- Categoria: Ricerche a scuola
Correlazioni fra comportamenti devianti ed abbandono scolastico
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Per abbandono scolastico o “dispersione scolastica” intendiamo l’anomalia dei processi di formazione che è determinata dall’effetto dei soggetti che abbandonano il percorso scolastico e dall’insufficiente capacità del sistema scolastico di rispondere con un’adeguata offerta ai bisogni della popolazione in formazione. La dispersione non si identifica unicamente con l’abbandono, ma riunisce in sé un insieme di fenomeni quali: irregolarità nelle frequenze, continui ritardi, mancate ammissioni agli anni successivi, ripetizioni ed interruzioni che possono sfociare nell’uscita anticipata dei ragazzi dal sistema scolastico.
Il fenomeno dell’abbandono scolastico precoce (drop out) coinvolge inoltre ampie fasce della popolazione e comporta una grave carenza delle competenze di base e delle qualifiche essenziali per una piena partecipazione nella società [2].
L’abbandono scolastico è una problematica multiforme e multi- dimensionale, avendo come fattori in gioco il singolo, il singolo nel gruppo dei pari e nel mondo del lavoro e le Istituzioni, che agiscono tenendo o meno conto di variabili di tipo economico, giuridico, sociale e culturale.
Non stupisce quindi quanto il fenomeno della dispersione scolastica sia da diversi anni al centro dell’attenzione sia della ricerca scolastica, che degli operatori impegnati sul campo.
La prima mira ad individuarne tassi di crescita e possibili cause, i secondi sono impegnati a limitarne l’aumento o quantomeno a mantenere i livelli entro limiti accettabili.
Nonostante questo costante impegno, la mortalità scolastica in Italia ha dimensioni rilevanti se paragonato ai Paesi membri della Comunità Europea e dell’area OCSE [3].
La Conferenza di Lisbona ha infatti individuato nella riduzione della dispersione uno dei cinque riferimenti [4] che i Paesi membri dovranno raggiungere nel campo dell’istruzione entro il 2010.
L’indice si traduce con la quota di giovani (18-24enni) che hanno conseguito un titolo di studio al massimo ISCED 2 (scuola secondaria di primo grado) e che non partecipano ad attività di educazione/formazione rispetto ai giovani di età 18-24 anni” (early school leavers).
L’obiettivo al 2010 è quello di ridurre la quota degli early school leavers al 10%.
Diversamente dalla chiave di lettura nazionale, che solitamente circoscrive il fenomeno agli anni di età scolare, l’indicatore europeo, essendo riferito ai 18-24enni, quantifica l’interruzione precoce degli studi sia di tipo scolastico sia formativo della popolazione ormai fuori dal sistema.
Non sono sufficienti politiche tese ad assicurare la possibilità ad ogni minore di intraprendere e compiere con successo un percorso di formazione, ma la certezza che questi cammini termineranno con successo al fine di ottenere competenze e attestazioni spendibili sul mercato del lavoro che permetta all’individuo la propria realizzazione personale.
Attraverso la riforma attuata dalla legge n. 144 del 1999 prima, e in seguito dalla n.53 del 2003, è stato possibile costruire percorsi alternativi per coloro in età di obbligo formativo dove, oltre all’istruzione vi è la possibilità di una formazione professionale e di un apprendistato in azienda.
La maggiore permanenza degli alunni nella formazione di base significa quindi progettare e realizzare adeguate attività di orientamento e di consolidamento delle scelte, personalizzare gli interventi educativi, porre le basi per realizzare un più equilibrato rapporto tra scuola, formazione e lavoro.
La dispersione quindi incrocia diversi enti formativi, dalla scuola alla formazione professionale fino al lavoro.
Una raccolta di dati che permetta valutazioni e proposte concrete richiede un’integrazione delle varie fonti amministrative e una loro utilizzazione adattata ed adattabile che, allo stato attuale, risulta ancora di ardua attuazione nel nostro paese [5].
Quali fossero le motivazioni di tale fenomeno e quali le strategie da adottare per le Istituzioni al fine di diminuirne la portata sono state le nostre domande principali.
Ci siamo poi chiesti se fossero presenti alcuni fattori che predisponessero coloro che abbandonano prematuramente la formazione e se vi sia un legame di tali elementi con comportamenti devianti.
La devianza rappresenta un comportamento che si allontana in modo più o meno pronunciato dai modelli sociali dominanti. Ci interessa principalmente la visione psico-sociologica di tale fenomeno in cui per devianza intendiamo un carattere di pericolosità nei confronti del sistema sociale dato da azioni che desiderano essere di contrasto alle norme e comportamenti che possono ledere la propria e l’altrui incolumità.
Questo studio intende fornire un quadro attuale del fenomeno dell’abbandono scolastico, con il desiderio di porre il doveroso accento sui progetti comunitari e del nostro Paese che si battono per ridurre tale problema.
Inoltre, uno scopo ulteriore di questo lavoro è la discussione dei dati relativi ad una indagine attuata nel 2007 sul territorio del Friuli Venezia Giulia da parte dell’Istituto di Ricerca Internazionale sul Disagio e la Salute nell’Adolescenza (IRIDSA).
In tale ricerca sono stati individuati alcuni “early school leavers” ed è possibile tracciarne un profilo basandosi su una analisi fattoriale.
Ai fini di approntare valide strategie preventive e di sensibilizzazione è necessario avere ben chiaro il quadro delle motivazioni, attitudini e comportamenti che sottendono alla scelta, e talvolta alla necessità, di abbandonare la scuola prematuramente.
Intendiamo quindi contribuire ad inquadrare la dispersione scolastica dal punto di vista psicologico, antropologico e dell’ educazione scolastica.
Metodologia di indagine
Nell’ambito di una ricerca svolta dall’IRIDSA sul territorio del Friuli Venezia Giulia nel 2007 sono stati raccolti dati da 337 [7] questionari somministrati a giovani provenienti dalle due province di Trieste e Udine.
I questionari vertevano ad individuare il grado di scolarità sino a quel momento raggiunto o l’anno di interruzione e le motivazioni di ciò in giovani dai 14 ai 22 anni.
Inoltre, alcune domande chiedevano informazioni riguardanti le abitudini quotidiane, il grado di autostima, il comportamento prosociale e antisociale , i network di amicizie, ed alcuni comportamento a rischio per la propria e l’altrui incolumità.
I comportamenti che i soggetti, in maniera totalmente anonima potevano elencare andavano dall’uso di sostanze (alcool, sostanze psicoattive) , alla guida di veicoli sotto l’effetto di tali sostanze, agli atti di teppismo scolastico [8] ed extrascolastico, ed ai reati contro il patrimonio e la persona (aggressione, furto, vandalismo etc).
Alcune domande vertevano sulla progettualità individuale e le abitudini extra-scolastiche, includendo ad esempio notizie sulle modalità dei giovani di trascorrere il proprio tempo libero, sulle attese per il proprio futuro e sulla percezione dello stress.
I colloqui e la somministrazione dei questionari è stata sempre gestita con la supervisione e presenza in loco di uno psicologo.
Risultati [9]
Il campione consta di 337 soggetti di cui 136 (40%) femmine e 201 (60%) maschi, l’età media è di 17,8 anni con una deviazione standard di circa +\- 2.8.
I soggetti ancora frequentanti una scuola sono 217 (61%) con una quasi equa distribuzione fra licei con 78 unità, istituti professionali e tecnici con 63 unità e istituti d’arte con 66 unità. Il 39% del campione (130 unità) ha interrotto o terminato gli studi (diploma di maturità= 31 soggetti) permettendoci quindi di attestare su 99 unità (29%) i ragazzi gia’ vittime della dispersione scolastica.
Sono stati rilevati in 197 (58%) soggetti, alcuni comportamenti che vanno dall’uso di sostanze a veri e propri atti illegali quali l’uso di droghe, gli atti di vandalismo ed i furti.
Ai fini di una valutazione più obiettiva dei 197 soggetti, essi sono stati ulteriormente riclassificati in due sottogruppi per definire comportamenti a rischio devianza o fortemente devianti.
Sono stati quindi esclusi 106 questionari dal gruppo dei 197, in virtù della natura episodica e saltuaria di tali comportamenti ai fini di non avere falsi positivi.
Comportamenti fortemente a rischio sono stati riscontrati in 23 (7%) questionari raccolti, mentre azioni meno rischiose [10] sono state rilevate in circa 67 (20%) questionari.
Dei 91(27%) questionari in cui i giovani hanno indicato comportamenti classificabili come rischiosi (uso di sostanze, guida pericolosa, atti di bullismo violento verbalmente e fisicamente, problemi con le forze dell’ordine) quindi il 75% è moderatamente a rischio mentre il 25% è fortemente a rischio.
I fattori che hanno inciso su tale ulteriore diversificazione, hanno compreso l’iterazione e la continuazione di tali comportamenti [11] e la compresenza di più di due comportamenti considerati a rischio (ad esempio uso di alcool e\o sostanze e guida pericolosa, oppure uso di alcool e\o sostanze e teppismo scolastico etc).
Il sottogruppo quindi dei soggetti a rischio ha evidenziato una partecipazione molto più cospicua di maschi rispetto alle femmine in azioni pericolose. Il 34% (31 soggetti) è rappresentato dal sesso femminile, mentre il 64% (60 soggetti) dimostra come, per quanto concerne il nostro campione ed in concordanza con precedenti lavori [12], i maschi siano maggiormente coinvolti in comportamenti classificabili come rischiosi.
Per quanto riguarda l’età dei soggetti a rischio si nota una percentuale maggiore nel range 17-19 anni con un 68% (62 unità) di presenza seguita da un 21% (19 unità) con 14-16 anni.
Questo dato è preoccupante in quanto i comportamenti che risultano pericolosi ed in molti casi fortemente devianti, avvengono in una fascia d’età molto importante per lo sviluppo degli adulti di domani.
Abbiamo poi chiesto se avessero già abbandonato la scuola e la risposta, nel campione sempre dei soggetti classificati a rischio, ci ha dato un quadro con 62 unità (68%) già uscite dal sistema scolastico. Solo 2 di esse per aver terminato gli studi ed essersi diplomati, le altre per aver abbandonato gli studi.
Questo risultato ci permette di guardare con preoccupazione all’abbandono scolastico dato che questo risultato, se confrontato con quello del campione totale (337 unità di cui il 29% fuori dal sistema scuola) ci rammenta che due terzi dei “dispersi” nella scuola, fa parte del sottogruppo a rischio o deviante.
Più nel dettaglio, dei 99 dispersi il 63%, oltre due terzi, fa parte del gruppo con comportamenti pericolosi per sé e gli altri.
Dai risultati del nostro campione, gli anni di transizione (il primo ed il terzo) sono quelli più a rischio, con il 47% di bocciature o interruzioni al primo anno ed il 22% nel terzo anno. Negli istituti professionali e tecnici ed in quelli artistici, il terzo anno solitamente coincide con un cambio di indirizzo per specializzare la propria scelta iniziale.
Autostima, Like Skills e Tempo Libero
Le caratteristiche di personalità sembrano influire notevolmente sul sottogruppo dei soggetti fortemente e moderatamente a rischio del nostro campione, ed evidenziano una marcata sfiducia riguardo le proprie capacità sia scolastiche, che di “gestione della vita quotidiana”.
Nel questionario vi erano alcuni items relativi alla propria capacità di fronteggiare i problemi scolastici ed extrascolastici.
Rispetto ai coetanei non a rischio, è stata evidenziata nei soggetti a rischio, una bassa stima della propria capacità di controllo sugli eventi che avvengono all’interno della scuola (compiti in classe, interrogazioni, ricerche, attività sportive e ricreative in genere) e quelli che avvengono al di fuori (amicizie, sport, attività ricreative).
Peculiare dei ragazzi con bassa autostima ed alta presenza di comportamenti a rischio, se paragonata a quella dei coetanei ancora in formazione, è la quasi totale assenza di progettualità: il tempo libero viene dedicato ad attività dispersive, realizzate tassativamente al di fuori dalle mura domestiche eludendo consciamente qualsiasi controllo genitoriale.
Uscire con gli amici e l’uso di internet fuori casa (internet point, alcune volte in sala giochi) e la sala giochi sono i passatempi preferiti dei 91 soggetti con comportamenti a rischio.
Abbiamo infine riscontrato che i soggetti con una scarsa progettualità nel tempo libero dimostravano anche una scarsa partecipazione alle attività scolastiche o una discontinuità nelle presenze [13].
Conclusioni
Nel nostro studio, ed in accordo con precedenti lavori, paiono essere principalmente i maschi i soggetti maggiormente coinvolti nel problema del comportamento deviante. Questi, soprattutto nella fascia dai 17-19 anni seguiti dai 14-16 anni, hanno anche mostrato un marcato desiderio di interrompere gli studi oppure hanno già attuato questa scelta. Ciò risulta ancora più evidente in coloro che hanno frequentato o attualmente frequentano gli Istituti professionali o tecnici.
Nel sottogruppo di soggetti con moderati o elevati comportamenti a rischio, è emersa una scarsa stima di sé ed un senso di incapacità che pare "congelare" le capacità di risoluzione dei problemi.
Ricordiamo che la scuola pone dinanzi ai giovani sempre delle sfide/problemi (non solo organizzativi) che devono via via essere superati per superare ogni quadrimestre ed ogni anno sino al diploma finale.
Il tempo libero dei soggetti a rischio è risultato improntato ad incontri fuori casa con gli amici in sala giochi o "senza meta".
Anche ad una rapida rilettura dei dati sin qui evidenziati appare evidente la necessità per gli operatori di offrire alternative valide e condivisibili dai giovani alla possibilità di abbandonare il "sistema scuola" prima del tempo.
La parola chiave in merito a questa problematica dovrebbe essere "inclusione".
Non è solo il "rimanere a scuola" ad essere vitale, ma lo sviluppo di inclusione nel gruppo scuola e nel gruppo classe, con azioni sinergiche sia nella scuola che a livello extrascolastico atte a stimolare comportamenti di prosocialità in un clima stabile di qualitativi rapporti interpersonali.
Il ragazzo che percepisce una esclusione sia dal mondo scolastico che da quello dei pari in formazione, attuerà condotte "di compenso", e non tutte potrebbero rivelarsi salutari o valide.
Un miglioramento delle cosiddette life skills [14] o abilità di gestire gli eventi che faranno parte della vita del giovane [15] con un'educazione alla gestione e risoluzione dei problemi stimolando le competenze relazionali, la critica obiettiva e la progettualita' individuale dovranno far parte delle materie in classe sin dai primi anni scolastici.
Curioso notare come in una recente ricerca attuata nel nostro Paese, sebbene condotta in un ristretto campione (500 soggetti su 3250 contatti) [16] le competenze umanistiche, e quindi anche quelle di analisi e critica obiettiva sono all'ultimo posto, rispetto a quelle matematico-scientifico o tecnico-professionali ritenute valide per ottenere un lavoro.
Sembra quindi logico uno scarso interesse a "coltivare" nel contesto scolastico competenze ritenute ormai prive di senso dai giovani ma importanti per "l'adulto che verrà"
Gli anni di transizione fra i gradi scolastici mettono a dura prova i ragazzi ed è qui che si dovrebbe maggiormente inscrivere l'interesse degli operatori [17].
Il passaggio dalla scuola media inferiore a quella superiore e dal terzo al quarto anno di scuola media superiore sono quelli che abbiamo rilevato più degni di attenzione per il futuro.
I ragazzi che abbandonano sono ragazzi che lamentano una sofferenza, che abbiamo definito come "sofferenza scolastica". Essa è data dal divario tra i ragazzi ed i loro docenti, tra gli studenti e le loro materie, vale a dire i saperi minimi indispensabili e le "regole" ed orari della scuola e del mondo degli adulti in genere.
I fattori che ci permettono di connettere, nel campione rilevato, comportamenti devianti e abbandono scolastico vanno infatti dallo scarso rendimento o dalla difficoltà di apprendimento\inserimento sin dai primi anni scolastici alla scarsa se non assente progettualità nel tempo libero ed individuale unita ad una limitata partecipazione alle attività svolte all'interno della scuola.
Alcuni precedenti lavori hanno valutato anche le abilità verbali, riscontrando abilità deboli in soggetti devianti. Non ci è stato possibile rilevarlo ed è questo uno dei limiti di questa ricerca dato che questo "minus", nei soggetti devianti non consente loro di comunicare correttamente ed inficia la capacità di esprimere sé stessi.
Si rendono necessari pertanto parametri atti a valutare il particolare "disagio scolastico" che sottende alla devianza. La scuola non deve avere paura di avere un voto e deve costruire indicatori, qualitativi e quantitativi comuni per una lettura rapida e precisa di essi. E' importante che tali informazioni vengano diffuse prontamente alle Istituzioni scolastiche interessate al fine di sviluppare politiche di prevenzione di recupero degli alunni dispersi.
Appare quindi necessario, come rilevato anche da altri studiosi, non solo valorizzare e potenziare i cosiddetti 'fattori protettivi' all'interno della comunità scolastica, ma creare sinergie d'intervento fra operatori scolastici e giuridici aumentando la consapevolezza delle correlazioni del fenomeno [18].
E' opinione personale di chi scrive che si rende impellente ed essenziale un attento monitoraggio del sistema formativo, che deve necessariamente essere contestualizzato anche in ottiche professionalizzanti e responsabilizzanti. Ciò è possibile attraverso l'istituzione di politiche orientate a circoscrivere principalmente la dispersione, ma al tempo stesso,anche a recuperare gli alunni già dispersi. Bullismo, abuso di alcol e di stupefacenti ed altri comportamenti devianti sono solo la punta dell'iceberg che nasconde un disagio sociale meno visibile e che risulta essere terreno fertile per il fenomeno della dispersione scolastica e della microcriminalità.
E' vitale quindi motivare e stimolare i nostri giovani, valutando insieme a loro le cause che spingono a scegliere come "strategia migliore" quella di allontanarsi per sempre dalla scuola e non farvi più ritorno.
[1] Una sintesi ed integrazione di questo lavoro è stata presentata durante la conferenza di Nisida (NA) “Abbandono scolastico: incidenza sulla devianza minorile”- 8 ottobre 2007-
[2] Besozzi E. Elementi di sociologia dell'educazione Carocci, 1993
[3] Ministero della Pubblica Istruzione Direzione Generale Studi e Programmazione Ufficio di statistica La dispersione scolastica: indicatori di base per l’analisi del fenomeno
[4] Chiamato anche “benchmark”
[5] La dispersione scolastica e il successo formativo: analisi di un fenomeno- http://www.scuolaer.it
[7] Sette questionari sono stati esclusi dalla ricerca perché incompleti o non leggibili
[8] Definibile anche come bullismo
[9] In questo lavoro verranno omessi per ragioni di brevità i dati che saranno trattati a parte relativi ai comportamenti alimentari ed all’immagine corporea
[10] Classificati come “moderatamente a rischio”
[11] Nel questionario le domande erano: "Tali comportamenti avvengono o sono avvenuti di rado oppure frequentemente?"; "Li hai interrotti oppure li attui ancora?"
[12] Cattelino E. (1999), Adolescenti tra rischio e benessere, il ruolo della scuola”, L’Ecole Valdòtaine, 43
[13] Era presente nel questionario una domanda che chiedeva quali erano le modalità con il quale hanno interrotto gli studi: immediatamente-dopo alcune assenze-dopo numerosi ritardi e molte assenze-alla bocciatura.
[14] Il termine Life Skills si riferisce ad un insieme di abilità personali e relazionali che servono per governare i rapporti con il resto del mondo e per affrontare positivamente la vita quotidiana, si tratta di competenze sociali e relazionali che permettono ai ragazzi di affrontare in modo efficace le esigenze della vita quotidiana, rapportandosi con fiducia a se stessi, agli altri e alla comunità.
[15] Boda G., Life skill e peer education. Strategie per l'efficacia personale e collettiva, La Nuova Italia, Milano, 2001. Marmocchi P., Dall'Aglio C., Tannini M., Educare le Life Skills Come promuovere le abilità psicosociali e affettive secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, Erickson, Trento, 2004.
[16] SWG- Dipartimento Analisi dell' Opinione Pubblica- Indagine sulla qualità dell'insegnamento scolastico in Italia. Novembre 2007
[17] Oh W, Rubin KH, Bowker JC., Booth-Laforce C., Rose-Krasnor L., Laursen B., Trajectories of Social Withdrawal from Middle Childhood to Early Adolescence, J Abnorm Child Psychol., 2008 Jan 10.
[18] Giorgi R., Vallarlo L., Fallimento scolastico, fallimento sociale: riflessioni critiche su dispersione scolastica e devianza. Associazione Italiana di Psicologia Giuridica. Newsletter n° 6 Luglio - Settembre 2001
Autori: Emanuel Mian, psicologo perfezionato in diagnosi e trattamento dei disturbi del comportamento alimentare. Giudice Onorario della Corte d'Appello sez. Minori delTribunale di Trieste. Presidente dell' Istituto di Ricerca Internazionale sul Disagio e la Salute nell'Adolescenza (IRIDSA) Responsabile di numerosi progetti di ricerca e prevenzione sui disturbi del comportamento alimentare, sull'abbandono scolastico e sull'uso delle nuove tecnologie nell'apprendimento. Membro di Auxilia Onlus per la tutela dei soggetti deboli con il protocollo d''intesa con il Ministero della Giustizia stipulato con il Dipartimento Giustizia Minorile e con il Ministero degli Interni stipulato con il Dipartimento Immigrazione Collaboratore di redazione di SocialNews mensile di informazione sociale scelto dal Ministero della Giustizia per diffondere le attività del Dipartimento Giustizia Minorile.
Massimiliano Fanni Canelles, dirigente Medico Specializzato in Medicina Interna e in Nefrologia di ruolo presso l''unità operativa di Nefrologia e Dialisi dell' Azienda Sanitaria n° 4 Medio Friuli. Presidente del Comitato Italiano Mielina per la ricerca neurologica e delle malattie demielinizzanti. Direttore della rivista mensile SocialNews specializzata nelle tematiche sociali relative all''infanzia e all'adolescenza, scelta dal Ministero della Giustizia per diffondere le attività del Dipartimento Giustizia Minorile Vicepresidente di Auxilia Onlus per la tutela dei soggetti deboli con il protocollo d'intesa con il Ministero della Giustizia stipulato con il Dipartimento Giustizia Minorile e con il Ministero degli Interni stipulato con il Dipartimento Immigrazione.
copyright © Educare.it - Anno VIII, Numero 8, Luglio 2008
CONCLUSIONI
Nel nostro studio, ed in accordo con precedenti lavori, paiono essere principalmente i maschi i soggetti maggiormente coinvolti nel problema del comportamento deviante. Questi, soprattutto nella fascia dai 17\19 anni seguiti dai 14\16 anni, hanno anche mostrato un marcato desiderio di interrompere gli studi oppure hanno già attuato questa scelta. Ciò risulta ancora più evidente in coloro che hanno frequentato o attualmente frequentano gli Istituti professionali o tecnici.
Nel sottogruppo di soggetti con moderati o elevati comportamenti a rischio, è emersa una scarsa stima di sé ed un senso di incapacità che pare “congelare” le capacità di risoluzione dei problemi.
Ricordiamo che la scuola pone dinanzi ai giovani sempre delle sfide/problemi (non solo organizzativi) che devono via via essere superati per superare ogni quadrimestre ed ogni anno sino al diploma finale.
Il tempo libero dei soggetti a rischio è risultato improntato ad incontri fuori casa con gli amici in sala giochi o “senza meta”.
Anche ad una rapida rilettura dei dati sin qui evidenziati appare evidente la necessità per gli operatori di offrire alternative valide e condivisibili dai giovani alla possibilità di abbandonare il “sistema scuola” prima del tempo.
La parola chiave in merito a questa problematica dovrebbe essere “inclusione”.
Non è solo il “rimanere a scuola” ad essere vitale, ma lo sviluppo di inclusione nel gruppo scuola e nel gruppo classe, con azioni sinergiche sia nella scuola che a livello extrascolastico atte a stimolare comportamenti di prosocialità in un clima stabile di qualitativi rapporti interpersonali.
Il ragazzo che percepisce una esclusione sia dal mondo scolastico che da quello dei pari in formazione, attuerà condotte “di compenso”, e non tutte potrebbero rivelarsi salutari o valide.
Un miglioramento delle cosiddette “life skills” [14] o abilità di gestire gli eventi che faranno parte della vita del giovane [15] con un’educazione alla gestione e risoluzione dei problemi stimolando le competenze relazionali, la critica obiettiva e la progettualita’ individuale dovranno far parte delle materie in classe sin dai primi anni scolastici.
Curioso notare come in una recente ricerca attuata nel nostro Paese, sebbene condotta in un ristretto campione (500 soggetti su 3250 contatti) [16] le competenze umanistiche, e quindi anche quelle di analisi e critica obiettiva sono all’ultimo posto, rispetto a quelle matematico-scientifico o tecnico-professionali ritenute valide per ottenere un lavoro.
Sembra quindi logico uno scarso interesse a “coltivare” nel contesto scolastico competenze ritenute ormai prive di senso dai giovani ma importanti per “l’adulto che verrà”
Gli anni di transizione fra i gradi scolastici mettono a dura prova i ragazzi ed è qui che si dovrebbe maggiormente inscrivere l’interesse degli operatori [17].
Il passaggio dalla scuola media inferiore a quella superiore e dal terzo al quarto anno di scuola media superiore sono quelli che abbiamo rilevato più degni di attenzione per il futuro.
I ragazzi che abbandonano sono ragazzi che lamentano una sofferenza, che abbiamo definito come “sofferenza scolastica”. Essa è data dal divario tra i ragazzi ed i loro docenti, tra gli studenti e le loro materie, vale a dire i saperi minimi indispensabili e le “regole” ed orari della scuola e del mondo degli adulti in genere.
I fattori che ci permettono di connettere, nel campione rilevato, comportamenti devianti e abbandono scolastico vanno infatti dallo scarso rendimento o dalla difficoltà di apprendimento\inserimento sin dai primi anni scolastici alla scarsa se non assente progettualità nel tempo libero ed individuale unita ad una limitata partecipazione alle attività svolte all’interno della scuola.
Alcuni precedenti lavori hanno valutato anche le abilità verbali, riscontrando abilità deboli in soggetti devianti. Non ci è stato possibile rilevarlo ed è questo uno dei limiti di questa ricerca dato che questo “minus”, nei soggetti devianti non consente loro di comunicare correttamente ed inficia la capacità di esprimere sé stessi.
Si rendono necessari pertanto parametri atti a valutare il particolare “disagio scolastico” che sottende alla devianza. La scuola non deve avere paura di avere un voto e deve costruire indicatori, qualitativi e quantitativi comuni per una lettura rapida e precisa di essi. E’ importante che tali informazioni vengano diffuse prontamente alle Istituzioni scolastiche interessate al fine di sviluppare politiche di prevenzione di recupero degli alunni dispersi.
Appare quindi necessario, come rilevato anche da altri studiosi, non solo valorizzare e potenziare i cosiddetti ‘fattori protettivi’ all’interno della comunità scolastica, ma creare sinergie d’intervento fra operatori scolastici e giuridici aumentando la consapevolezza delle correlazioni del fenomeno [18].
E’ opinione personale di chi scrive che si rende impellente ed essenziale un attento monitoraggio del sistema formativo, che deve necessariamente essere contestualizzato anche in ottiche professionalizzanti e responsabilizzanti. Ciò è possibile attraverso l’istituzione di politiche orientate a circoscrivere principalmente la dispersione, ma al tempo stesso,anche a recuperare gli alunni già dispersi. Bullismo, abuso di alcol e di stupefacenti ed altri comportamenti devianti sono solo la punta dell’iceberg che nasconde un disagio sociale meno visibile e che risulta essere terreno fertile per il fenomeno della dispersione scolastica e della microcriminalità.
E’ vitale quindi motivare e stimolare i nostri giovani, valutando insieme a loro le cause che spingono a scegliere come “strategia migliore” quella di allontanarsi per sempre dalla scuola e non farvi più ritorno.
Note:
[14] Il termine Life Skills si riferisce ad un insieme di abilità personali e relazionali che servono per governare i rapporti con il resto del mondo e per affrontare positivamente la vita quotidiana, si tratta di competenze sociali e relazionali che permettono ai ragazzi di affrontare in modo efficace le esigenze della vita quotidiana, rapportandosi con fiducia a se stessi, agli altri e alla comunità.
[15] Boda G., Life skill e peer education. Strategie per l'efficacia personale e collettiva, La Nuova Italia,Milano 2001
Marmocchi P., Dall'Aglio C., Tannini M. Educare le Life Skills Come promuovere le abilità psicosociali e affettive secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, Erickson, Trento 2004
[16] SWG- Dipartimento Analisi dell’ Opinione Pubblica- Indagine sulla qualità dell’insegnamento scolastico in Italia. Novembre 2007
[17] Oh W, Rubin KH, Bowker JC, Booth-Laforce C, Rose-Krasnor L, Laursen B. Trajectories of Social Withdrawal from Middle Childhood to Early Adolescence. J Abnorm Child Psychol. 2008 Jan 10
[18] Giorgi R., Vallarlo L. Fallimento scolastico, fallimento sociale: riflessioni critiche su dispersione scolastica e devianza. Associazione Italiana di Psicologia Giuridica. Newsletter n° 6 Luglio - Settembre 2001
Massimiliano Fanni Canelles, dirigente Medico Specializzato in Medicina Interna e in Nefrologia di ruolo presso l'’unità operativa di Nefrologia e Dialisi dell’ Azienda Sanitaria n° 4 Medio Friuli. Presidente del Comitato Italiano Mielina per la ricerca neurologica e delle malattie demielinizzanti. Direttore della rivista mensile SocialNews specializzata nelle tematiche sociali relative all’'infanzia e all'adolescenza, scelta dal Ministero della Giustizia per diffondere le attività del Dipartimento Giustizia Minorile Vicepresidente di Auxilia Onlus per la tutela dei soggetti deboli con il protocollo d’intesa con il Ministero della Giustizia stipulato con il Dipartimento Giustizia Minorile e con il Ministero degli Interni stipulato con il Dipartimento Immigrazione.

