsi ladre. Ciconte e Romani, in Il lavoro Minorile, ci descrivono perfettamente lo scenario che coinvolge tali minori, iniziato da una trattativa tra genitori ed aguzzini, quindi proseguito con lo sfruttamento per strada ed in centri commerciali di queste giovani minori. E' il caso di Daniela, una giovane rumena, venuta in Italia per assicurarsi una vita migliore e poter, magari, aiutare la famiglia ad andare avanti, come migliaia di altre ragazzine dell’Est Europa. Una volta giunta in Italia, Daniela viene costretta dallo sfruttatore a rubare nei super mercati, un destino al quale difficilmente ci si può sottrarre anche a causa delle violenze fisiche che altrimenti le ragazzine potrebbero subire dal proprio aguzzino (22).
Il fenomeno della schiavitù per debito e della tratta delle minorenni dunque investe ampiamente anche i Paesi occidentali civilizzati; pensiamo al fenomeno orami diffuso del “badantato”, in cui minorenni senza documenti vengono assunte a nero per assistere anziani, non godendo però di nessun diritto e riconoscimento. Un fenomeno, quello delle minorenni schiave domiciliari, di cui ancora non si sa molto ma che investe circa 10 milioni di bambini nel mondo, il 90% di questi di sesso femminile (23). Siamo di fronte quindi ad una forma di sfruttamento tutta al femminile, rientrante in quella categoria definita “lavoro invisibile”.
I lavori come quello nel settore agricolo, nelle fabbriche o in strada infatti, rientrano nella categoria dei lavori “visibili” poiché facilmente individuabili dalla varie ONG e dai Governi intenti a tutelare il minore da possibili rischi; il discorso cambia quando parliamo di sfruttamento lavorativo al femminile (24), le cui caratteristiche salienti sono l’invisibilità e l’isolamento.
Quali sono i fattori che stanno alla base di questo fenomeno? In quali rischi incorrono le bambine costrette allo sfruttamento domiciliare? Come avviene il reclutamento delle minori? Rispetto alla prima domanda, è chiaro che la povertà rimane la causa principale del fenomeno, tuttavia non dobbiamo dimenticare che in molti paesi di Africa, Asia ed America Latina, vige una delegittimazione culturale del ruolo della donna ed in particolare della bambina, per cui si associa quasi automaticamente la figura della donna con il contesto domestico e della servitù (25). A questo punto, rispondendo alla seconda questione, è spesso il genitore a vendere le bambine ad una famiglia che necessita di mano d’opera, un debito, quello contratto dai genitori, che difficilmente la bambina riuscirà ad assolvere con il proprio operato. Infine, per ciò che concerne i rischi legati a tale professione, sia ILO che Unicef hanno mostrato quanto le bambine siano spesso costrette ad utilizzare materiali pericolosi e tossici come detersivi e a maneggiare coltelli affilati rimanendo spesso gravemente ferite (26). La bambina schiava domiciliare, inoltre, ha orari di lavoro massacranti, in media più di 12 ore giornaliere e spesso è vittima di percosse e violenze, perpetrate da tutti i componenti della casa, perfino dai coetanei. Oltre a tutto ciò, come accennavo poco prima, l’elemento che aggrava fortemente la condizione di queste bambine è il totale isolamento dal resto del mondo. Ad esse è infatti spesso proibita l’uscita da casa, o dalla loro stanza, una condizione di invisibilità che permette alle famiglie di rimanere impunite di fronte alle leggi che vietano lo sfruttamento minorile. Una forma di violenza, all’infanzia questa, che in se racchiude tra le peggiori forme di sfruttamento e che mina profondamente il diritto della bambina ad una vita sociale e ad un’integrità psicofisica.
1) ILO è l’acronimo per International Labour Organization, un ente che dal 1919 si occupa di combattere le forme di sfruttamento lavorativo minorile nel mondo. A tal proposito cfr www.ilo.org, sito consultato il giorno 8/06/2011 alle re 21:00.
2) Il lettore interessato a consultare la Convenzione n. 182 sulle peggiori forme di sfruttamento può consultare il sito www.ilo.org.
3) A tal proposito Cfr. il sito www.unicef.it, sito consultato il 20/06/2011 alle ore 18:00.
4) A tal proposito cfr. Becchi E., I bambini nella storia, Laterza, Bari 2010, pp. 245-252.
5) ONU, Lo sfruttamento del lavoro minorile: La situazione asiatica, documento consultato sul sito www.onu..it, il giorno 22/05/2011 alle ore 11:11.
6) Si tratta del rapporto ILO Scavare per sopravvivere del 12/05/2005 presente sul sito www.ilo.org consultato il giorno 20/05/2010 alle ore 15:03.
7) Ibidem.
8) La testimonianza della piccola Urgencia è contenuta nel rapporto ILO Scavare per sopravvivere, consultabile sul sito www.ilo.org, sito consultato il giorno 21/06/2011 alle ore 20:00.
9) UNICEFF (2009), Bambini di strada, documento consultabile sul sito www.unicef.it, consultato il giorno 21/05/2011 alle ore 11:46.
10) Ibidem.
11) A tal proposito ILO, Capire il lavoro minorile: i bambini mendicanti nella regione del Dakar, pubblicato sul sito www.ilo.org, il 23 Febbraio 2011, sito consultato il giorno 21/05/2011 alle ore 12:27.
12) Naturalmente non tutti i bambini talibè vivono situazione di marginalità e violenza.
13) Macinai E., L’infanzia e i suoi diritti. Sentieri storici, scenari globali e emergenze educative, ETS, Pisa 2006, p.113.
14) Ivi, pp. 112-114.
15) Unicef, Lavoro minorile in agricoltura: 9 cose da sapere, documento consultabile sul sito www.unicef.it, visionato il giorno 26/06/2011 alle ore 14:50.
16) Ibidem.
17) ILO (2011), L’impatto dell’esposizione ai pesticidi su minori che lavorano in agricoltura, documento consultato sul sito www.ilo.org, il giorno 1/07/2011 alle ore 15:15.
18) Macinai E., L’infanzia e i suoi diritti, Op cit, p.115.
19) Ibidem.
20) Ibidem.
21) A tal proposito Cfr Ciconte E., Romani P., Le nuove schiavitù. Il traffico degli esseri umani nell’Italia del XXI secolo, Editori Riuniti, Roma 2002.
22) Ivi, pp. 85-91.
23) Unicef, La condizione dell’infanzia nel 2011, consultato sul sito www.unicef.it, il giorno 7/07/2011 alle ore 20:00.
24) ILO, Lotta al lavoro minorile. Manuale per gli ispettori del lavoro, Centro stampa della scuola sarda Editrice, Cagliari 2007, p. 26
25) Rapporto ILO (Ginevra 2004), Helping hands or shackled lives? Understanding child domestic labour and responses to it, inserito nel programma IPEC, consultabile sul sito www.ilo.org; ultima consultazione risalente al giorno 8/07/2011 alle ore 14:57, p. 15.
26) ILO, Domestic labour. Global facts and figure in brief, documento consultabile sul sito www.iloorg, visionato il giorno 8/07/2011 alle ore 16:00

