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Saperi e competenze nel tempo della complessità - Dalla teoria alla pratica
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Dalla teoria alla pratica
Cambi va apprezzato perché capace di tradurre nella pratica scolastica concreta certi concetti di natura squisitamente teorica. Egli è stato per esempio coordinatore di un lavoro che ha visto varie scuole della Toscana impegnarsi sul progetto di un curricolo verticale dalla materna alle superiori, raccolto nel volume Arcipelago dei saperi [6]. La sua riflessione pedagogica si innesta quindi su una teoria che si confronta con la pratica degli insegnanti e che da essa ritorna alla teoria.
Nel testo che stiamo esaminando, si danno ad esempio indicazioni sui saperi storico-linguistico-letterari, sui saperi scientifici e sui saperi estetici e sui saperi riflessivi.
Il compito primario della scuola di base, dalla scuola dell’infanzia e primaria alla scuola secondaria di primo grado per dirla alla Moratti, è di far crescere il linguaggio e di riflettere su di esso: la presa di coscienza del passaggio dall’oralità alla scrittura e all’informatica, l’identificazione dei vari registri linguistici, in modo da realizzare sia uno studio grammaticale del linguaggio sia uno studio di tipo letterario e poi storico-letterario.
Lo stesso vale per le lingue straniere.
In questo senso il testo diventa centrale per il lavoro linguistico-letterario e per il suo insegnamento.
Per testo Cambi intende ”uno scritto unitario, dotato di forma, legato a una tradizione espressiva/ comunicativa, costruito spesso come un ‘palinsesto’, che accoglie e maschera o riusa altri testi, aperto a molteplici letture e alla dialettica delle interpretazioni, contestualizzabile e contestualizzato per essere compreso nella sua integrità...” [7].
Il testo, centrale anche alle superiori, va letto a più livelli: linguistico, storico, espressivo, formale, di contenuto, ecc.
Ma lavorare sul testo vuol dire un mutamento della didattica tradizionale che si basava sul solo approccio grammaticale-sintattico e storico-letterario. Dall’ esposizione dell’insegnante in cattedra basata sul manuale, si richiede il passaggio dalla cattedra ai banchi, un lavoro di triangolazione fra testo/allievi/insegnante, tutti coinvolti in un lavoro filologico –strutturale sia interpretativo-ermeneutico.
Quindi nella pratica scolastica” partire dal testo” significa:
“1) Far arretrare i manuali. 2) Risalire da scritture di testi a letture di testi. 3) Dar corpo al gioco complesso dell’analisi e dell’interpretazione. 5) Attivare una didattica testuale con laboratori sul testo, rivolti alla costruzione di testi e/o ipertesti, anche multimediali. 6)Coltivare la fruizione dei testi, in modo che di essi si compia una interiorizzazione” [8].
Sullo sfondo delle lingue e delle letterature, si colloca la storia che è un sapere con le sue regole, i suoi metodi e le sue pratiche di regolamentazione e di riflessione (storiografia).
Per quanto riguarda i saperi scientifici, l’autore valuta che essi sono ancora presenti nella scuola
secondo un modello normalizzato, linearizzato, elementarizzato e quindi dogmatico. Sono i saperi che si codificano nei manuali e che espongono il corpo delle teorie che si ritengono valide in quel momento, per dirla con Kuhn [9].
Il lavoro scientifico è contrassegnato da un pluralismo di modelli e di paradigmi, da un confronto-scontro: non c’è un Metodo in assoluto, ma tanti metodi. La scienza procede per congetture e confutazioni, per prove ed errori. E poi bisogna considerare anche un secondo aspetto: la scienza non è un’isola, è immersa nella società a cui appartiene, è quindi un sapere contestualizzato che ha i suoi legami con altri saperi e il cui uso può essere politico, sociale e ideologico.
La scuola non può ignorare tutto questo, veicolando saperi ”morti” rispetto a quelli “vivi”.
Occorre, perciò, “problematizzare la scienza e farla uscire dalle posizioni di aseità e di dogmatismo (implicito spesso) che la caratterizzano nella scuola e nei manuali, e non a caso.” [10]
Accanto alla scienza “normale”, occorre far vedere la scienza dei laboratori, dei centri di ricerca, dell’università, che percorrono strade non dogmatiche.
E poi va considerato che le scienze umane sono le grandi assenti dalla scuola italiana, specie nella scuola secondaria, per l’egemonia ancora forte dell’idealismo di Gentile. Bisogna mettere in connessione dunque scienze umane e scienze della natura:
“Da più parti si parla – anche ormai- di ‘nuova sintesi’, e di una sintesi già in atto su molti fronti: una sintesi che pone proprio al centro alcuni dispositivi formali comuni, i quali permettono una rilettura sinergica e parallela dei due tipi di scienze (come il dispositivo –complessità su cui hanno insistito Prigogine e Morin e molti altri).Ma anche qui, è la riflessività epistemologica a coordinare la sintesi nuova, che non è fusione bensì convergenza funzionale su dispositivi trasversali.” [11]
I saperi estetici, tra cui vanno compresi anche quelli letterari con la loro valenza narrativa ed espressiva, vanno oltre il reale e ci insegnano a pensare ciò che non c’è.
La musica nel curricolo scolastico italiano è marginale, perché su di essa grava il pregiudizio che ne sottolinea lo specialismo tecnico e quindi la confina ai Conservatori.
L’arte (pittura, scultura, architettura) non è stata marginale, ma è stata insegnata in modo non tecnico, bensì storico-letterario.
A partire dalla scuola di base, infantile ed ex elementare, bisogna dare spazio al gioco, all’attività di produzione fantastica, alla narrazione di storie inventate, al gusto espressivo, alla creatività in sostanza.
Anche se bisogna dire che nella scuola primaria questo già c’è, è nella scuola secondaria che manca a causa dell’eccessivo disciplinarismo, per cui l’arte diventa storia dell’arte e non ha nulla a che fare con la creatività dell’allievo.
Nel discorso che pone come essenziale la riflessività, un ruolo decisivo lo ha la filosofia, ma anche qui non intesa solamente come storia della filosofia, altrimenti diventa uno specialismo tra gli altri e non il fondamento dei saperi.
Ciò significa “fare filosofia in classe”, porre problemi, problematizzare il testo filosofico, superando sia la lezione frontale sia il manuale.

