Stop the genocide poster

Intercultura e scuola

Accogliere a scuola un bambino straniero adottato

Il momento in cui un bambino straniero entra a far parte di una scuola nel Paese di origine dei genitori adottivi segna un momento importante e delicato nel suo processo di formazione.
L'inserimento scolastico rappresenta per ogni minore un incontro con i coetanei e con adulti differenti da quelli che compongono il suo nucleo familiare. Grazie alla scuola, egli potrà rapportarsi, confrontarsi e crescere in un ambiente-classe dove, comunemente, non si veicolano solo informazioni e conoscenze, necessarie all'attività ed al progresso scolastico, ma anche quei valori e quelle competenze sociali che permettono di sentirsi parte di una società.

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La posizione della scuola nei confronti dei migranti

Nell’affrontare la presenza degli studenti di origine non italiana sui banchi di scuola ci si trova di fronte a diversi “problemi”, fondamentalmente catalogabili in due grandi gruppi: problemi di ordine genericamente amministrativo e problemi di ordine didattico. Con la trattazione seguente non abbiamo nessuna intenzione di offrire una disamina completa del fenomeno, ma semplicemente di soffermare l’attenzione del lettore su alcuni nodi cruciali del complesso processo di inserimento e integrazione.

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Migranti e scuola italiana

La realtà scolastica italiana si è venuta complicando negli ultimi anni in seguito ai copiosi flussi migratori che hanno interessato a più riprese il nostro Paese. In particolare, i primi gradi dell’istruzione (scuola dell’infanzia e scuola primaria) hanno dovuto fin da subito fare i conti con una forte eterogeneità dell’utenza, relativamente alla provenienza etnica, alla “composizione” culturale e l’estrazione sociale.
E’ necessario quindi che le competenze professionali degli operatori del settore si amplino e si diversifichino nelle strategie di osservazione, nei contenuti trasmessi e nei metodi didattici adottati.
Per capire la relazione scuola-famiglie straniere non si possono sottovalutare i vari fattori che si intrecciano e che possono essere di natura socio-economica, culturale, psicologica, affettiva ma anche pratica; non si possono nemmeno adottare criteri comuni e generalizzanti.

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Un'esperienza di insegnamento con adulti migranti

Nell’arco di un decennio l’Italia da paese storico d’emigrazione è diventato paese d’immigrazione. Se in passato era considerata meta transitoria, quindi luogo di passaggio dove fermarsi solo per un breve periodo in attesa di trasferirsi in altri stati; oggi per molti migranti è un paese in cui vivere stabilmente con le proprie famiglie (grazie anche alla normativa sui ricongiungimenti familiari) e dove costruire il futuro dei propri figli.
In Italia, la nazionalità più numerosa, come attestato dal Dossier Statistico Immigrazione 2003 della Caritas/Migrantes [1], è ancora quella marocchina che precede di poco quella albanese e la presenza di nuovi gruppi etnoliguistici sottolinea come il nostro paese si trova a fare i conti con una realtà nuova: la presenza in ogni parte del proprio territorio di immigrati.

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