- Categoria: Intercultura e scuola
La posizione della scuola nei confronti dei migranti
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Nell’affrontare la presenza degli studenti di origine non italiana sui banchi di scuola ci si trova di fronte a diversi “problemi”, fondamentalmente catalogabili in due grandi gruppi: problemi di ordine genericamente amministrativo e problemi di ordine didattico. Con la trattazione seguente non abbiamo nessuna intenzione di offrire una disamina completa del fenomeno, ma semplicemente di soffermare l’attenzione del lettore su alcuni nodi cruciali del complesso processo di inserimento e integrazione.
Gli aspetti amministrativi
La maggiore complessità su questo versante deriva, da un lato dall’estrema provvisorietà del progetto migratorio delle famiglie degli studenti stranieri, dall’altro dalla variabilità degli elementi legislativi di riferimento, che rendono estremamente arduo programmare interventi a lungo termine.
Sul piano dell’accoglienza è però fondamentale che vengano messe in atto perlomeno due strategie semplici ma efficaci (che a quanto ci risulta non sempre sono attivate nelle scuole).
- 1. Analisi preliminare sulla scolarità pregressa dello studente straniero (in caso di studente già scolarizzato) o sul sistema scolastico del suo paese di provenienza (per conoscere meglio le aspettative dei genitori). Non è sufficiente dedurlo da osservazioni basate sul buon senso o ricorrendo a mediatori linguistici non sempre attendibili; le scuole devono attrezzarsi per “studiare” nel vero senso del termine i sistemi scolastici dei paesi di provenienza dei propri studenti, mettendo a disposizione degli insegnanti delle schede scorrevoli ma precise, sempre più spesso reperibili attraverso una semplice ricerca in Internet (si veda la sitografia in allegato).
- 2. Curare la penetrazione oggettiva delle comunicazioni inviate alla famiglia. Esse devono essere realmente comprensibili dai destinatari: i genitori stranieri hanno spesso livelli di competenza linguistica in italiano molto bassi e quindi i testi devono essere estremamente semplici e scritti in stampatello, possibilmente stampati, le note scritte a mano sul diario sono praticamente incomprensibili per chi ha una lingua materna che utilizza caratteri diversi dall’alfabeto latino. Anche in questo caso dovrebbero essere messi a disposizione degli insegnanti dei testi già redatti riguardanti le comunicazioni più frequenti da stampare e personalizzare a seconda delle situazioni (si veda la sitografia in allegato).
Molti altri sono i punti che si potrebbero trattare, ma crediamo che già mettere in atto questi due semplici interventi potrebbe avviare in maniera più efficace i rapporti scuola-famiglia, creando almeno un principio di fiducia reciproca e lasciando quindi maggiore margine di manovra per interventi successivi, in particolare di natura metodologico-didattica.
Il versante metodologico-didattico
Anche in questo ambito gli aspetti da trattare sarebbero pressoché infiniti. Intendiamo però soffermarci su due aspetti che, in base alla nostra esperienza, risultano più cogenti per un corretto avvio delle pratiche di dialogo fra scuola e famiglia.
- 1. Le regole implicite. Per i genitori stranieri che inseriscono il primo figlio nella scuola italiana si verifica una sorta di “apprendistato” che, se ben condotto, può avere ricadute positive sul grado complessivo di inserimento sociale. Il primo contatto con la scuola per questi genitori è però spesso faticoso, poco comprensibile, spesso “autoritario” e caratterizzato da un numero esorbitante di informazioni che la scuola non offre, concernenti, ad esempio, il funzionamento della scuola, il ruolo del personale scolastico e il ruolo dei genitori. Sia i genitori che lo studente (specialmente se bambino) sono disorientati da tempi, metodi, organizzazione e denominazione delle discipline scolastiche, abbigliamento adottato, fornitura dei materiali, svolgimento dei compiti per casa, ecc. L’intera famiglia va guidata, con procedure adeguate (che andrebbero stabilite a livello collegiale e fatte rientrare nel protocollo d’accoglienza), attraverso questo approccio tanto delicato quando fondamentale.
- 2. Il sostegno linguistico. Sinora nella scuole italiane sono stati attivati laboratori di sostegno linguistico a favore di chi non comprende o comprende solo parzialmente la lingua italiana. Questa operazione, fondamentale per far fronte alla prima grande emergenza, si rivela però inutile nei confronti delle seconde generazioni, che normalmente padroneggiano la lingua italiana in modo sufficiente per comunicare in classe con i compagni e l’insegnante e per gestire le attività quotidiane e riescono quindi ad avere una fruttuosa interazione sociale. Tuttavia bisogna riflettere sul fatto che gli stranieri presentano un costante minor rendimento rispetto agli studenti italiani e che questo può avere varie cause: mancanza di un supporto adeguato in famiglia, diverse abitudini di studio, difficoltà linguistico-cognitive nell’affrontare l’arduo compito di studiare in una lingua che non è quella materna e di comprendere le astrazioni proprie della lingua delle discipline scolastiche. E’ necessario quindi avviare dei processi di sostegno linguistico di segno diverso rispetto a quelli di alfabetizzazione e di prima comunicazione, che si presentino come assistenza allo studio e programmi di approfondimento. Questa misura è tanto più urgente quanto più ci si rende conto dell’effetto stigmatizzante posseduto dal fallimento scolastico nella costruzione di un’identità deviante.

