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Intercultura e scuola

Sviluppare le cinque abilità nell’insegnamento-apprendimento dell’italiano L2

Nell’insegnare una lingua straniera, oppure una seconda lingua, si dovrebbe essere sempre attenti a bilanciare bene le attività didattiche, in modo da favorire lo sviluppo di tutte le abilità legate alla lingua insegnata, ovvero: l’ascolto, il parlato dialogico, il parlato monologico, la lettura e la scrittura.

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Quale didattica interculturale?

Quando alcuni anni fa Renza Cerri [1] mi propose di curare per il corso di didattica generale un modulo dedicato all’intercultura accettai con entusiasmo. Da diverso tempo mi occupavo di educazione alla pace e gestione dei conflitti interpersonali come formatore del LaborPace [2] ed avevo già avuto modo di incontrare i temi dell’intercultura. Avrei potuto rielaborare le esperienze formative ed ampliare le letture, avrei potuto supportare un lavoro di prevalente pratica formativa con una ricerca più sistematica.

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La gestione delle relazioni interculturali in adolescenza: un’esperienza di formazione nella scuola superiore

È noto che alla frequentazione, magari quotidiana, come avviene nelle classi scolastiche tra alunni o negli ambienti di lavoro tra colleghi, con persone provenienti da Paesi stranieri o di origini straniere, non necessariamente corrisponde una riduzione dei pregiudizi o un aumento di competenze nella gestione della comunicazione e della relazione interculturale. Ad esempio, la cosiddetta “ipotesi del contatto”, secondo la quale l’interazione diretta fra persone di diverse provenienze culturali basterebbe a generare un superamento dei pregiudizi, è stata più volte smentita da esperienze sociali di convivenza, in condizioni naturali o sperimentali, e si è rivelata valida solamente laddove erano coinvolte persone profondamente convinte, dal punto di vista etico, della pari dignità di tutti gli uomini e di tutti i gruppi umani [1].

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