- Categoria: Aggressività e bullismo
Il problema dell'aggressività - Il funzionamento degli umani
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Il funzionamento degli umani
Gli esperimenti condotti sul condizionamento operante hanno dimostrato che l'essere umano non risponde alle medesime leggi degli animali in quanto possiede maggiori capacità di elaborazione e che le punizioni o i castighi nulla possono sulla modifica di molti comportamenti in quanto non sono associati all'azione compiuta ed il cervello si ritrova a registrarli come due stimoli completamente differenti, da una parte l'attivazione aggressiva o problematica, dall'altra la punizione. L'educatore scopre così l'inefficacia del suo metodo pensando comunque ad una continua sfida da parte del bambino. La sovralettura del concetto di sfida è infatti una interpretazione del comportamento. Invece l'inefficacia ha una giustificazione neurologica propria dell'essere umano. Due osservazioni:
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lo stimolo punitivo è stato recepito ma non associato perché ascritto ad un circuito differente
- il vissuto dell'adulto attiva risposte emotive nella relazione con il bambino che lo portano ad aumentare l'aggressività nei suoi confronti
Negli esperimenti condotti sul funzionamento cerebrale si è visto come la memoria giochi un ruolo fondamentale. Pensieri, situazioni, immagini vengono impresse a livello talamico o ippocampale in modo indelebile. Un ruolo fondamentale sembra lo giochi l'adrenalina che viene rilasciata dall'organismo nel sangue e solo in un secondo momento arriva al cervello e fissa alcuni flash nella memoria; anche se il processo di memorizzazione passa attraverso un percorso bio-chimico ben preciso. Molti bambini si trovano in uno stato di coazione a ripetere, per cui ogni volta che si presenta lo stesso stimolo attivano i medesimi comportamenti problematici. Immagini visive, situazioni, persone o cose, rumori o ambienti particolari, relazioni affettive distorte portano il bambino ad attivare risposte problematiche ormai registrate e impresse nella sua memoria, spiazzando ogni nostra interpretazione. Quando però un bambino si trova in una situazione di forte disturbo emotivo protratto nel tempo attiva una situazione di stress a livello sia fisico che cerebrale che impediscono la memorizzazione e anche la possibilità di accedere alla memoria esplicita corrente. Ecco spiegato il processo di mancata associazione delle punizioni alle azioni appena compiute che spesso si rileva.
L'estinzione, per usare un termine prettamente comportamentista, è inefficace in quanto il circuito che l'amigdala attiva non viene veicolato da altri circuiti superiori e più precisamente dalla corteccia prefrontale. Una caratteristica del danno nel lobo frontale negli esseri umani è l'ostinazione, l'incapacità ad operare ciò che è più appropriato.
Le osservazioni fin qui presentate servono a tracciare un quadro delle problematiche comportamentali sotto un altro punto di vista, non più un metodo o una tecnica da applicare, ma un meccanismo da comprendere. Se a questo punto leggiamo le varie strutture di personalità alla luce di un meccanismo neurofisiologico ci rendiamo conto che siamo in un campo in cui tutte le interpretazioni devono essere ricondotte a differenti livelli di analisi. Il problema diventa più complesso.
L'incapacità ad analizzare le informazioni sia cognitive sia affettive che provengono dall'ambiente provocano uno stato di profonda prostrazione che facilita la messa in atto di comportamenti problematici. Spesso le situazioni affettive, stati abbandonici o ambivalenze, sentimenti comuni a tutti gli esseri umani hanno un effetto devastante su bambini con una fragilità intellettiva. La mancanza di un contenimento relazionale che dia sicurezza al bambino e non solo compensazioni affettive è uno dei problemi emergenti nella gestione del controllo degli stati emotivi. Una bambino ha bisogno di figure di riferimento sia affettive, ma normative e contenitive che sappiano restituire in modo riflesso una stabilità al bambino che si trova in balia delle sue emozioni.
La posizione del centro di controllo delle emozioni che sovrintende al funzionamento della parte affettiva rischia di essere un agglomerato di istinti e impulsi invece di convogliarsi in una elaborazione dei vissuti. Lo sviluppo emotivo-affettivo ne risulta in parte compromesso in quanto vengono meno le strutture superiori che ne permettono una migliore elaborazione.
Spesso attribuiamo alle difficoltà comportamentali alcune cause, la più frequente è la difficoltà a comunicare. " Ah! Se potesse parlarmi!". Il problema qui mi sembra mal posto. L'incapacità a comunicare è si una delle cause dei comportamenti problematici, ma deve essere letta ad un livello differente; infatti la ritroviamo non come incapacità di un ragazzo ad esprimere i propri pensieri, perché davvero sarebbe sufficiente un buon programma di comunicazione alternativa, potenziativa e aumentativa; il problema riguarda la sua capacità di decodificare, comprendere, capire, analizzare ciò che attorno a lui sta succedendo. Questo vale sia dal punto di vista affettivo che cognitivo.
Se noi ci trovassimo costretti ad eseguire un compito fuori dalla nostra portata come risolvere un'equazione di secondo grado, lo stato di prostrazione che proveremmo ci permetterebbe di capire anche solo in minima parte il disagio che nasce dall'incapacità con cui un ragazzo si confronta. Le informazioni arrivano, ma la corteccia non è in grado di dare loro un senso, un significato. Questo spesso è alla causa dei comportamenti problematici. La frustrazione non è incomunicabilità, ma è innanzitutto comprensione del contesto. Se infatti fosse un problema di incomunicabilità qualsiasi tentativo di utilizzare un canale alternativo avrebbe un successo immediato.
Molte altre problematiche relative ai comportamenti problematici sono riscontrabili sempre da una difficoltà ad elaborare gli elementi della realtà, ma questa volta il problema è di tipo sensoriale, le informazioni arrivano alla parte sotto-corticale e vengono amplificati. Più propriamente li possiamo definire problemi dispercettivi, la cui natura neurologica è adesso molto più chiara. Ragazzi che si tappano le orecchie a fronte di rumori forti o di rumori flebili come quello della lavastoviglie, che si morsicano o che non riescono a toccare oggetti o a cui i vestiti danno sempre molto fastidio, o che picchiano la testa contro il muro. Comportamenti che sono dovuti da una incapacità e gestire le informazioni già al livello sensoriale più profondo.

