Stop the genocide poster

La rottura della relazione tra genitori ed insegnanti - Claudio l'artista


Claudio l'artista

Un giovedì sera io i mio marito, dopo mesi ed anche anni di… clausura, usciamo dopocena per andare a teatro e lasciamo nostro figlio Claudio a casa con i nonni.
E, non so se per attenuare il nostro senso di colpa oppure per rendergli meno problematica questa nuova realtà, accettiamo la sua richiesta di rimanere alzato fino tardi a disegnare e a colorare.

  • Siamo in verità preoccupati perché è la prima volta che lo lasciamo da solo di sera e temiamo non sia in grado di sopportare questo distacco e fatichi quindi ad addormentarsi.
  • Siamo pure arrabbiati perché i suoi tentativi di impedirci di uscire sono stati continui e decisi e, soprattutto, rabbiosi e cattivi.
  • Siamo però anche fiduciosi che, una volta usciti, il bimbo, si calmi ed accetti la situazione.

Venerdì mattina, di buon’ora, Claudio viene nel nostro lettone. Tiene in mano un foglio di carta ed insiste per mostrarcelo. A fatica riusciamo a capire che è il disegno che aveva fatto la sera prima, quando noi non c’eravamo. Anche se mezzo addormentati lo guardiamo. Così, per accontentarlo, nella speranza che poi torni a dormire. L’impatto con un mare in burrasca, bellissimo, ci sveglia del tutto. Siamo attratti e colpiti dalla policromia del disegno.

Alcune onde sono nere, viola, marroni: "I colori della sua paura" affermo decisa ad alta voce. E mio marito con altrettanta convinzione: "Ma anche i colori della tua ansia! Ti sei resa conto delle innumerevoli volte che ieri sera a teatro hai guardato l’orologio?". Altre onde sono rosse, arancione, gialle: "I colori della sua rabbia di doversene stare a casa con i nonni" traduce mio marito, precedendomi. "Ma anche i colori della tua collera per i capricci che Claudio ha messo in atto per impedirci di uscire senza di lui" aggiungo a mia volta. Altre ancora sono verdi, azzurre, rosa: "I colori della speranza" interpretiamo all’unisono. "Della nostra che impari a lasciarci uscire senza drammi e della sua che impariamo a tornare poi da lui" cerco di precisare.

E’ un mare che, attraverso le diverse e contrastanti tinte, ci mostra le diverse e contrastanti emozioni vissute da Claudio la sera prima.
Ma è pure un mare che fotografa benissimo anche il nostro mondo interno. E’ cioè anche il nostro mare. Siamo orgogliosi della capacità di nostro figlio di cogliere e trasmettere attraverso i colori le sue emozioni ed accorgersi anche dei nostri stati d’animo. E ce lo coccoliamo, gratifichiamo, amiamo, baciamo.

Ma non ci basta, evidentemente! Abbiamo bisogno di qualcosa di più. Sentiamo la necessità di venire confermati nel nostro sentire. Ci manca infatti la rassicurazione di un esperto che nostro figlio è davvero un bimbo straordinario. E suggeriamo a Claudio di mostrare il disegno alla maestra, convinti che gli dica che è un capolavoro espressivo da incorniciare e da esporre. Il bambino non sta più nella pelle per la felicità.

Venerdì, all’una, vado a prenderlo all’uscita da scuola. Sono agitata. E’ gratificante, ma soprattutto emozionante, per una madre sentire valorizzato il figlio da parte dell’insegnante! Vedo Claudio uscire dal portone. Mi sembra un cane bastonato. Appena mi vede si mette a piangere, disperatamente. Preoccupata, gli chiedo il perché. Angosciato, mi mostra il suo meraviglioso disegno tutto stropicciato e ridotto in quattro pezzi. Indignata, gli chiedo: "Chi è stato?" Mi risponde immediatamente: "La maestra".

Proprio la persona che mai avrei pensato capace di fare una così grande violenza ad un suo alunno di otto anni. Cerco di calmarlo invitandolo a raccontarmi quanto successo. E Claudio: "Come tu e papà mi avete suggerito mostro il disegno alla maestra. Lo guarda appena e mi dice, arrabbiata:

  • Il mare non è l’arcobaleno!
  • Hai fatto una gran confusione!
  • Sei il solito esagerato!
  • Hai voluto adoperare tutti i colori che avevi nell’astuccio!
  • Non ti sei accontentato di usare solo le diverse tonalità di azzurro!
  • Così non va proprio bene!
  • Sei sempre eccessivo nelle tue manifestazioni.
  • Devi imparare ad essere più contenuto, anche nell’uso dei colori
  • Prima lo strappa.
  • Poi lo getta nel cestino come se fosse carta straccia.
  • Sento tanto male. Mi metto a piangere. E cerco di recuperare il mio mare anche se è tutto rotto. La maestra, per consolarmi, mi dice: "Adesso fai il bravo. Torna al tuo posto. Ridisegna il mare, magari con qualche pesciolino e qualche barchetta, e poi lo colori d’azzurro e di blu, come quello della carta geografica". E mi promette: "Quando l’hai finito lo appendo alla parete". Io non le rispondo. Lei insiste. Io continuo a dirle di no, che quello della carta geografica non è il mio mare, ma è il mare di tutti! Allora si arrabbia e mi rimprovera: "Sei anche un bambino testardo che vuole avere ragione a tutti i costi!" Io le ripeto che il mio mare non lo cambio.
    Alla fine la maestra si rivolge alla classe: "Bambini, dite a Claudio di che colore è il mare, visto che non lo sa!" "Azzurro, celeste, blu" rispondono i miei compagni mettendosi a ridere E così mi fanno sentire anche la vergogna di aver disegnato il mio mare.

Se ne sta un po’ in silenzio, come se dovesse cercare pensieri nuovi.
Ad un certo punto, prima mi chiede: "Mamma, la mia maestra mi può insegnare di che colore è la vergogna?" E subito dopo: "Mamma, è vero che la mia maestra non lo sa?"
E Claudio: "Come faccio ad imparare a giocare con tutti i colori se la mia maestra non è capace di insegnarmelo? Io non voglio cambiare gioco!". Devo allora cambiargli maestra?