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Educare alla bioetica. Risultati di uno studio sulla qualità della vita per gli adolescenti - Terza parte

COSA PENSI DELL'ABORTO?

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Questa grafico conferma e rafforza il precedente. Sono 60 gli adolescenti in disaccordo con la pratica dell’aborto. Tra tutti (n. 90) un buon numero risponde che “DIPENDE” da diversi fattori. Tra i più manifestati, quello che maggiormente si evidenzia è il senso di “responsabilità” che i giovani sentono nei confronti del nascituro.

Non ha senso per loro far nascere un bambino con gravissimi handicap, o costringere un bambino a vivere nella povertà più assoluta. Si parla tanto, secondo loro, di benessere e di vita di qualità; perché non iniziare sin dalla più tenera età. Anche le gravidanze indesiderate in giovane età potrebbero essere causa di squilibri per il bambino e per l’adolescente. Un’adolescente che non ha alle spalle una famiglia che possa aiutarla avrà difficoltà a prendersi questa grandissima responsabilità. In questo caso, per alcuni dei giovani del campione, l’aborto potrebbe essere una soluzione. “Ci sono, oggi, drammi familiari quotidianamente”, dice uno di loro, “perché farne vivere di peggiori ad una nuova vita?”.


SECONDO TE, L'UOMO PUO' DECIDERE DELLA PROPRIA VITA?

Questi dati, in un certo senso, si contrappongono agli altri. Se è vero che i giovani hanno un senso etico ben sviluppato, l’adolescenza in sé richiama in loro uno spirito libero, tanto da indurli a scegliere “liberamente” di cosa fare della propria vita. Il gruppo campione ha, però, evidenziato (nella discussione che ha accompagnato la somministrazione del Questionario) che la scelta di disporre della propria vita non è certo facile ma travagliata, specialmente alla loro età.

E’ vero che si può disporre della propria vita, ma non bisogna tralasciare che “la vita è un bene che va custodito e valorizzato”.

Gli alunni della IV C Commerciale, che si sono dimostrati molto interessati alle tematiche affrontate, hanno voluto raccogliere le loro opinioni in un breve opuscolo dal titolo “L’adolescenza - Il valore della vita - La sessualità”. In riferimento al tema sul Valore della Vita così scrivono: “Bisogna dare il giusto valore alla vita. Dare valore sembra una cosa semplice, ma in realtà non è così, in particolare oggi che viviamo nel troppo benessere…” ed ancora, “Molti non apprezzato il dono della vita. Decidono di spezzarla…”.
Da qui il loro punto di domanda che dovrebbe far riflettere il mondo degli adulti, i genitori, gli educatori, le Istituzione: “La società ci aiuta a farcela apprezzare per quello che è?”.

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SEI D'ACCORDO SULLA PRATICA DELL'EUTANASIA?

“Quando ti accorgi che una persona a cui vuoi bene si sta spegnendo lentamente, che ogni giorno che passa è un giorno di dolore, pieno di sofferenze ed agonie, anche la morte può apparire come grazia, come pace, come rimedio. Ma questa affermazione ha dei limiti […] Se è atroce vedere soffrire una persona, non sarà ancora più terribile avere uno sfarzo di onnipotenza e spegnere la vita come una candela? ”. Così scrivono gli alunni del IV C Commerciale.

Questo punto di domanda ha però diviso il campione in due. Non è stato facile per loro prendere una posizione. Decidere sulla propria vita e sulla vita altrui è, sicuramente, difficile.

E’ facile parlare e prendere una posizione vivendo questo dramma da lontano. Sarebbe molto più forte se ci si trova a viverlo in prima persona. Arrivare al punto di dover dire “Si” o “No” non è certamente una scelta tranquilla. E questa scelta mette in discussione mente e cuore, smembra l’integrità della persona. La metà degli alunni del campione ha risposto che NON E’ D’ACCORDO sulla pratica dell’Eutanasia. Ma molto vicino è il numero di alunni che sono favorevoli a questa pratica. 14 di loro non hanno saputo prendere una posizione a tal proposito, eclissandosi dietro la risposta “DIPENDE”.

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SEI D'ACCORDO SULLA SPERIMENTAZIONE SUGLI ANIMALI E SU EMBRIONI UMANI?


Il campione è stato interrogato su due tematiche oggi molto dibattute: la sperimentazione su animali e la sperimentazione su embrioni umani. Da questi due interrogativi traspare la difficoltà dei giovani sia nella comprensione di termini più o meno scientifici, sia delle tematiche prese in esame.

I giovani non sono abituati a parlare molto di argomenti che riguardano la scienza e la sperimentazione, o meglio, dovrei aggiungere, che non sono tematiche alla portata di tutti anche se negli ultimi anni se ne parla tanto ed i mass media sono uno strumento di trasmissione di notizie non indifferente. Si preferisce mantenere ancora dei tabù.

E’ meglio non prendere alcuna posizione, piuttosto che prenderne una nei confronti di tematiche che non si conoscono.

A questo punto, risulta necessario, e sono anche i giovani del campione a porne le premesse, essere “educati” a queste tematiche; e la scuola deve prendersi delle responsabilità in merito. Quando inizialmente riferivo l’incapacità di comprendere terminologie scientifiche nei giovani mi riferivo in particolar modo alla domanda “Che cosa pensi della sperimentazione su embrioni umani?”, dove “embrione” diventa per alcuni di loro un termine sconosciuto. Questo è rafforzato dalla lettura dei due grafici che seguono:

1) Sei d’accordo per la sperimentazione sugli animali?

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2) Cosa pensi della sperimentazione su embrioni umani?

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Il 54% del campione non è d’accordo alla pratica di esperimenti su embrioni, e cioè il 10% in meno in riferimento alla sperimentazione su animali. Strano che siano più animalisti che in difesa dell’embrione umano! Il 13% del campione è d’accordo con la sperimentazione su embrioni umani, mentre il 7% sugli animali. Anche qui la cosa sembra assai strana. Il 33% non sa prendere una posizione riguardo la sperimentazione embrionale di contro al 20% di quella animale. Il dato più incisivo è questo 33% che ci fa capire quanto l’adolescente confonda i termini scientifici o comunque non riesce a darne il giusto valore.

SE IL FINE DELL'UOMO E' IL RAGGIUNGIMENTO DEL BENESSERE PSICO-FISICO, L'USO DI ALCOOL, DI SOSTANZE STUPEFACENTI, DI TABACCO O NICOTINA, E' ETICAMENTE ACCETTABILE?

Il termine “ETICO” per gli adolescenti del campione è sinonimo di “giusto”, “corretto”. Quando con loro ho affrontato questa problematica è stata vissuta come un momento di riflessione e di rivalutazione del loro agire quotidiano. I 64 adolescenti che hanno risposto che non è etico, al fine di raggiungere una vita di qualità, assumere alcool o sostanze stupefacenti, vivono questa condizione giornalmente. A questi si aggiungono i 13 che non riescono a prendere una posizione a tal riguardo e i 5 che rispondono alla domanda del questionario con un “DIPENDE” al fine di dimostrare un certo distacco alla problematica.

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CONCLUSIONI

C’è molta letteratura e molti studi sui giovani e le loro problematiche. Vanno visti spesso come oggetti di studio, come soggetti a cui “insegnare” a vivere. Spesse volte vengono criticati, trattati come degli incompetenti, dei ragazzi incapaci di prendere seriamente la vita. Ma ciò che vorrei sottolineare è che gli adolescenti sanno distinguere il bene dal male. Hanno un concetto etico ben sviluppato, ma occorre dar loro delle direttive. Questo non significa “gestire” le loro vite. Per i genitori e per gli adulti in genere questo sarebbe ideale. Ma non è così.

Gibran scriveva ne Il profeta, “Voi potrete dar loro il vostro amore, ma non i vostri pensieri, poiché essi hanno i loro pensieri […] non riuscirete a farli simili a voi”, ed ancora “nessun uomo può rivelarvi nulla che già non sia in dormiveglia nella vostra conoscenza […] se è davvero saggio non vi fa entrare nelle stanze del suo sapere, ma vi guida sulla soglia della vostra mente”.

In conclusione, i giovani che popolano le nostre scuole, le nostre vite, che incontriamo al cinema, al bar, nelle piazze cercano delle figure di riferimento solide. Se da una parte, vista la loro natura ribelle, ci allontanano, dall’altra cercano di trovare un linguaggio che ci accomuna a loro. Non è facile comprenderlo. Perché non mettersi in ascolto? Perché non parlare loro con un linguaggio semplice, un linguaggio umile e non interrogativo, non teorico. Parliamo con loro delle emozioni, mostriamoci a loro con i nostri pregi e i nostri difetti, con le nostre paure. Confrontiamoci a loro e mettiamoci sullo stesso piano emotivo. Non dico di mettere da parte la nostra professionalità. Vorrei sottolineare invece che la nostra professionalità deve essere lo strumento per “educare alla bioetica”, “educare alla qualità della vita”, deve essere lo strumento per avvicinare la nuova generazione e farla crescere con una coscienza etica meglio sviluppata, con la capacità di poter dire la propria, di poter prendere una posizione riguardo a problematiche che giornalmente si presentano nelle loro esistenze, in un era del “tutto e subito”, che sembra non “avere limiti”, che strumentalizza, che annienta.

 


Autore: Adelasia C. Lo Sardo ha preso il Diploma Universitario di Specializzazione in Bioetica e Sessuologia e quindi si è laureata in Scienze dell'educazione a Messina, indirizzo esperti nei processi formativi. Oltre che operatrice sociale è abilitata all'insegnamento nella scuola elementare e materna. Iscritta all’Albo “Società Italiana Armonizzatori Familiari”. Ha avuto molteplici collaborazioni in progetti rivolti a minori in difficoltà, a docenti, o adulti in genere.


copyright © Educare.it - Anno V, Numero 1, Dicembre 2004