- Categoria: Difficoltà di apprendimento
Scuola, relazioni e counseling psicopedagogico
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Il Counseling è una particolare forma di relazione d’aiuto centrata sulla relazione tra un cliente che vive delle difficoltà e il consuelor, al quale si rivolge e che, grazie alla propria esperienza e preparazione, è in grado di aiutarlo ad attivare le proprie risorse per trovare una soluzione o attivare un processo di cambiamento. Il rapporto di consulenza è limitato nel tempo e generalmente relativo a uno specifico problema.
Il "counseling scolastico", il cui fine è quello di sviluppare un'adeguata abilità comunicativa e di agevolare relazioni positive ed efficaci tra studenti, insegnanti, genitori e altre figure educative o professionali, è il tema centrale di questo mio lavoro.
Si evidenzia, oggi, sempre più la presenza negli alunni di problematiche di disagio a livello comportamentale, emotivo e cognitivo. Esse si riflettono sia in difficoltà di apprendimento che di relazione con il contesto scolastico e, in molti casi, nei rapporti tra scuola e famiglia.
In un mio precedente lavoro ho analizzato le problematiche connesse al disagio scolastico e difficoltà/disturbi dell’apprendimento. L’analisi condotta aveva messo in luce l’importanza di un servizio di consulenza pedagogico-clinica all’interno della realtà scolastica sia come fattore protettivo favorente la prevenzione primaria e la promozione del benessere, sia come elemento essenziale per un rilevamento precoce dei disagi e difficoltà (prevenzione secondaria) e per la strutturazione di modalità di intervento e supporto (prevenzione terziaria).
Con questo articolo intendo approfondire gli aspetti teorici di base del counseling scolastico e la sua applicazione alla pedagogia clinica, in riferimento a situazioni di disagio scolastico e difficoltà/disturbi di apprendimento. Inizierò con una breve inquadratura storico-teorica del counseling (parte I), poi evidenzierò le caratteristiche principali del disagio scolastico e delle difficoltà/disturbi di apprendimento (parte II) e le ripercussioni che possono esserci per ogni elemento del sistema (ragazzo, genitori, insegnanti), adottando dunque un approccio sistemico-relaionale (parte III), per poi analizzare le applicazioni del counseling pedagogico-clinico rispetto alla consulenza scolastica indicandone caratteristiche,modalità e obiettivi e riflettendo sulla sua importante valenza preventiva (parteIV).
COUNSELING E PEDAGOGIA CLINICA
Uno sguardo d’insieme
Un numero considerevole di alunni presenta problemi di apprendimento che incidono in modo rilevante sul rendimento nelle varie discipline, causando spesso un vero e proprio disadattamento scolastico.
Numerosi studi e ricerche effettuati nel corso di questi ultimi anni nella nostra zona, hanno posto in evidenza che oltre il 25% della popolazione scolastica presenta difficoltà nei processi di apprendimento.
Tra le principali problematiche riscontrabili possiamo distinguere:
- Difficoltà Generiche di Apprendimento
- Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA)
- Situazioni di disagio scolastico, riconducibili sia alle problematiche suddette che ad altri fattori.
Non sono queste, purtroppo, le uniche difficoltà riscontrabili all’interno della scuola e che possono interessare un intervento di consulenza scolastica e familiare. Nei paragrafi successivi, tuttavia, approfondirò gli aspetti caratteristici delle problematiche sopra indicate, avendo centrato questo mio lavoro sul counseling pedagogico-clinico in situazioni di difficoltà/ disturbi di apprendimento e conseguenti situazioni di disagio scolastico.
I Disturbi Specifici di Apprendimento
Per Disturbi Specifici di Apprendimento intendiamo evidenti difficoltà strettamente legate a deficit di natura percettiva e non riconducibili a problematiche di ritardo mentale o di natura sensoriale o altra patologia certificabile.
Le lacune che stanno alla base delle difficoltà di seguito descritte, riguardano le abilità percettivo-motorie e metafonologiche; solo un recupero specifico, da effettuarsi in stretta collaborazione con la scuola e con la famiglia, può favorire il raggiungimento di risultati soddisfacenti.
Tali disturbi sono:
- Dislessia
- Disgrafia
- Disortografia
- Discalculia
Dislessia
La dislessia è un disturbo specifico dell’apprendimento della lettura. IL soggetto dislessico presenta una particolare difficoltà a riconoscere e discriminare i segni alfabetici contenuti nelle parole, ad analizzarli in sequenza e a orientarsi sul rigo da leggere. Può avere ripercussioni sia sulla scrittura che sull’apprendimento logico-matematico.
Disgrafia
La disgrafia è una difficoltà di scrittura che riguarda la riproduzione dei segni alfabetici e numerici.
La capacità di utilizzare lo spazio a disposizione è, solitamente, molto ridotta, non rispetta i margini del foglio, lascia spazi irregolari tra i grafemi e tra le parole,non segue la linea di scrittura
Sono frequenti le inversioni nella direzione del gesto grafico Tutto ciò rende spesso la scrittura incomprensibile al soggetto stesso.
Disortografia
La disortografia è la difficoltà a tradurre correttamente i suoni che compongono le parole in simboli grafici e si presenta con errori ortografici sistematici a vario livello.
Discalculia
La discalculia una difficoltà specifica nell’apprendimento del calcolo che si manifesta nel riconoscimento e nella denominazione dei simboli numerici, nella scrittura dei numeri, nell’associazione del simbolo numerico alla quantità corrispondente, nella numerazione in ordine crescente e decrescente, nella risoluzione di situazioni problematiche.
Difficoltà Generiche
Per Difficoltà Generiche dell’Apprendimento intendiamo tutte quelle difficoltà non riconducibili ad un Disturbo Specifico o ad una patologia certificabile e sono solitamente dovute a un ritardo maturazionale, a uno scarso bagaglio di esperienze, a scarso investimento motivazionale e, non di rado, a una serie di errori di tipo pedagogico.
Il Disagio scolastico
Il disagio scolastico è un fenomeno complesso legato sì alla scuola, come luogo di insorgenza e di mantenimento, ma anche a variabili personali e sociali, come le caratteristiche psicologiche e caratteriali da una parte e il contesto familiare/culturale e dall’altra.
Mancini e Gabrielli (1998) lo definiscono come "uno stato emotivo, non correlato significativamente a disturbi di tipo psicopatologico, linguistici o di ritardo cognitivo, che si manifesta attraverso un insieme di comportamenti disfunzionali (scarsa partecipazione, disattenzione, comportamenti prevalenti di rifiuto e di disturbo, cattivo rapporto con i compagni, ma anche assoluta carenza di spirito critico), che non permettono al soggetto di vivere adeguatamente le attività di classe e di apprendere con successo, utilizzando il massimo delle proprie capacità cognitive, affettive e relazionali."
Il disagio scolastico assume varie forme, dalle difficoltà di apprendimento, basso rendimento rispetto alle reali capacità del soggetto, assenteismo, disaffezione, abbandono scolastico fino a problematiche comportamentali quali difficoltà di attenzione e concentrazione, iperattività motoria, scarsa tolleranza delle frustrazioni, fenomeni di prepotenza e bullismo. C’è poi la realtà dell’abbandono non accompagnato dall’atto manifesto di lasciare la scuola ma caratterizzata da un disimpegno e disinvestimento. Si tratta di una realtà che ingloba altre forme di non frequenza scolastica: evasione, assenteismo, rendimento inferiore alle reali capacità di apprendimento, disaffezione, insuccesso e dispersione, fino a legarsi a aspetti più specifici della vita sociale quali le condotte a rischio.
Dunque il termine disagio comprende una vasta gamma di condizioni e comportamenti rispetto ai quali è possibile operare una distinzione:
- disagio evolutivo endogeno: relativo ai bisogni evolutivi dell’adolescente emergenti durante il naturale processo di crescita;
- disagio socio-culturale esogeno, relativo alle richieste e ai condizionamenti della società e dell’ambiente, riguardante non solo gli adolescenti ma anche gli adulti che si trovano ad affrontare compiti sempre più complessi in situazioni più confuse;
- disagio cronicizzante: relativo all’interazione dei fattori-rischio con le precedenti forme di disagio; la cronicizzazione prepara il terreno a forme di devianza (si parla di devianza secondaria).
TRE PUNTI DI VISTA
Lo studente
In situazioni di oggettive difficoltà e disturbi di apprendimento l’innescarsi del disagio è ricorrente. Esperienze continue di insuccesso portano a sviluppare scarsa autostima, mancanza di fiducia nelle proprie possibilità, dalla quale deriva poi un disagio psicologico che, nel tempo, può strutturarsi e dare origine ad una elevata demotivazione all’apprendimento e a manifestazioni emotivo - affettive particolari. Non di rado infatti l’alunno che viene a trovarsi in questa situazione mette in atto comportamenti anomali di tipo reattivo (opposizione, rifiuto, aggressività oppure inibizione, demotivazione...).
Tutto questo dunque accade per una immediata e diretta percezione che egli ha del proprio stato, ma anche per le ripercussioni che queste difficoltà producono nell’intero sistema relazionale e di vita del soggetto, negli stessi insegnanti e soprattuto nei familiari. Si verifica una compromissione della relazione tra questo alunno e il suo ambiente, per cui il ragazzo si viene a trovare in un contesto di aspettative disattese, disorientamento, senso di colpa e inadeguatezza, frustrazione, vissute dai vari componenti (famiglia, scuola, soggetto stesso). Da qui ha origine un senso di inferiorità e insicurezza insieme ad una progressiva degradazione dell’immagine di sè, come effetto degli insuccessi ripetuti e delle conseguenti disapprovazioni, esplicite o implicite, degli altri, che non fa che influire maggiormente sulle già presenti difficoltà. Ecco allora che si fa evidente il carattere complesso e circolare del fenomeno del disagio scolastico, che spesso rischia di divenire disagio a più livelli: affettivo, relazionale, psicologico.
La famiglia
Con l’ingresso nella scuola primaria si evidenzia il problema: il bambino non apprende come gli altri, ha difficoltà, accumula un ritardo rispetto al resto della classe. Non sempre si riesce ad avere una diagnosi precoce, così sia il bambino che la famiglia si trovano a vivere esperienze frustranti, ansiogene e si va strutturando una modalità affettivo-relazionale difficoltosa, fatta di vissuti di incompetenza e senso di colpa sia da parte dei genitori che da parte del figlio, che possono risvegliare malesseri o conflitti all’interno della coppia genitoriale. Spesso poi l’attenzione dei genitori è talmente concentrata sul problema scolastico che si finisce per trascurare gli aspetti ludici, lo stare insieme, le esperienze positive nel tempo libero e le potenzialità e competenze del figlio oltre l’area specifica di difficoltà. La situazione diviene ancora più complessa e delicata se ci sono altri figli, per cui possono scattare meccanismi di confronto e competizione particolari.
Gli insegnanti
Il senso di fallimento del lavoro didattico non è mai un evento emotivamente neutro. Il disagio che l'allievo ed il docente esperiscono hanno spesso conseguenze rilevanti sulla motivazione a continuare il proprio percorso o sulla valutazione serena della propria realtà. L'insegnante, in modo particolare, è esposto al rischio di quell'articolato processo definito burn out caratterizzato da un vissuto di impotenza, demotivazione, perdita di interesse per la propria professione e spesso difficoltà ad interagire con alunni, genitori, colleghi e con l'ambiente istituzionale.
Il processo di apprendimento avviene all'interno dell'interazione tra l'insegnante e l'allievo, la fluidità di questo rapporto determina in ogni momento la disponibilità dell'allievo ad accogliere i contenuti e i messaggi veicolati. Dove la relazione allievo-docente è compromessa o bloccata nasce un circolo vizioso che può condurre o contribuire al fallimento dello scopo didattico. Al rifiuto da parte dell'allievo delle materie di studio, ma in realtà indirizzato al docente, segue un rifiuto più o meno consapevole dell'allievo da parte del docente che compromette in modo definitivo l'iter formativo dell’alunno. A tutto ciò si aggiunge, poi, il peso che difficili relazioni in ambito scolastico e di apprendimento hanno all’interno delle dinamiche familiari, che a loro volta vanno a ripercuotersi sull’esperienza scolastica del ragazzo e sulle sue relazioni extra-scolastiche, incidendo sulla percezione di sé e sul senso di autostima, in una circolarità evidente ma complessa. Ecco allora che un corretto approccio a queste problematiche, nonché base di riferimento per la strutturazione di un efficace servizio di consulenza scolastica, risulta essere quello sistemico-relazionale, attento a tutte le dimensioni e a tutti gli elementi coinvolti in quello che è non un problema del singolo ma una difficoltà di tutto un ambiente con la sua complessità di relazioni.
SCUOLA, RELAZIONI E COUNSELING PEDAGOGICO
Caratteristiche e obiettivi principali
Il Counseling Scolastico ha il fine di agevolare la relazione insegnante-studente, insegnante-genitore, insegnante ed altre figure professionali.
Il lavoro della consulenza pedagogico-clinica alla scuola comprende modalità distinte, possiamo infatti distinguere una consulenza specifica per gli insegnanti di alunni di cui abbiamo condotto una osservazione pedagogica o che seguiamo per un trattamento pedagogico e una consulenza rivolta in generale alla scuola.

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La consulenza specifica:
consiste in uno o più incontri periodici con gli insegnanti di un soggetto di cui abbiamo effettuato una osservazione pedagogica o col quale stiamo portando avanti un percorso di terapia pedagogica. Questo tipo di consulenza deve essere autorizzato dai genitori del bambino ed è finalizzato sia ad un più funzionale ed efficace lavoro col bimbo sul piano degli apprendimenti scolastici, sia al miglioramento degli aspetti relazionali della sua esperienza scolastica, cercando così di attivare tutte le risorse potenziali per prevenire l’instaurarsi di disagi complessi e favorire un miglioramento negli apprendimenti.
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La consulenza generale:
Si rivolge al sistema-scuola, è strutturata sulla base di un progetto che ne stabilisce tempi, modalità, caratteristiche organizzative, azioni concrete. Possiamo distinguere tra due diverse modalità:
- Diretta, in cui viene richiesto un intervento di osservazione pedagogica
- Indiretta, in cui non si ha una osservazione diretta degli alunni ma si fa consulenza ai docenti mediante colloqui, servizi di sportello, incontri formativi e di approfondimento, etc.
Tra gli obiettivi generali del Counseling Scolastico possiamo porre:
- il supporto (per problematiche di vario tipo come disturbi dell’apprendimento, comportamenti iperattivi, impulsivi, prepotenti ed aggressivi nonché il disadattamento scolastico)
- lo sviluppo di abilità e competenze
- l’orientamento scolastico e professionale
- l’invio ad altri specialisti (in caso di situazioni particolarmente gravi, non affrontabili nel contesto scolastico)
- l’agevolazione dei processi comunicativi
- sviluppare la competenza emotiva in docenti, alunni, genitori
- far crescere la motivazione scolastica
- integrare bisogni affettivi e bisogni didattici
- contribuire alle attività di programmazione
- favorire l'empowerment dei docenti
- offrire sostegno in situazioni di difficoltà o disagio
- fornire orientamento scolastico e professionale
I docenti, comunque, non si configurano esclusivamente come utenti del Counseling ma essi stessi possono mettere in atto tale relazione d’aiuto nell’espletamento dei loro compiti quotidiani, utilizzando le proprie abilità di Counseling (preliminarmente acquisite mediante specifici training di formazione) come modalità di risoluzione dei problemi vissuti dal gruppo-classe e come metodologia di insegnamento.
Counseling e adolescenza
Secondo una ricerca condotta nel Comune di San Miniato (PI), in tutte quelle scuole dove sono stati aperti degli spazi di ascolto, la domanda da parte degli studenti è stata elevata. Questo perché l'ascolto a scuola non viene visto dai ragazzi come un aiuto diagnostico-terapeutico, ma soprattutto come una relazione con un adulto competente che può aiutare a capire alcune difficoltà, più o meno difficili d superare ma che non implicano necessariamente una patologia.
Il counseling scolastico con i ragazzi può servire a favorire due importanti aspetti la separazione-individuazione e l'acquisizione di consapevolezza.
Il counseling come strumento di prevenzione
Marcelli e Braconnier individuano tre livelli preventivi (Marcelli, Braconnier, 1999):
-
prevenzione primaria, cioè un’azione a livello dell’ambiente e/o dell’individuo per impedire la comparsa di disagi/disturbi;
-
prevenzione secondaria, cioè un’azione mirata in risposta ad un precoce riconoscimento di disagi/disturbi;
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prevenzione terziaria, cioè intervento specifico e specialistico a livello dei disturbi/disagi conclamati o comparsa di elementi complicanti.
Relativamente al disagio scolastico possiamo allora individuare tre livelli di intervento (Regoliosi, 1993):
-
prevenzione aspecifica rispetto fattori alla normale condizione evolutiva adolescenziale per impedire la comparsa di forme di disagio specifiche;
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prevenzione specifica primaria rispetto all’emergere di situazioni di disagio scolastico relazionale e didattico;
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prevenzione specifica secondaria rispetto all’acutizzarsi del disagio scolastico nelle forme di ripetuti insuccessi (ripetenze) e drop out, devianza.
L’esistenza di un servizio di consulenza pedagogica rivolta alla scuola come sistema di relazioni significative che sia accessibile, secondo le varie modalità e percorsi di attuazione che abbiamo visto, rappresenta sicuramente un elemento preventivo molto importante sia per il singolo alunno in situazione di disagio o difficoltà, per i genitori e per gli insegnanti. La prevenzione si va ad attuare in tutti e tre i suoi livelli e altrettanto evidente è la funzione protettiva rispetto al rischio burn-out dei docenti e rispetto alla promozione del benessere di tutti gli attori del sistema scuola.
Un servizio di questo tipo consente di orientare un intero sistema umano verso il cambiamento, sia nel repertorio di comportamenti comunicativi della persona, che nel contesto relazionale nella sua totalità.
Il fenomeno del disagio costringe a ripensare il ruolo della scuola come luogo di prevenzione e recupero ponendo ad essa il problema di attivarsi per migliorare la qualità della sua offerta formativa e la necessità, per essere veramente efficace, di produrre un intervento di “contesto”.
Tra i possibili progetti di prevenzione dovrebbero trovare una maggiore collocazione all’interno della nostra scuola progetti come i CIC (Centri di informazione e consulenza), sportelli d’ascolto all’interno delle scuole volti alla prevenzione/rilevazione del disagio nelle sue varie forme, previsti dal DPR 309/90; attività di screening precoce relativamente alle problematiche dell’apprendimento; percorsi integrati di recupero didattico e di socializzazione che vedano dunque una stretta collaborazione tra scuola e risorse del territorio; laboratori e percorsi psicopedagogici che coinvolgano il gruppo classe e gli insegnanti allo scopo di favorire lo “star bene a scuola”; attività di orientamento, formazione, counseling; percorsi di sostegno alla genitorialità, per citare solo alcuni dei possibili interventi. Questo tipo di progetti rientrano nell’area di competenza di quello che dovrebbe essere un vero e proprio servizio di sostegno psicopedagogico di supporto alla scuola, con personale specializzato e qualificato.
Un tale servizio dovrebbe operare a diversi livelli, dunque sia sul bisogno individuale del singolo “caso”, sia sul sistema-scuola, dunque sul suo clima interno, sui processi di comunicazione sia interni che con la famiglia, sugli aspetti didattici, etc, configurandosi come strumento di monitoraggio, supporto e intervento rivolto a tutti gli attori del sistema-scuola (insegnanti, alunni, genitori).
Il Counseling scolastico si offre come strumento per il docente, per l’alunno e per i genitori, e si caratterizza per una fondamentale valenza preventiva, protettiva, di supporto e di collegamento con il territorio laddove necessario.
Bibliografia:
- Cornoldi, Le difficoltà di apprendimento a scuola, Il Mulino
- Gillini, Zattoni, Un’ipotesi di consulenza formativa, Franco Angeli
- Liverta Sempio, Confalonieri, Scaratti, L’abbandono scolastico. Aspetti culturali, cognitivi, affettivi, Raffaello Cortina Ed. 1999
- Mancini G. e Gabrielli G. (1998) TVD Test di valutazione del disagio e della dispersione scolastica, Trento, Erickson
- Marcelli, D., Braconnier, A., Adolescenza e psicopatologia, trad. it., Masson, Paris, 1999
- Mazzoncini, Musatti, La strada maestra, NIS
- Mucchielli, Apprendere il counseling, Erickson
- Pratelli, M., Disgrafia e recupero delle difficoltà grafo-motorie, Erickson, 2003
- Pratelli, M., Le difficoltà di apprendimento e la dislessia, ed. Junior
- Regoliosi, L., in Liverta Sempio, Confalonieri, Scaratti, L’abbandono scolastico. Aspetti culturali, cognitivi, affettivi, Raffaello Cortina Ed. 1999
- Sempio, Confalonieri, Scaratti, L’abbandono scolastico. Aspetti culturali, cognitivi, affettivi, Raffaello Cortina Ed. 1999
Autore: Pamela Grazzini, Educatrice e Psicopedagogista laureata in Scienze dell'Educazione con una tesi di Psicologia Generale e Dinamica dal titolo "Etnopsichiatria e migrazione. Il sostegno psico-sociale a soggetti migranti", attualmente specializzanda in Pedagogia Clinica. Opera da anni nel sociale, in particolare nel settore minori, famiglie, migranti.
copyright © Educare.it - Anno VI, Numero 3, Febbraio 2006

