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La famiglia dell'alunno disabile - Per una pedagogia dei genitori

Per una pedagogia dei genitori

Bisogna dare dignità alla pedagogia dei genitori, il loro sapere non deve essere racchiuso. Occorre compiere tutte le azioni, di raccolta e consapevolezza, ma anche di dialogo con gli altri, gli esperti che continuamente hanno potere sui genitori e che determinano la loro vita senza ascoltarli o rispettarli. Vanno utilizzati tutti i canali: la raccolta delle testimonianze avviene in gruppi di auto-aiuto, dove il sapere dei genitori viene valorizzato ed organizzato in modo attivo. Si pensi a quelle cose orribili e coloniali che sono i corsi di formazione per genitori! Invece, ad esempio, ci sembra di un'importanza grandissima il concetto di Riabilitazione su Base Comunitaria, un progetto-filosofia dell'OMS nell'intervento in favore dei paesi del sud del mondo: costruire ospedali va bene, ma è più importante coinvolgere la famiglia. E' noto che, dopo la chiusura degli istituti, le strutture intermedie previste sono state realizzate solo parzialmente. Molte persone con disabilità sono state così affidate alle famiglie di appartenenza.

Attualmente la famiglia ha un ruolo fondamentale per la persona con disabilità, in quanto è spesso il suo principale supporto. Essa, nel caso dei minori e degli interdetti, diventa l'interlocutore privilegiato dei servizi sociali, dovendo attuare le scelte sugli interventi da realizzare per conto del familiare. Alla famiglia viene affidato, dunque, il ruolo di soggetto. La responsabilità della famiglia è notevole e il suo compito non è facile, considerando anche le implicazioni psicologiche conseguenti. G. Forato ci spiega che: (4). A ciò si accompagna il senso di colpa, accentuato nel caso in cui non si sia in grado di tenere il disabile in famiglia.

G. Forato sintetizza così le modalità di rapporto della famiglia col figlio diversamente abile (5):

  • atteggiamenti di iperprotezione. Si sviluppano in relazione al rifiuto, spesso inconscio, e al conseguente senso di colpa, che si giustifica nell'iperprotezione del figlio; 
  • atteggiamenti di non sopportazione. ...la relazione con il figlio è caratterizzata da provocazioni e da richieste di prestazioni eccessive per le sue capacità. Il figlio rappresenta un ostacolo... perché impedisce la realizzazione dei genitori; 
  • atteggiamenti di rifiuto. I genitori possono assumere un atteggiamento evasivo riguardo alle attività rieducative o all'inserimento scolastico... adducendo motivi... di personale impreparazione.

Con le stesse modalità autocommiserative vengono giustificate le prolungate istituzionalizzazioni del figlio. A tali atteggiamenti da parte dei genitori ne corrispondono altri, speculari, da parte degli svantaggiati. Sono peraltro frequenti gli atteggiamenti positivi: "L'accettazione... della disabilità del congiunto e la collaborazione con gli operatori, facilita il potenziamento delle energie psichiche verso il figlio handicappato, il quale non viene più visto come un ostacolo alla propria realizzazione ma come un soggetto autonomo e portatore di diritti soggettivi." (6)

Importante è allora il ruolo dei servizi sociali nel valutare le condizioni e l'adeguatezza della famiglia e nel sostenerla, perché possa aiutare a sua volta il disabile. Vi è il rischio infatti che la famiglia senta come eccessivo il peso della responsabilità, qualora i servizi sociali non riescano a garantire al disabile le risposte adeguate ai bisogni di loro competenza. Questo in alcuni casi avviene, in quanto i servizi sono generalmente organizzati su base feriale e nell'orario lavorativo, cosicché negli altri momenti della giornata o periodi dell'anno è difficile trovare le risposte adatte ai desideri e bisogni del disabile e della famiglia (es.: gruppo di amici, gruppi ricreativi, etc.), soprattutto quando il volontariato non è presente.