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Riforme, opzioni e intelligenze multiple. La lezione pedagogica di Claparède - Conclusioni
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Conclusioni
Claparède non è un autore né di destra né di sinistra. La pedagogia ha una sua autonomia.
Le riflessioni pedagogiche di uno studioso possono piacere o non piacere, possono essere accettate o respinte, ma mai perché lo abbiamo catalogato secondo le ideologie politiche.
Una teoria pedagogica va confutata attraverso una dialettica che si pone sullo stesso livello, ponendosi la domanda: è valida o non è valida? Perché? Quali sono i punti forti e quelli deboli, quali sono le alternative?
Io credo che l’attivismo di Claparède sia ancora attuale e debba ancora essere realizzato nella nostra scuola, rimasta gentiliana. Quando sostiene che bisogna partire dagli interessi dell’allievo, non richiama la moderna concezione dell’apprendimento? Quando scrive dell’insegnante come facilitatore dell’apprendimento, non precorre una concezione attivistica dell’insegnamento?
Oggi si parla di individualizzazione dell’insegnamento, di personalizzazione: ebbene, è ancora a Claparède che ci si richiama. Per non parlare di intelligenze multiple, come dimostrato nei paragrafi precedenti.
La conclusione allora è questa: non buttiamo a mare le opzioni e l‘orario curricolare minimo obbligatorio. Riflettiamo su cosa sono oggi i saperi essenziali, i nuclei fondanti di ogni disciplina e sulla loro comunanza (o interdisciplinarietà). Non mettiamo da parte le opzioni facoltative: esse possono far sviluppare le diverse attitudini degli allievi, le loro diverse intelligenze, i loro diversi modi di apprendere. Inoltre permettono un protagonismo non astratto o formale delle famiglie nella scelta di queste opzioni.
Infine consideriamo che una “scuola su misura” ha più possibilità di incrociare la motivazione degli alunni, previene una canalizzazione precoce che deprezza chi non è dotato, ma al contrario consente a chi è svantaggiato di poter mostrare la sua intelligenza nei campi che non sono tradizionali alla scuola. Le diversità sono naturali, ignorarle è innaturale ed è fattore di disuguaglianza sociale il non considerarle, trattando tutti allo stesso modo.
Claparède ci propone la similitudine del sarto che non può far vestiti uguali per tutti, ma deve adattarli ai singoli individui. Così l’insegnante nei confronti delle intelligenze, deve tener conto delle molteplicità e diversità delle intelligenze, oltre che delle diverse modalità di apprendere di ognuno. Solo così si potrà affermare il successo formativo per tutti, che deve restare l’obiettivo primario della scuola pubblica.
Bibliografia:
Edoardo Claparède, La scuola su misura, La Nuova Italia, Firenze
Howard Gardner, Formae mentis, Feltrinelli, Milano.
Autore: Eugenio Tipaldi è laureato in filosofia ed ha sempre insegnato in scuole “di frontiera”: per sei anni presso la scuola media “Giovanni XXIII” di Sant’Antimo, in provincia di Napoli; per due anni presso la scuola media “Guarino” a San Pietro a Patierno, periferia di Napoli; per sette anni presso la scuola media “Pasquale Scura”, sita nei Quartieri Spagnoli di Napoli.
Attualmente insegna presso la scuola media “Santa Maria di Costantinopoli” di Napoli.
E’ autore di un libro di poesie: “La malattia mortale della gioventù” (Editrice Letteraria Internazionale, Ragusa 1996) e del pamphlet polemico: “Diario scolastico. le vicissitudini di un insegnante in una scuola a rischio di Napoli” (Oppure editore, Roma 2004).
copyright © Educare.it - Anno VI, Numero 2, Gennaio 2006

