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Bambini a lavoro: uno sguardo d’insieme al fenomeno dello sfruttamento lavorativo minorile - Sfruttamento in agricoltura

Minori tra lavoro agricolo, lavoro in campi e nelle piantagioni: conoscere le differenze

La prima distinzione d’obbligo è quella tra lavoro nei campi, lavoro agricolo e lavoro nelle piantagioni, vediamone le differenze:
Il lavoro nei campi è un tipo di attività che coinvolge milioni di bambini in tutto il mondo. Tale tipologia rientra in quelle attività che ILO ha definito Child Work, ovvero un tipo di attività la cui natura non inficia l’integrità psico-fisica del minore. Esso si rifà ad un tessuto culturale e tradizionale che vede i minori lavorare a fianco dei genitori nei campi, contribuendo al sostentamento economico della famiglia. Grazie alla pubblicizzazione del fenomeno e alla trasparenza con cui genitori e figli lavorano insieme, molte ONG, come per esempio Save the Children, possono contribuire ad inserire il minore a scuola non ostacolando l’attività lavorativa nei campi. I bambini dunque, oltre a non subire particolari danni alla loro salute, hanno anche la possibilità di accedere ai livelli di scolarizzazione.

Il discorso cambia quando si tratta di lavoro agricolo. Tale tipologia di lavoro, pur prevedendo attività in campagne e zone rurali, risulta di entità massacrante per il minore, spesso non pagato, e costretto a lavorare molte ore giornaliere. Questa attività non è ristretta alla sola dimensione familiare ma può riguardare il sostentamento di un intero gruppo sociale come per esempio un villaggio. Bambini e bambine, con compiti diversi, lavorano a contatto degli adulti, subendo però maggior danni e vedendosi spesso negata loro la possibilità di accedere ai sistemi scolastici. Per quanto riguarda le bambine la situazione è ancora più grave in quanto, oltre al lavoro agricolo, dovranno assolvere anche alle numerose attività domestiche. Per quanto riguarda la sua distribuzione nel mondo, ancora Macinai ci ricorda che il fenomeno è presente soprattutto nel sud-est Asiatico, ed in alcuni paesi dell’Africa (13). Il lavoro agricolo è forse la forma di sfruttamento che coinvolge più minori nel mondo. Secondo Macinai circa il 70% di bambini costretti al Child Labour è impiegato nelle grandi distese agricole (14). Secondo le stime Unicef sono circa 132 milioni i bambini sotto i 15 anni che lavorano nel settore agricolo, solo in Africa si stimano tra i 56 ed i 72 milioni di minori sfruttati in tale settore (15). A primo acchito, questa forma di sfruttamento potrebbe apparire come non particolarmente dannosa per i bambini, ma in realtà è proprio tra le attività lavorative più pericolose, anche per gli adulti. Non a caso l’agricoltura è considerata tra le tre forme più pericolose per l’infanzia, basti pensare che statisticamente il numero di bambini morti e feriti nel lavoro agricolo è assai superiore rispetto alle altre situazioni di sfruttamento (16). Il pericolo più comune per i minori impiegati in agricoltura risiede proprio nell’utilizzo di pesticidi. Il fatto è che i minori sono assolutamente più vulnerabili degli adulti al contatto con prodotti tossici, i bambini infatti, come emerge dal rapporto ILO 2011, respirano, bevano e mangiano in misura maggiore rispetto al loro peso corporeo mentre la loro capacità di espellere tossine è radicalmente diversa rispetto a quella dell’adulto. Inoltre, il minore ha meno consapevolezza sulle normative di prevenzione e protezione contro gli infortuni, ed è praticamente lasciato al suo destino dai datori di lavoro (17). La distribuzione geografica del fenomeno è sicuramente senza frontiere, ma comunque i Paesi più coinvolti vi sono quelli dell’Africa, dove circa un terzo della mano d’opera infantile agricola è costituita da minori. In sostanza, spiega ancora Macinai, più l’economia interna di un paese si regge sull’agricoltura e più accresce il numero di bambini sfruttati in questo settore.

Una forma di sfruttamento ancora più pericolosa è il lavoro nelle piantagioni. Questo si differenzia dal lavoro agricolo in quanto scandito da orari, luoghi e mansioni specifiche che ricordano molto il lavoro in fabbrica (18). Anche il tipo di attività qui svolto è assai pericoloso, condividendo con il lavoro agricolo alcuni rischi enormi per l’infanzia che lo rendono tra le attività più pericolose e fanno del lavoro nelle piantagioni una forma di sfruttamento assimilabile a quello industriale.
A differenza infatti dal lavoro nei campi e nelle distese agricole, qui il bambino non vive a contatto con la natura o all’aria aperta, ma è costretto a vivere in vere industrie, dove deve inalare sostanze tossiche e maneggiare macchinari pericolosissimi per la propria salute. In molti casi, a differenza delle altre due tipologie sopra descritte, il minore è costretto a lavorare più di 12 ore al giorno e lontano dalla famiglia, con un rigido controllo da parte dei supervisori (19). La sua distribuzione riguarda molti paesi dell’Africa sub-shariana dove si coltivano piantagioni di tabacco, cotone e the, così come del Brasile, dove primeggiano le colture di canna da zucchero. Proprio nel solo Brasile si stimano in tre milioni i minori impiegati nelle piantagioni (20).