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Scuola, relazioni e counseling psicopedagogico - Counseling a scuola

 

SCUOLA, RELAZIONI E COUNSELING PEDAGOGICO

Caratteristiche e obiettivi principali

Il Counseling Scolastico ha il fine di agevolare la relazione insegnante-studente, insegnante-genitore, insegnante ed altre figure professionali.
Il lavoro della consulenza pedagogico-clinica alla scuola comprende modalità distinte, possiamo infatti distinguere una consulenza specifica per gli insegnanti di alunni di cui abbiamo condotto una osservazione pedagogica o che seguiamo per un trattamento pedagogico e una consulenza rivolta in generale alla scuola.

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  • La consulenza specifica:

consiste in uno o più incontri periodici con gli insegnanti di un soggetto di cui abbiamo effettuato una osservazione pedagogica o col quale stiamo portando avanti un percorso di terapia pedagogica. Questo tipo di consulenza deve essere autorizzato dai genitori del bambino ed è finalizzato sia ad un più funzionale ed efficace lavoro col bimbo sul piano degli apprendimenti scolastici, sia al miglioramento degli aspetti relazionali della sua esperienza scolastica, cercando così di attivare tutte le risorse potenziali per prevenire l’instaurarsi di disagi complessi e favorire un miglioramento negli apprendimenti.

  • La consulenza generale:

Si rivolge al sistema-scuola, è strutturata sulla base di un progetto che ne stabilisce tempi, modalità, caratteristiche organizzative, azioni concrete. Possiamo distinguere tra due diverse modalità:
- Diretta, in cui viene richiesto un intervento di osservazione pedagogica
- Indiretta, in cui non si ha una osservazione diretta degli alunni ma si fa consulenza ai docenti mediante colloqui, servizi di sportello, incontri formativi e di approfondimento, etc.

Tra gli obiettivi generali del Counseling Scolastico possiamo porre:

- il supporto (per problematiche di vario tipo come disturbi dell’apprendimento, comportamenti iperattivi, impulsivi, prepotenti ed aggressivi nonché il disadattamento scolastico)
- lo sviluppo di abilità e competenze
- l’orientamento scolastico e professionale
- l’invio ad altri specialisti (in caso di situazioni particolarmente gravi, non affrontabili nel contesto scolastico)
- l’agevolazione dei processi comunicativi
- sviluppare la competenza emotiva in docenti, alunni, genitori
- far crescere la motivazione scolastica
- integrare bisogni affettivi e bisogni didattici
- contribuire alle attività di programmazione
- favorire l'empowerment dei docenti
- offrire sostegno in situazioni di difficoltà o disagio
- fornire orientamento scolastico e professionale

I docenti, comunque, non si configurano esclusivamente come utenti del Counseling ma essi stessi possono mettere in atto tale relazione d’aiuto nell’espletamento dei loro compiti quotidiani, utilizzando le proprie abilità di Counseling (preliminarmente acquisite mediante specifici training di formazione) come modalità di risoluzione dei problemi vissuti dal gruppo-classe e come metodologia di insegnamento.

Counseling e adolescenza

Secondo una ricerca condotta nel Comune di San Miniato (PI), in tutte quelle scuole dove sono stati aperti degli spazi di ascolto, la domanda da parte degli studenti è stata elevata. Questo perché l'ascolto a scuola non viene visto dai ragazzi come un aiuto diagnostico-terapeutico, ma soprattutto come una relazione con un adulto competente che può aiutare a capire alcune difficoltà, più o meno difficili d superare ma che non implicano necessariamente una patologia.
Il counseling scolastico con i ragazzi può servire a favorire due importanti aspetti la separazione-individuazione e l'acquisizione di consapevolezza.

 Il counseling come strumento di prevenzione

Marcelli e Braconnier individuano tre livelli preventivi (Marcelli, Braconnier, 1999):

  • prevenzione primaria, cioè un’azione a livello dell’ambiente e/o dell’individuo per impedire la comparsa di disagi/disturbi;
  • prevenzione secondaria, cioè un’azione mirata in risposta ad un precoce riconoscimento di disagi/disturbi;
  • prevenzione terziaria, cioè intervento specifico e specialistico a livello dei disturbi/disagi conclamati o comparsa di elementi complicanti.

Relativamente al disagio scolastico possiamo allora individuare tre livelli di intervento (Regoliosi, 1993):

  • prevenzione aspecifica rispetto fattori alla normale condizione evolutiva adolescenziale per impedire la comparsa di forme di disagio specifiche;
  • prevenzione specifica primaria rispetto all’emergere di situazioni di disagio scolastico relazionale e didattico;
  • prevenzione specifica secondaria rispetto all’acutizzarsi del disagio scolastico nelle forme di ripetuti insuccessi (ripetenze) e drop out, devianza.

L’esistenza di un servizio di consulenza pedagogica rivolta alla scuola come sistema di relazioni significative che sia accessibile, secondo le varie modalità e percorsi di attuazione che abbiamo visto, rappresenta sicuramente un elemento preventivo molto importante sia per il singolo alunno in situazione di disagio o difficoltà, per i genitori e per gli insegnanti. La prevenzione si va ad attuare in tutti e tre i suoi livelli e altrettanto evidente è la funzione protettiva rispetto al rischio burn-out dei docenti e rispetto alla promozione del benessere di tutti gli attori del sistema scuola.
Un servizio di questo tipo consente di orientare un intero sistema umano verso il cambiamento, sia nel repertorio di comportamenti comunicativi della persona, che nel contesto relazionale nella sua totalità.

Il fenomeno del disagio costringe a ripensare il ruolo della scuola come luogo di prevenzione e recupero ponendo ad essa il problema di attivarsi per migliorare la qualità della sua offerta formativa e la necessità, per essere veramente efficace, di produrre un intervento di “contesto”.
Tra i possibili progetti di prevenzione dovrebbero trovare una maggiore collocazione all’interno della nostra scuola progetti come i CIC (Centri di informazione e consulenza), sportelli d’ascolto all’interno delle scuole volti alla prevenzione/rilevazione del disagio nelle sue varie forme, previsti dal DPR 309/90; attività di screening precoce relativamente alle problematiche dell’apprendimento; percorsi integrati di recupero didattico e di socializzazione che vedano dunque una stretta collaborazione tra scuola e risorse del territorio; laboratori e percorsi psicopedagogici che coinvolgano il gruppo classe e gli insegnanti allo scopo di favorire lo “star bene a scuola”; attività di orientamento, formazione, counseling; percorsi di sostegno alla genitorialità, per citare solo alcuni dei possibili interventi. Questo tipo di progetti rientrano nell’area di competenza di quello che dovrebbe essere un vero e proprio servizio di sostegno psicopedagogico di supporto alla scuola, con personale specializzato e qualificato.

Un tale servizio dovrebbe operare a diversi livelli, dunque sia sul bisogno individuale del singolo “caso”, sia sul sistema-scuola, dunque sul suo clima interno, sui processi di comunicazione sia interni che con la famiglia, sugli aspetti didattici, etc, configurandosi come strumento di monitoraggio, supporto e intervento rivolto a tutti gli attori del sistema-scuola (insegnanti, alunni, genitori).

Il Counseling scolastico si offre come strumento per il docente, per l’alunno e per i genitori, e si caratterizza per una fondamentale valenza preventiva, protettiva, di supporto e di collegamento con il territorio laddove necessario.

 

 


Bibliografia:

 

  • Cornoldi, Le difficoltà di apprendimento a scuola, Il Mulino
  • Gillini, Zattoni, Un’ipotesi di consulenza formativa, Franco Angeli
  • Liverta Sempio, Confalonieri, Scaratti, L’abbandono scolastico. Aspetti culturali, cognitivi, affettivi, Raffaello Cortina Ed. 1999
  • Mancini G. e Gabrielli G. (1998) TVD Test di valutazione del disagio e della dispersione scolastica, Trento, Erickson
  • Marcelli, D., Braconnier, A., Adolescenza e psicopatologia, trad. it., Masson, Paris, 1999
  • Mazzoncini, Musatti, La strada maestra, NIS
  • Mucchielli, Apprendere il counseling, Erickson
  • Pratelli, M., Disgrafia e recupero delle difficoltà grafo-motorie, Erickson, 2003
  • Pratelli, M., Le difficoltà di apprendimento e la dislessia, ed. Junior
  • Regoliosi, L., in Liverta Sempio, Confalonieri, Scaratti, L’abbandono scolastico. Aspetti culturali, cognitivi, affettivi, Raffaello Cortina Ed. 1999
  • Sempio, Confalonieri, Scaratti, L’abbandono scolastico. Aspetti culturali, cognitivi, affettivi, Raffaello Cortina Ed. 1999


Autore: Pamela Grazzini, Educatrice e Psicopedagogista laureata in Scienze dell'Educazione con una tesi di Psicologia Generale e Dinamica dal titolo "Etnopsichiatria e migrazione. Il sostegno psico-sociale a soggetti migranti", attualmente specializzanda in Pedagogia Clinica. Opera da anni nel sociale, in particolare nel settore minori, famiglie, migranti.

 


copyright © Educare.it - Anno VI, Numero 3, Febbraio 2006