- Categoria: Ricerche a scuola
Correlazioni fra comportamenti devianti ed abbandono scolastico - Autostima, Like Skills e Tempo Libero
Article Index
Autostima, Like Skills e Tempo Libero
Le caratteristiche di personalità sembrano influire notevolmente sul sottogruppo dei soggetti fortemente e moderatamente a rischio del nostro campione, ed evidenziano una marcata sfiducia riguardo le proprie capacità sia scolastiche, che di “gestione della vita quotidiana”.
Nel questionario vi erano alcuni items relativi alla propria capacità di fronteggiare i problemi scolastici ed extrascolastici.
Rispetto ai coetanei non a rischio, è stata evidenziata nei soggetti a rischio, una bassa stima della propria capacità di controllo sugli eventi che avvengono all’interno della scuola (compiti in classe, interrogazioni, ricerche, attività sportive e ricreative in genere) e quelli che avvengono al di fuori (amicizie, sport, attività ricreative).
Peculiare dei ragazzi con bassa autostima ed alta presenza di comportamenti a rischio, se paragonata a quella dei coetanei ancora in formazione, è la quasi totale assenza di progettualità: il tempo libero viene dedicato ad attività dispersive, realizzate tassativamente al di fuori dalle mura domestiche eludendo consciamente qualsiasi controllo genitoriale.
Uscire con gli amici e l’uso di internet fuori casa (internet point, alcune volte in sala giochi) e la sala giochi sono i passatempi preferiti dei 91 soggetti con comportamenti a rischio.
Abbiamo infine riscontrato che i soggetti con una scarsa progettualità nel tempo libero dimostravano anche una scarsa partecipazione alle attività scolastiche o una discontinuità nelle presenze [13].
Conclusioni
Nel nostro studio, ed in accordo con precedenti lavori, paiono essere principalmente i maschi i soggetti maggiormente coinvolti nel problema del comportamento deviante. Questi, soprattutto nella fascia dai 17-19 anni seguiti dai 14-16 anni, hanno anche mostrato un marcato desiderio di interrompere gli studi oppure hanno già attuato questa scelta. Ciò risulta ancora più evidente in coloro che hanno frequentato o attualmente frequentano gli Istituti professionali o tecnici.
Nel sottogruppo di soggetti con moderati o elevati comportamenti a rischio, è emersa una scarsa stima di sé ed un senso di incapacità che pare "congelare" le capacità di risoluzione dei problemi.
Ricordiamo che la scuola pone dinanzi ai giovani sempre delle sfide/problemi (non solo organizzativi) che devono via via essere superati per superare ogni quadrimestre ed ogni anno sino al diploma finale.
Il tempo libero dei soggetti a rischio è risultato improntato ad incontri fuori casa con gli amici in sala giochi o "senza meta".
Anche ad una rapida rilettura dei dati sin qui evidenziati appare evidente la necessità per gli operatori di offrire alternative valide e condivisibili dai giovani alla possibilità di abbandonare il "sistema scuola" prima del tempo.
La parola chiave in merito a questa problematica dovrebbe essere "inclusione".
Non è solo il "rimanere a scuola" ad essere vitale, ma lo sviluppo di inclusione nel gruppo scuola e nel gruppo classe, con azioni sinergiche sia nella scuola che a livello extrascolastico atte a stimolare comportamenti di prosocialità in un clima stabile di qualitativi rapporti interpersonali.
Il ragazzo che percepisce una esclusione sia dal mondo scolastico che da quello dei pari in formazione, attuerà condotte "di compenso", e non tutte potrebbero rivelarsi salutari o valide.
Un miglioramento delle cosiddette life skills [14] o abilità di gestire gli eventi che faranno parte della vita del giovane [15] con un'educazione alla gestione e risoluzione dei problemi stimolando le competenze relazionali, la critica obiettiva e la progettualita' individuale dovranno far parte delle materie in classe sin dai primi anni scolastici.
Curioso notare come in una recente ricerca attuata nel nostro Paese, sebbene condotta in un ristretto campione (500 soggetti su 3250 contatti) [16] le competenze umanistiche, e quindi anche quelle di analisi e critica obiettiva sono all'ultimo posto, rispetto a quelle matematico-scientifico o tecnico-professionali ritenute valide per ottenere un lavoro.
Sembra quindi logico uno scarso interesse a "coltivare" nel contesto scolastico competenze ritenute ormai prive di senso dai giovani ma importanti per "l'adulto che verrà"
Gli anni di transizione fra i gradi scolastici mettono a dura prova i ragazzi ed è qui che si dovrebbe maggiormente inscrivere l'interesse degli operatori [17].
Il passaggio dalla scuola media inferiore a quella superiore e dal terzo al quarto anno di scuola media superiore sono quelli che abbiamo rilevato più degni di attenzione per il futuro.
I ragazzi che abbandonano sono ragazzi che lamentano una sofferenza, che abbiamo definito come "sofferenza scolastica". Essa è data dal divario tra i ragazzi ed i loro docenti, tra gli studenti e le loro materie, vale a dire i saperi minimi indispensabili e le "regole" ed orari della scuola e del mondo degli adulti in genere.
I fattori che ci permettono di connettere, nel campione rilevato, comportamenti devianti e abbandono scolastico vanno infatti dallo scarso rendimento o dalla difficoltà di apprendimento\inserimento sin dai primi anni scolastici alla scarsa se non assente progettualità nel tempo libero ed individuale unita ad una limitata partecipazione alle attività svolte all'interno della scuola.
Alcuni precedenti lavori hanno valutato anche le abilità verbali, riscontrando abilità deboli in soggetti devianti. Non ci è stato possibile rilevarlo ed è questo uno dei limiti di questa ricerca dato che questo "minus", nei soggetti devianti non consente loro di comunicare correttamente ed inficia la capacità di esprimere sé stessi.
Si rendono necessari pertanto parametri atti a valutare il particolare "disagio scolastico" che sottende alla devianza. La scuola non deve avere paura di avere un voto e deve costruire indicatori, qualitativi e quantitativi comuni per una lettura rapida e precisa di essi. E' importante che tali informazioni vengano diffuse prontamente alle Istituzioni scolastiche interessate al fine di sviluppare politiche di prevenzione di recupero degli alunni dispersi.
Appare quindi necessario, come rilevato anche da altri studiosi, non solo valorizzare e potenziare i cosiddetti 'fattori protettivi' all'interno della comunità scolastica, ma creare sinergie d'intervento fra operatori scolastici e giuridici aumentando la consapevolezza delle correlazioni del fenomeno [18].
E' opinione personale di chi scrive che si rende impellente ed essenziale un attento monitoraggio del sistema formativo, che deve necessariamente essere contestualizzato anche in ottiche professionalizzanti e responsabilizzanti. Ciò è possibile attraverso l'istituzione di politiche orientate a circoscrivere principalmente la dispersione, ma al tempo stesso,anche a recuperare gli alunni già dispersi. Bullismo, abuso di alcol e di stupefacenti ed altri comportamenti devianti sono solo la punta dell'iceberg che nasconde un disagio sociale meno visibile e che risulta essere terreno fertile per il fenomeno della dispersione scolastica e della microcriminalità.
E' vitale quindi motivare e stimolare i nostri giovani, valutando insieme a loro le cause che spingono a scegliere come "strategia migliore" quella di allontanarsi per sempre dalla scuola e non farvi più ritorno.
[1] Una sintesi ed integrazione di questo lavoro è stata presentata durante la conferenza di Nisida (NA) “Abbandono scolastico: incidenza sulla devianza minorile”- 8 ottobre 2007-
[2] Besozzi E. Elementi di sociologia dell'educazione Carocci, 1993
[3] Ministero della Pubblica Istruzione Direzione Generale Studi e Programmazione Ufficio di statistica La dispersione scolastica: indicatori di base per l’analisi del fenomeno
[4] Chiamato anche “benchmark”
[5] La dispersione scolastica e il successo formativo: analisi di un fenomeno- http://www.scuolaer.it
[7] Sette questionari sono stati esclusi dalla ricerca perché incompleti o non leggibili
[8] Definibile anche come bullismo
[9] In questo lavoro verranno omessi per ragioni di brevità i dati che saranno trattati a parte relativi ai comportamenti alimentari ed all’immagine corporea
[10] Classificati come “moderatamente a rischio”
[11] Nel questionario le domande erano: "Tali comportamenti avvengono o sono avvenuti di rado oppure frequentemente?"; "Li hai interrotti oppure li attui ancora?"
[12] Cattelino E. (1999), Adolescenti tra rischio e benessere, il ruolo della scuola”, L’Ecole Valdòtaine, 43
[13] Era presente nel questionario una domanda che chiedeva quali erano le modalità con il quale hanno interrotto gli studi: immediatamente-dopo alcune assenze-dopo numerosi ritardi e molte assenze-alla bocciatura.
[14] Il termine Life Skills si riferisce ad un insieme di abilità personali e relazionali che servono per governare i rapporti con il resto del mondo e per affrontare positivamente la vita quotidiana, si tratta di competenze sociali e relazionali che permettono ai ragazzi di affrontare in modo efficace le esigenze della vita quotidiana, rapportandosi con fiducia a se stessi, agli altri e alla comunità.
[15] Boda G., Life skill e peer education. Strategie per l'efficacia personale e collettiva, La Nuova Italia, Milano, 2001. Marmocchi P., Dall'Aglio C., Tannini M., Educare le Life Skills Come promuovere le abilità psicosociali e affettive secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, Erickson, Trento, 2004.
[16] SWG- Dipartimento Analisi dell' Opinione Pubblica- Indagine sulla qualità dell'insegnamento scolastico in Italia. Novembre 2007
[17] Oh W, Rubin KH, Bowker JC., Booth-Laforce C., Rose-Krasnor L., Laursen B., Trajectories of Social Withdrawal from Middle Childhood to Early Adolescence, J Abnorm Child Psychol., 2008 Jan 10.
[18] Giorgi R., Vallarlo L., Fallimento scolastico, fallimento sociale: riflessioni critiche su dispersione scolastica e devianza. Associazione Italiana di Psicologia Giuridica. Newsletter n° 6 Luglio - Settembre 2001
Autori: Emanuel Mian, psicologo perfezionato in diagnosi e trattamento dei disturbi del comportamento alimentare. Giudice Onorario della Corte d'Appello sez. Minori delTribunale di Trieste. Presidente dell' Istituto di Ricerca Internazionale sul Disagio e la Salute nell'Adolescenza (IRIDSA) Responsabile di numerosi progetti di ricerca e prevenzione sui disturbi del comportamento alimentare, sull'abbandono scolastico e sull'uso delle nuove tecnologie nell'apprendimento. Membro di Auxilia Onlus per la tutela dei soggetti deboli con il protocollo d''intesa con il Ministero della Giustizia stipulato con il Dipartimento Giustizia Minorile e con il Ministero degli Interni stipulato con il Dipartimento Immigrazione Collaboratore di redazione di SocialNews mensile di informazione sociale scelto dal Ministero della Giustizia per diffondere le attività del Dipartimento Giustizia Minorile.
Massimiliano Fanni Canelles, dirigente Medico Specializzato in Medicina Interna e in Nefrologia di ruolo presso l''unità operativa di Nefrologia e Dialisi dell' Azienda Sanitaria n° 4 Medio Friuli. Presidente del Comitato Italiano Mielina per la ricerca neurologica e delle malattie demielinizzanti. Direttore della rivista mensile SocialNews specializzata nelle tematiche sociali relative all''infanzia e all'adolescenza, scelta dal Ministero della Giustizia per diffondere le attività del Dipartimento Giustizia Minorile Vicepresidente di Auxilia Onlus per la tutela dei soggetti deboli con il protocollo d'intesa con il Ministero della Giustizia stipulato con il Dipartimento Giustizia Minorile e con il Ministero degli Interni stipulato con il Dipartimento Immigrazione.
copyright © Educare.it - Anno VIII, Numero 8, Luglio 2008
CONCLUSIONI
Nel nostro studio, ed in accordo con precedenti lavori, paiono essere principalmente i maschi i soggetti maggiormente coinvolti nel problema del comportamento deviante. Questi, soprattutto nella fascia dai 17\19 anni seguiti dai 14\16 anni, hanno anche mostrato un marcato desiderio di interrompere gli studi oppure hanno già attuato questa scelta. Ciò risulta ancora più evidente in coloro che hanno frequentato o attualmente frequentano gli Istituti professionali o tecnici.
Nel sottogruppo di soggetti con moderati o elevati comportamenti a rischio, è emersa una scarsa stima di sé ed un senso di incapacità che pare “congelare” le capacità di risoluzione dei problemi.
Ricordiamo che la scuola pone dinanzi ai giovani sempre delle sfide/problemi (non solo organizzativi) che devono via via essere superati per superare ogni quadrimestre ed ogni anno sino al diploma finale.
Il tempo libero dei soggetti a rischio è risultato improntato ad incontri fuori casa con gli amici in sala giochi o “senza meta”.
Anche ad una rapida rilettura dei dati sin qui evidenziati appare evidente la necessità per gli operatori di offrire alternative valide e condivisibili dai giovani alla possibilità di abbandonare il “sistema scuola” prima del tempo.
La parola chiave in merito a questa problematica dovrebbe essere “inclusione”.
Non è solo il “rimanere a scuola” ad essere vitale, ma lo sviluppo di inclusione nel gruppo scuola e nel gruppo classe, con azioni sinergiche sia nella scuola che a livello extrascolastico atte a stimolare comportamenti di prosocialità in un clima stabile di qualitativi rapporti interpersonali.
Il ragazzo che percepisce una esclusione sia dal mondo scolastico che da quello dei pari in formazione, attuerà condotte “di compenso”, e non tutte potrebbero rivelarsi salutari o valide.
Un miglioramento delle cosiddette “life skills” [14] o abilità di gestire gli eventi che faranno parte della vita del giovane [15] con un’educazione alla gestione e risoluzione dei problemi stimolando le competenze relazionali, la critica obiettiva e la progettualita’ individuale dovranno far parte delle materie in classe sin dai primi anni scolastici.
Curioso notare come in una recente ricerca attuata nel nostro Paese, sebbene condotta in un ristretto campione (500 soggetti su 3250 contatti) [16] le competenze umanistiche, e quindi anche quelle di analisi e critica obiettiva sono all’ultimo posto, rispetto a quelle matematico-scientifico o tecnico-professionali ritenute valide per ottenere un lavoro.
Sembra quindi logico uno scarso interesse a “coltivare” nel contesto scolastico competenze ritenute ormai prive di senso dai giovani ma importanti per “l’adulto che verrà”
Gli anni di transizione fra i gradi scolastici mettono a dura prova i ragazzi ed è qui che si dovrebbe maggiormente inscrivere l’interesse degli operatori [17].
Il passaggio dalla scuola media inferiore a quella superiore e dal terzo al quarto anno di scuola media superiore sono quelli che abbiamo rilevato più degni di attenzione per il futuro.
I ragazzi che abbandonano sono ragazzi che lamentano una sofferenza, che abbiamo definito come “sofferenza scolastica”. Essa è data dal divario tra i ragazzi ed i loro docenti, tra gli studenti e le loro materie, vale a dire i saperi minimi indispensabili e le “regole” ed orari della scuola e del mondo degli adulti in genere.
I fattori che ci permettono di connettere, nel campione rilevato, comportamenti devianti e abbandono scolastico vanno infatti dallo scarso rendimento o dalla difficoltà di apprendimento\inserimento sin dai primi anni scolastici alla scarsa se non assente progettualità nel tempo libero ed individuale unita ad una limitata partecipazione alle attività svolte all’interno della scuola.
Alcuni precedenti lavori hanno valutato anche le abilità verbali, riscontrando abilità deboli in soggetti devianti. Non ci è stato possibile rilevarlo ed è questo uno dei limiti di questa ricerca dato che questo “minus”, nei soggetti devianti non consente loro di comunicare correttamente ed inficia la capacità di esprimere sé stessi.
Si rendono necessari pertanto parametri atti a valutare il particolare “disagio scolastico” che sottende alla devianza. La scuola non deve avere paura di avere un voto e deve costruire indicatori, qualitativi e quantitativi comuni per una lettura rapida e precisa di essi. E’ importante che tali informazioni vengano diffuse prontamente alle Istituzioni scolastiche interessate al fine di sviluppare politiche di prevenzione di recupero degli alunni dispersi.
Appare quindi necessario, come rilevato anche da altri studiosi, non solo valorizzare e potenziare i cosiddetti ‘fattori protettivi’ all’interno della comunità scolastica, ma creare sinergie d’intervento fra operatori scolastici e giuridici aumentando la consapevolezza delle correlazioni del fenomeno [18].
E’ opinione personale di chi scrive che si rende impellente ed essenziale un attento monitoraggio del sistema formativo, che deve necessariamente essere contestualizzato anche in ottiche professionalizzanti e responsabilizzanti. Ciò è possibile attraverso l’istituzione di politiche orientate a circoscrivere principalmente la dispersione, ma al tempo stesso,anche a recuperare gli alunni già dispersi. Bullismo, abuso di alcol e di stupefacenti ed altri comportamenti devianti sono solo la punta dell’iceberg che nasconde un disagio sociale meno visibile e che risulta essere terreno fertile per il fenomeno della dispersione scolastica e della microcriminalità.
E’ vitale quindi motivare e stimolare i nostri giovani, valutando insieme a loro le cause che spingono a scegliere come “strategia migliore” quella di allontanarsi per sempre dalla scuola e non farvi più ritorno.
Note:
[14] Il termine Life Skills si riferisce ad un insieme di abilità personali e relazionali che servono per governare i rapporti con il resto del mondo e per affrontare positivamente la vita quotidiana, si tratta di competenze sociali e relazionali che permettono ai ragazzi di affrontare in modo efficace le esigenze della vita quotidiana, rapportandosi con fiducia a se stessi, agli altri e alla comunità.
[15] Boda G., Life skill e peer education. Strategie per l'efficacia personale e collettiva, La Nuova Italia,Milano 2001
Marmocchi P., Dall'Aglio C., Tannini M. Educare le Life Skills Come promuovere le abilità psicosociali e affettive secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, Erickson, Trento 2004
[16] SWG- Dipartimento Analisi dell’ Opinione Pubblica- Indagine sulla qualità dell’insegnamento scolastico in Italia. Novembre 2007
[17] Oh W, Rubin KH, Bowker JC, Booth-Laforce C, Rose-Krasnor L, Laursen B. Trajectories of Social Withdrawal from Middle Childhood to Early Adolescence. J Abnorm Child Psychol. 2008 Jan 10
[18] Giorgi R., Vallarlo L. Fallimento scolastico, fallimento sociale: riflessioni critiche su dispersione scolastica e devianza. Associazione Italiana di Psicologia Giuridica. Newsletter n° 6 Luglio - Settembre 2001
Massimiliano Fanni Canelles, dirigente Medico Specializzato in Medicina Interna e in Nefrologia di ruolo presso l'’unità operativa di Nefrologia e Dialisi dell’ Azienda Sanitaria n° 4 Medio Friuli. Presidente del Comitato Italiano Mielina per la ricerca neurologica e delle malattie demielinizzanti. Direttore della rivista mensile SocialNews specializzata nelle tematiche sociali relative all’'infanzia e all'adolescenza, scelta dal Ministero della Giustizia per diffondere le attività del Dipartimento Giustizia Minorile Vicepresidente di Auxilia Onlus per la tutela dei soggetti deboli con il protocollo d’intesa con il Ministero della Giustizia stipulato con il Dipartimento Giustizia Minorile e con il Ministero degli Interni stipulato con il Dipartimento Immigrazione.

