Stop the genocide poster

Bataille: i piedi torti del pensiero. Formarsi attraverso la lacerazione

Proprio commentando le raffigurazioni che i primitivi hanno lasciato nelle grotte [1], e quel rapporto particolare tra uomo e animale che ne è il tema ricorrente, Bataille costruisce una teoria dell'uomo e della sua formazione. L'esigenza del filosofo è rintracciare il punto di congiunzione tra l'uomo razionale, così come disegnato dalla concezione cartesiana in poi, e l'uomo della vita, che viene alla luce in un modo antico, assai vicino a quello dell'animale.

L'apparizione umana è un momento fondativo, un'origine che resiste a tutti i mascheramenti e si pone come opportunità di scompaginare le gerarchie cristallizzate della modernità.
Infatti l'opposizione tra razionale e animale ha storicamente polarizzato e divaricato un corpo-macchina e una mente dotata di ragione: si tratta ora, per Bataille, di forzare i limiti di questa costruzione e spingere gli estremi fino a toccarsi. Nelle pitture rupestri si riscontra ancora una ambigua amicizia tra uomo e animale [2]: manca un confine netto tra l'uno e l'altro, che si scambiano ruoli e sembianze così da garantire una comunanza, una partecipazione al mondo e alla vita. La nascita dell'arte sarebbe quindi dovuta alla memoria della progressiva diluizione di quest'alleanza. Avrebbe consentito alla rappresentazione di scene della vita quotidiana di farsi memoria e quindi modello di formazione per gli uomini a venire.

A partire dalle raffigurazioni primitive

Bataille rovescia l'impostazione platonica: anziché considerare l'orma riflessa, e quindi la rappresentazione artistica, una copia infedele della realtà, qui è proprio l'immagine che assume il ruolo di matrice culturale. La conoscenza diparte esattamente da quelle effigi, che sono il linguaggio con cui si tramanda un'esperienza e se ne fa un sapere. Come in Lacan, alla separazione originaria fa seguito l'irrompere del linguaggio, che media, sposta e trasforma in metafore e metonimie ciò che non può essere detto altrimenti. Riprodurre ancora l'immagine dell'animale è, per l'uomo ormai sulla via della coscienza di sé, un modo per rinnovare l'origine e farle omaggio, un riprendere il limite fondativo della specie trattenendolo ancora sotto forma di narrazione religiosa o mito della genesi.
Bataille parla a proposito di un antropomorfismo lacerato, che sospende la figura umana, come un acrobata, tra i due limiti (natura e cultura), ottenendone un equilibrio precario e instabile.
Riportare l'attenzione a quel primo simbolo disegnato sulle rocce è un gesto che si rivolta contro i tempi, ossia contro i massacri e le schiavitù della storia; si tratta di guardare all'esordio come momento alto di una formazione tradita, consegnata dai rapporti di potere a un destino orribile, "sempre sull'orlo dell'illimitato incubo annunciato dai più moderni armamenti" [3].

L'idea di una abiura dei tempi attuali, che Bataille condivide con Nietzsche, affonda le radici in una progettualità dalla fortissima valenza pedagogica: parlare di nuovo all'uomo, riannodare una comunicazione tra umani che è soggiogata dal dominio dei tempi, riposizionare il discorso sulla conoscenza in modo da sottrarlo all'uso perverso e alle false certezze.
La specie umana, scrive Bataille in una sorta di programma formativo, deve liberarsi "della stupidità, tutta umana, che ci impedisce di ritrovarci e di stabilire tra il più semplice e il più complesso, dall'uomo antico a quello più recente, il contagio più seducente. Basterebbe [...], giacché una somiglianza profonda ci avvicina nonostante tutto ai nostri primi padri, staccarci, mediante la riflessione più esaustiva, dalla costruzione riflessa che ci allontana da quegli uomini cui gli animali sembravano fratelli" [4].

Questo programma presenta subito tre punti qualificanti:

  • ritrovare il legame tra gli uomini attraverso la rottura dell'arroccamento di ciascuno e lo scioglimento di gerarchie sociali e identitarie;
  • recuperare la somiglianza profonda, quella che in altra parte di questo lavoro chiamiamo pedagogia segreta, e indica che non tutto è andato perduto, ma resiste nel nucleo intimo della memoria umana una parentela capace di riattualizzare messaggi dimenticati, figure coperte dal dominio dei vincitori di oggi e da una coscienza addestrata a non ascoltare ciò che bolle al fondo stesso del soggetto;
  • questo recupero va condotto attraverso una nuova riflessione: quindi non si tratta di immergersi in anacronistici panteismi dal sapore new age, ma di rinforzare la ragione, e la sua capacità di farsi discorso, attraverso una più ampia e profonda razionalità, capace di frugare nel legame tra l'arcaico e l'attuale e sbaragliare l'uniformità della logica strumentale.