- Categoria: Difficoltà di apprendimento
- Scritto da Vincenzo Amendolagine
L'ADHD nel contesto scolastico
Il disturbo da deficit di attenzione con iperattività (ADHD-Attention Deficit Hyperactivity Disorder) è una patologia dell’età evolutiva che rientra tra i disturbi del neurosviluppo. Essa si rende evidente soprattutto nel periodo della scuola primaria, anche se alcuni segnali l’annunciano già nella scuola dell’infanzia. È un disturbo in cui predominano tre poli sintomatologici, relativi alla concentrazione, all’impulsività e all’iperattività.
Secondo il DSM-5 (la classificazione delle malattie mentali ad opera dell’Associazione degli Psichiatri Americani) perchè si possa diagnosticare l’ADHD devono essere presenti almeno sei sintomi riferibili alla disattenzione, all’iperattività e all’impulsività; questi segni devono comparire prima dei dodici anni e devono rendersi evidenti in almeno due ambienti, che fanno parte del contesto di vita del bambino (scuola, famiglia, tempo libero ecc.). In aggiunta, l’ADHD può avere una fenomenologia rapportabile a tre livelli di gravità [livello 1 (meno grave), livello 2 (di gravità moderata) e livello 3 (di estrema gravità)]. Relativamente alla presenza delle polarità sintomatologiche, l’ADHD può presentarsi in una forma in cui è presente solo il deficit attentivo oppure in una morfologia in cui compare solo l’impulsività-iperattività o, ancora, in una forma combinata in cui si manifestano entrambe le polarità.
Secondo l’ICD-10 (la classificazione delle malattie elaborata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità), l’ADHD rientra nei disturbi comportamentali dell’infanzia e dell’adolescenza, nello specifico nei disturbi ipercinetici. Essi secondo l’ICD-10 hanno delle particolarità ben precise, ovvero sono un
«gruppo di disturbi caratterizzato da un esordio precoce [...], una mancanza di perseveranza nelle attività che richiedono un impegno cognitivo ed una tendenza a passare da un'attività all'altra senza completarne alcuna, insieme ad una attività disorganizzata, mal regolata ed eccessiva. Possono associarsi diverse altre anomalie. I bambini ipercinetici sono spesso imprudenti e impulsivi, inclini agli incidenti e vanno incontro a problemi disciplinari per infrazioni dovute a mancanza di riflessione piuttosto che a deliberata disobbedienza. I loro rapporti con gli adulti sono spesso socialmente disinibiti, con assenza della normale cautela e riservatezza. Essi sono impopolari presso gli altri bambini e possono diventare isolati. È comune una compromissione cognitiva e ritardi specifici dello sviluppo motorio e del linguaggio sono proporzionalmente frequenti» [WHO (Organizzazione Mondiale della Sanità) - DIMDI (Istituto tedesco di documentazione e informazione medica) (2018). ICD - 10 - GM 2018. Neuchâtel (CH): UST, pag. 216].
Sintomatologia
I sintomi che il bambino evidenzia, soprattutto nel contesto scolastico, sono ascrivibili a tre ambiti, ovvero la difficoltà attentiva, l’impulsività e l’iperattività. Nel mantenimento dell’attenzione, si osservano i seguenti deficit: difficoltà a dedicarsi ad un compito fino al compimento di esso; difficoltà a mantenere l’attenzione sul proprio interlocutore; facile distraibilità con oggetti posti nelle vicinanze; difficoltà a mantenere l’ordine nelle proprie cose, in particolare negli oggetti scolastici.
Relativamente all’impulsività, si nota la facilità a compiere azioni particolarmente pericolose (attraversare la strada senza rendersi conto dell’eventuale pericolo); l’annoiarsi facilmente nel compiere un lavoro, per cui frequentemente il piccolo passa da un’attività all’altra senza concluderne nessuna; l’inefficiente organizzazione nello svolgimento di un compito scolastico; la difficoltà a rispettare le regole di un gioco o il proprio turno partecipativo ad esso.
Riguardo all’iperattività, si evidenziano un movimento continuo nelle varie parti del corpo; la grande fatica a restare seduto nel proprio banco, l’agitazione continua anche nel riposo notturno, la tendenza a disturbare continuamente la lezione scolastica e a distrarre i compagni di classe. Chiaramente queste manifestazioni si riverberano sul clima della classe, creando dinamiche sociali di contrasto fra il bambini e i coetanei.
La sintomatologia può variare in base all’età: nel periodo della scuola dell’infanzia predominano i sintomi dell’iperattività, mentre nella scuola primaria e nei successivi gradi d’istruzione prevale la sintomatologia disattentiva e impulsiva. Alcuni autori hanno evidenziato in minori che soffrono di ADHD certune caratteristiche di personalità, imputabili alla dimensione emotiva, ovvero essi presentano un’indifferenza totale nei confronti dell’alterità, la mancanza di empatia e di senso di colpa.
Le probabili cause
Si ritiene che l’ADHD sia una patologia multifattoriale, alla cui determinazione concorrono più fattori. A questo proposito, sono state avanzate più ipotesi per spiegare l’origine dell’ADHD:
- ipotesi genetica: si suppone che siano alterati i geni che intervengono nel ciclo metabolico del neurotrasmettitore dopamina;
- ipotesi morfologica: sembra che alcune zone cerebrali, come la corteccia frontale e prefrontale destra, i nuclei della base e del cervelletto siano, come volume, inferiori alla norma;
- ipotesi prenatale: spesso si è osservato che il bambino affetto da ADHD nasce da madri che fanno un uso smodato di fumo da sigaretta e alcol durante la gravidanza. Inoltre, la nascita pretermine predispone il bambino all’ADHD;
- ipotesi ambientali: molti autori hanno evidenziato che alla genesi del disturbo concorre un ambiente familiare inadeguato dal punto di vista pedagogico e comportamentale. A questo riguardo si crea un rapporto problematico e conflittuale fra il minore e la propria madre;
- ipotesi neuropsicologiche: in questo ambito sono state considerate due ipotesi, ovvero il deficit delle funzioni esecutive (il minore non è in grado di progettare un’attività e di portarla a compimento per scarsa strutturazione delle funzioni esecutive che consentono di farlo) e il deficit motivazionale (i bambini che soffrono di ADHD presentano delle alterazioni nel sistema delle ricompense e dei rinforzi. A tal proposito hanno bisogno di ricompense e rinforzi che prevedono dei tempi più brevi fra esecuzione del compito e ricompensa).
Le terapie dell’ADHD
Il trattamento dell’ADHD può attuarsi su due fronti, ovvero sul piano farmacologico e sul piano psico-educativo. In ambito farmacologico, sovente si utilizzano alcuni farmaci come il metilfenidato e l’atomoxetina. Le terapie psico-educative devono agire su tre fronti, ossia bisogna lavorare individualmente con il bambino, con la famiglia e con il contesto scolastico. Tutti gli interventi psico-educativi devono essere indirizzati a raggiungere i seguenti obiettivi:
- migliorare il rapporto del bambino con i coetanei;
- diminuire i comportamenti distonici;
- implementare le capacità di apprendimento;
- aumentare l’autostima;
- migliorare la qualità della vita del bambino e della sua famiglia.
Nello specifico, le terapie psico-educative fanno riferimento a differenti tecniche, ovvero: le tecniche comportamentiste, cognitive, la tecnica dell’ignoramento pianificato e le tecniche psico-educative scolastiche.
Le tecniche comportamentiste si basano sul condizionamento operante, che rinforza le condotte in base alle conseguenze che producono. In altri termini, si agisce sui comportamenti distonici, quali disattenzione, impulsività e aggressività nei confronti dell’alterità con il sistema dei premi e dei castighi con la finalità di incrementare i comportamenti sintonici e disincentivare quelli distonici. In sostanza, al comportamento sintonico segue un premio, a quello distonico una punizione. Affinché questa tecnica possa funzionare fra comportamento e assegnazione della ricompensa deve esserci un intervallo di tempo molto breve.
Le tecniche cognitive insegnano al piccolo le metodiche di autocontrollo del proprio comportamento. In pratica, si aiuta il bambino a prendere coscienza delle modalità che utilizza per affrontare le criticità che si presentano, in modo che quelle distoniche possano essere sostituite con altre meno problematiche.
La tecnica dell’ignoramento pianificato consiste nell’ignorare volutamente da parte dell’educatore o del genitore i comportamenti messi in atto dal minore, alla cui base sovente ci può essere la volontà di attirare l’attenzione dell’adulto in maniera violenta. Attraverso questa tecnica si insegna al bambino che l’attenzione di qualcuno può essere richiesta anche attraverso altre modalità.
Fra le tecniche psico-educative scolastiche sono da annoverare la differente strutturazione del tempo e dell’organizzazione delle attività scolastiche, il reperire delle regole comportamentali semplici e valide. Gli insegnanti nella cui classe è inserito un alunno con ADHD devono prevedere una strutturazione ben precisa del tempo scolastico, in modo tale che nella prima parte della giornata scolastica siano programmate le attività più impegnative, riservando l’ultima parte ad attività meno impegnative (apprendimenti con connotazioni ludiche). In aggiunta, tutte le attività di apprendimento vanno scomposte in microunità di apprendimento, in cui ci sia un tempo di latenza molto breve tra svolgimento del compito e raggiungimento degli obiettivi. Tutti gli insegnanti della classe devono avere le stesse convinzioni e procedure relative alle regole di comportamentopoiché vanno ripetute più volte nella giornata.
Nel momento in cui ci si accorge che sta per subentrare una crisi (ci sono dei segni premonitori che frequentemente annunciano una crisi, come dondolarsi più del dovuto sulla sedia o altre modalità comportamentali che gli insegnanti hanno modo di osservare nel corso del tempo), bisogna interrompere la catena che elicita la crisi, dando al bambino un compito che lo distragga e lo allontani momentaneamente dalla classe (come ad esempio portare un libro nella classe vicina).
Al di là di ogni terapia-strategia, è importante che coloro che hanno funzioni educative coltivino una relazione di comprensione e alleanza con il bambino, che va reso consapevole di questa caratteristica della sua personalità senza che ciò intacchi la sua autostima.
Riferimenti bibliografici
- Amendolagine, V. (2019). Manuale di psichiatria dell’età evolutiva per educatori. Lecce: Libellula Edizioni Universitarie.
- Amendolagine, V. (2020). Compendio di neuropsichiatria infantile per educatori. Lecce: Libellula Edizioni Universitarie.
- American Psychiatric Association (2014). DSM - 5 (trad. italiana). Milano: Cortina.
- Barkley, R., A. (2006). Attention-deficit hyperactivity disorder: A handbook for diagnosis and treatment. New York: Guilford Press.
- Barkley, R., A., Murphy, K., R., Fischer, M. (2008). ADHD in Adults: What the Science Says. New York: Guilford Press.
- Castellanos, F., X., Lee, P., P., Sharp, W. e al. (2002). Developmental trajectories of brain volume abnormalities in children and adolescents with attention-deficit/hyperactivity disorder. Journal of The American Academy of Child and Adolescent Psychiatry, 288, 14,1740 - 1748.
- Chiarenza, A., G., Bianchi, E., Marzocchi, G., M. (2002). Linee guida del trattamento cognitivo comportamentale dei disturbi da deficit dell’attenzione con iperattività (ADHD). Milano: Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza. http:www.sinpia.eu/atom/ allegato/147.pdf
- Epstein, J., N., Weiss, M., D. (2012). Assessing treatment outcomes in attention - deficit/hyperactivity disorder. A narrative review. Primary Care Companion to the Journal of Clinical Psychiatry, 14, 6.
- Faedda, N., Natalucci, G., Calderoni, D., Donfrancesco, R., Ferrara, M., Guidetti, V. (2016). Deficit di attenzione e iperattività, in Guidetti, V. (a cura), Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, Bologna: Il Mulino, pag. 175 - 198.
- Langley, K., Rice, F., van den Bree, M., B. e al. (2005). Maternal smoking during pregnancyas an environmental risk factor for attention deficit hyperactivity disorder behaviour: A review. Minerva Pediatrics, 57, 6, 359 - 371.
- Militerni, R. (2021). Neuropsichiatria infantile. Napoli: Idelson - Gnocchi.
- Shah, L., D., Coffey, B., J. (2015). Callous - unemotional traits in a child with attention deficit/hyperactivity disorder and oppotional defiant disorder: Managing medication and expectations. Journal of Child and Adolescent Psychiatry, 33, 80 - 93.
- Viganò, S. (2013). Disturbi dello sviluppo, del comportamento e dell’umore. Roma: Edizioni Unimarconi.
- WHO (Organizzazione Mondiale della Sanità) - DIMDI (Istituto tedesco di documentazione e informazione medica) (2018). ICD - 10 - GM 2018. Neuchâtel (CH): UST.
copyright © Educare.it - Anno XXII, N. 4, Aprile 2022

