- Categoria: Difficoltà di apprendimento
Scuola, relazioni e counseling psicopedagogico - Tre punti di vista
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TRE PUNTI DI VISTA
Lo studente
In situazioni di oggettive difficoltà e disturbi di apprendimento l’innescarsi del disagio è ricorrente. Esperienze continue di insuccesso portano a sviluppare scarsa autostima, mancanza di fiducia nelle proprie possibilità, dalla quale deriva poi un disagio psicologico che, nel tempo, può strutturarsi e dare origine ad una elevata demotivazione all’apprendimento e a manifestazioni emotivo - affettive particolari. Non di rado infatti l’alunno che viene a trovarsi in questa situazione mette in atto comportamenti anomali di tipo reattivo (opposizione, rifiuto, aggressività oppure inibizione, demotivazione...).
Tutto questo dunque accade per una immediata e diretta percezione che egli ha del proprio stato, ma anche per le ripercussioni che queste difficoltà producono nell’intero sistema relazionale e di vita del soggetto, negli stessi insegnanti e soprattuto nei familiari. Si verifica una compromissione della relazione tra questo alunno e il suo ambiente, per cui il ragazzo si viene a trovare in un contesto di aspettative disattese, disorientamento, senso di colpa e inadeguatezza, frustrazione, vissute dai vari componenti (famiglia, scuola, soggetto stesso). Da qui ha origine un senso di inferiorità e insicurezza insieme ad una progressiva degradazione dell’immagine di sè, come effetto degli insuccessi ripetuti e delle conseguenti disapprovazioni, esplicite o implicite, degli altri, che non fa che influire maggiormente sulle già presenti difficoltà. Ecco allora che si fa evidente il carattere complesso e circolare del fenomeno del disagio scolastico, che spesso rischia di divenire disagio a più livelli: affettivo, relazionale, psicologico.
La famiglia
Con l’ingresso nella scuola primaria si evidenzia il problema: il bambino non apprende come gli altri, ha difficoltà, accumula un ritardo rispetto al resto della classe. Non sempre si riesce ad avere una diagnosi precoce, così sia il bambino che la famiglia si trovano a vivere esperienze frustranti, ansiogene e si va strutturando una modalità affettivo-relazionale difficoltosa, fatta di vissuti di incompetenza e senso di colpa sia da parte dei genitori che da parte del figlio, che possono risvegliare malesseri o conflitti all’interno della coppia genitoriale. Spesso poi l’attenzione dei genitori è talmente concentrata sul problema scolastico che si finisce per trascurare gli aspetti ludici, lo stare insieme, le esperienze positive nel tempo libero e le potenzialità e competenze del figlio oltre l’area specifica di difficoltà. La situazione diviene ancora più complessa e delicata se ci sono altri figli, per cui possono scattare meccanismi di confronto e competizione particolari.
Gli insegnanti
Il senso di fallimento del lavoro didattico non è mai un evento emotivamente neutro. Il disagio che l'allievo ed il docente esperiscono hanno spesso conseguenze rilevanti sulla motivazione a continuare il proprio percorso o sulla valutazione serena della propria realtà. L'insegnante, in modo particolare, è esposto al rischio di quell'articolato processo definito burn out caratterizzato da un vissuto di impotenza, demotivazione, perdita di interesse per la propria professione e spesso difficoltà ad interagire con alunni, genitori, colleghi e con l'ambiente istituzionale.
Il processo di apprendimento avviene all'interno dell'interazione tra l'insegnante e l'allievo, la fluidità di questo rapporto determina in ogni momento la disponibilità dell'allievo ad accogliere i contenuti e i messaggi veicolati. Dove la relazione allievo-docente è compromessa o bloccata nasce un circolo vizioso che può condurre o contribuire al fallimento dello scopo didattico. Al rifiuto da parte dell'allievo delle materie di studio, ma in realtà indirizzato al docente, segue un rifiuto più o meno consapevole dell'allievo da parte del docente che compromette in modo definitivo l'iter formativo dell’alunno. A tutto ciò si aggiunge, poi, il peso che difficili relazioni in ambito scolastico e di apprendimento hanno all’interno delle dinamiche familiari, che a loro volta vanno a ripercuotersi sull’esperienza scolastica del ragazzo e sulle sue relazioni extra-scolastiche, incidendo sulla percezione di sé e sul senso di autostima, in una circolarità evidente ma complessa. Ecco allora che un corretto approccio a queste problematiche, nonché base di riferimento per la strutturazione di un efficace servizio di consulenza scolastica, risulta essere quello sistemico-relazionale, attento a tutte le dimensioni e a tutti gli elementi coinvolti in quello che è non un problema del singolo ma una difficoltà di tutto un ambiente con la sua complessità di relazioni.

