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Saperi e competenze nel tempo della complessità - Conclusioni


Conclusioni

Il libro di Franco Cambi si chiude con una riflessione sui saperi e sulla trasversalità.
La condizione postmoderna, per dirla con Lyotard, ha portato allo sviluppo dei saperi e alla loro iperspecializzazione, il che è un segno della loro forza, della loro crescita, e va coltivato; ma non bisogna dimenticare l’altro aspetto che è oscurato, il fondamento costitutivo dei vari saperi.
Vi deve essere una dialettica costante fra questi due aspetti.
Dunque, tramite la metacognizione, bisogna cercare i neo-paradigmi trasversali dei saperi.
Cambi ne individua due: la narratività e la complessità.
Questi due paradigmi sono nati tra la fine degli anni Settanta e i primi anni dell’Ottanta. In Francia, in particolare, c’ è stata questa ricerca epistemo-critica, con Lyotard, Morin e Ricoeur.
“Questi paradigmi ci indicano qualcosa che sta dentro i vari saperi e li regola, li ordina, li sostiene, ma, al tempo stesso, li supera e li unifica” [12].
La frantumazione dei saperi avvenuta perché si specializzano sempre di più, porta alla necessità dialettica di un loro raccordo. A questa esigenza cerca di rispondere Morin con il principio di complessità.
“Proprio il principio di complessità si fa, a questo punto, cruciale: esso dilata la stessa nozione di spiegazione e l’apre a soluzioni diverse e più sofisticate; impone un paradigma nuovissimo che si regoli sull’incertezza, il pluralismo, la contestualizzazione, la retroazione su di sé. Oggi lo scienziato deve seguire ‘due dei’, quello della conoscenza e quello dell’etica ‘civica e umana’, e ciò è un altro elemento di complessità. E’ allora a una ‘scienza della scienza’ che va affidata l’autoriflessione e la regolamentazione dei saperi, secondo un’ ottica anche ‘ culturale, sociale e storica della scienza’ che implica la ‘ reimmissione del soggetto nella conoscenza scientifica” [13] .
Sul terreno pedagogico-educativo il principio della complessità si è imposto come richiamo antiriduzionistico, e come un fattore di interpretazione della formazione e dei suoi processi.

L’altro paradigma trasversale è quello della narratività che si richiama ad esempio all’opera di Bruner “La mente a più dimensioni” [14] e a Ricoeur.
“Il paradigma narrativo – che tesse ‘storie’ costruendo relazioni, indicando tempi e luoghi definiti, mostrando gli agenti come attori- svolge una funzione esplicativa e primaria. Non solo è alla base del mito o della fiaba, ma investe tutte le nostre capacità di esseri pensanti, poiché è il modo stesso dell’abitare, da parte nostra, quel mondo vitale in cui siamo, pensiamo, e produciamo scienza” [15] .
Ciò significa la valorizzazione dell’immaginazione nel fare scienza. Il narrare, infatti, è pensare il possibile (e l’impossibile).

La narratività quindi si pone come una nozione-ponte fra letteratura e scienza. Anche la scienza, come la letteratura, richiede la metafora, l’analogia, l’ideazione e la creatività.
Ma come si possono sperimentare questi percorsi trasversali a scuola, nei curricoli?
Cambi sostiene che si può riflettere sui saperi, sui loro fondamenti, con un aggiornamento dei docenti e un modello modulare di didattica.
Non è l’unico modello, ma sono d’accordo con lui che questa ricerca di trasversalità, di interdisciplinarietà, di metacognizione sui saperi è essenziale; e ciò se non si vuole perdere l’unità dell’essere umano e del mondo in cui l’umano è collocato, come ammonisce Morin.
Bisogna affrontare la sfida della complessità se si vuol salvare il mondo. Conoscere il complesso è più difficile, ma è l’unico modo per avere una conoscenza adeguata del mondo, per poterlo interpretare, decifrare e modificare tenendo conto della sua “sostenibilità” [16].
Ciò richiede una riforma del pensiero umano, così come Morin ha cercato di delineare nelle sue opere. Solo con una tale riforma il cittadino si può riappropriare della scienza e della conoscenza, senza delegarla agli specialisti e ai tecnici. Solo così si potrà attuare la democrazia nella sua accezione etimologica come governo del popolo, altrimenti la tecnica asservirà i cittadini.

 


Note:
[1] F. Cambi, Saperi e competenze, Laterza, Bari, 2004
[2] Ma c’è qualcuno che dice che i “piani personalizzati di studio” proposti da Bertagna siano un passo indietro rispetto alla scuola dei curricoli, riportandoci in effetti alla vecchia scuola dei programmi.
[3] F. Cambi, Saperi e competenze, p. 7
[4] op. cit., p.24
[5] op. cit., p. 38
[6] F. Cambi, Arcipelago dei saperi, Firenze, Le Monnier, 2001
[7] F. Cambi, Saperi e competenze, op. cit., p. 69
[8] op. cit., p. 71
[9] H. Kun, La struttura delle rivoluzioni scientifiche, Torino, Einaudi, 1969
[10] F. Cambi, Saperi e competenze, op. cit., p.78
[11] op. cit., p. 84
[12] op. cit., p. 5
[13] op. cit., p. 147
[14] Roma-Bari, Laterza, 1988
[15] op. cit., p. 148
[16] La sostenibilità è un concetto introdotto dagli ambientalisti. Vuol dire che il mondo deve essere modificato tenendo conto degli equilibri della natura. Vedere anche il pensiero ecologico di Bateson, a questo riguardo.


Autore: Eugenio Tipaldi è laureato in filosofia ed ha sempre insegnato in scuole “di frontiera”: per sei anni presso la scuola media “Giovanni XXIII” di Sant’Antimo, in provincia di Napoli; per due anni presso la scuola media “Guarino” a San Pietro a Patierno, periferia di Napoli; per sette anni presso la scuola media “Pasquale Scura”, sita nei Quartieri Spagnoli di Napoli.
Attualmente insegna presso la scuola media “Santa Maria di Costantinopoli” di Napoli.
E’ autore di un libro di poesie: “La malattia mortale della gioventù” (Editrice Letteraria Internazionale, Ragusa 1996) e del pamphlet polemico: “Diario scolastico. le vicissitudini di un insegnante in una scuola a rischio di Napoli” (Oppure editore, Roma 2004).


copyright © Educare.it - Anno V, Numero 7, Giugno 2005