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Riforme, opzioni e intelligenze multiple. La lezione pedagogica di Claparède - L'intuizione di Claparède
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L'intuizione di Claparède
Quando Bertagna ha proposto di svolgere un orario curricolare minimo valido per tutti e un orario opzionale a scelta, si è richiamato a Claparède, il famoso pedagogista della scuola di Ginevra che, insieme a Ferrière, è stato tra i fondatori della scuola attiva.
Scriveva, infatti, Edoardo Claparède nell’opera “La scuola su misura”:
Poiché non si può avere una scuola per ciascun fanciullo, o per ciascun tipo di intelligenza, il sistema che risponderà al massimo ai desiderata della scuola su misura sarà quello che permetterà ad ogni alunno di raggruppare il più liberamente possibile gli elementi favorevoli allo sviluppo delle sue attitudini particolari. Questo sistema è quello delle opzioni . In questi ultimi tempi si è cominciato ad auspicarlo da più parti. E mi sembra il regime dell’avvenire. ”
Ovviamente Claparède, essendo nato nel 1873 e morto nel 1940, non poteva sapere che Bertagna avrebbe proposto le opzioni nella riforma Moratti!
Ma esaminiamo meglio la sua proposta, che poi è stata ispiratrice della riforma attuale.
Claparède propone di diminuire l’orario comune obbligatorio per lo svolgimento minimo degli elementi o fondamenti di ciascuna disciplina (i nuclei essenziali dei saperi di Berlinguer!).
E quasi prevedendo le polemiche attuali, il Nostro diceva che ci sarebbe stata l’obiezione di trascurare la cultura generale:
La cultura generale! Ecco un altro problema interessante e alquanto confuso, che meriterebbe di essere trattato a parte(…) Il programma minimo previsto assicura l’acquisizione di quelle conoscenze comuni che devono costituire una specie di legame spirituale fra gli uomini dello stesso ambiente e della stessa generazione.
Il programma minimo comune assicura, in altre parole, il patrimonio comune di una società.
Quando Bertagna parla di personalizzazione, di piani personalizzati di studio, di valorizzazione dei talenti, è ancora a Claparède che si rifà:
Quando un sarto fa un vestito, lo adatta alla corporatura del cliente; e, se questo è grasso e piccolo, non gli fa indossare un vestito troppo stretto col pretesto che ha la larghezza, corrispondente, di regola, alla sua altezza…Al contrario, l’insegnante veste, calza, incappella tutte le menti nello stesso modo. Egli ha solo roba fatta in serie… Perché non si avrebbero per le menti, riguardi di cui si circondano il corpo, la testa, i piedi?
Lo sviluppo delle eccellenze non è altro che quello che il nostro pedagogista chiama attitudini speciali. Le opzioni cercano di far sviluppare le diverse attitudini di ciascuno.
Creiamo il più rapidamente possibile questo ambiente favorevole, che permetterà ad ognuno di dare il massimo e di espandere la sua personalità.
E non dimentichiamo che, lavorando per l’individuo, svolgendo le sue capacità, mettendo in valore le sue forze e le sue ricchezze latenti, lavoriamo anche, e forse soprattutto, per la società.
Infatti le attitudini sono diverse da individuo a individuo e qui incrociamo un altro grande pedagogista, Howard Gardner e la sua teoria delle intelligenze multiple.
Le intelligenze multiple
Scopriamo così con sorpresa che anche la teoria delle intelligenze multiple di Howard Gardner deriva da Claparède. Citiamo ancora il pedagogista della scuola di Ginevra:
La verità è che i diversi individui non sono ugualmente atti a dispiegare la loro intelligenza in questi diversi campi. L’intelligenza che è la stessa nella sua struttura profonda, un individuo non potrà applicarla se non a problemi letterari, un altro a problemi filosofici, un terzo a problemi algebrici? (…) Domandate ad Enrico Poincaré di scrivere un romanzo d’avventure: tutt’a un tratto, le sue capacità più brillanti si troveranno come paralizzate; domandate ad un Zola di mettere la sua perseveranza instancabile al servizio di un problema di trigonometria, il fallimento sarà certo.
Howard Gardner ci dice che ogni individuo è portato per una particolare forma d’intelligenza. Egli ne distingue sei: intelligenza linguistica, intelligenza musicale, intelligenza logico-matematica, intelligenza spaziale, intelligenza corporeo-cinestetica, intelligenza personale.
Per quest’ultima intende la capacità introspettiva di capire gli altri, di entrare in empatia con loro e quindi la capacità di socializzare.
Se uno è bravo in un campo, non è detto che lo sia in un altro. Non tutti sono come Leonardo da Vinci che dispiegava il suo genio in varie attività. Un alunno che va male in un campo, non è detto che fatichi anche negli altri. Abbiamo per esempio fatto esperienza tutti come insegnanti che un ragazzo carente sul piano linguistico e su quello logico-matematico, aveva invece capacità recitative o spaziali o manuali eccellenti. Ma nella scuola è valorizzata principalmente l’intelligenza linguistica e quella logico-matematica, per cui quel ragazzo è stato sicuramente respinto.
Se si fossero valorizzate le sue altre intelligenze, il nostro giudizio sarebbe stato diverso. Lo stesso ragazzo, non vedendosi giudicato solo negativamente, avrebbe forse recuperato anche nelle altre discipline.
E’ lo stesso discorso che si fa quando si distinguono gli stili cognitivi diversi: ognuno studia con un proprio metodo, chi preferisce la vista, chi l’ascolto, chi lo schema.
La scuola ha privilegiato il metodo dell’ascolto a scapito degli altri metodi. Con l’introduzione del computer le cose stanno cambiando circa i metodi: la lezione multimediale consente di utilizzare quasi tutti i sensi.
Le opzioni consentono di sviluppare le diverse attitudini e le diverse intelligenze. Scrive Gardner:
Un tentativo di trattare tutti gli individui nello stesso modo, o di trasmettere il sapere agli individui in maniere non consone ai loro modi di apprendimento preferiti, può comportare un costo troppo
grande: quando sia possibile in generale, è consigliabile escogitare metodi per valutare il profilo intellettuale dei singoli individui.
Gardner non è contro la precocizzazione di queste attitudini, anzi vede in positivo l’incalanamento degli individui sin da piccoli alle loro attitudini.
Oltre tutto, questo consente agli allievi di trovare una motivazione allo studio, la cui mancanza è la causa prima della crisi della scuola.

