![]()
| Credits | Copyright | Privacy Policy |
Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) è un disturbo del neurosviluppo, caratterizzato da disattenzione, iperattività e impulsività. I bambini, a cui è stato diagnosticato questo disturbo, presentano difficoltà nel prestare attenzione, nel controllare i propri comportamenti e sono impulsivi. Questa sintomatologia ipoteca negativamente il loro funzionamento nella quotidianità e determina una notevole criticità nelle relazioni interpersonali. La letteratura scientifica fino ad oggi prodotta è concorde nell’attribuire questa fenomenologia sintomatologica ad un deficit delle funzioni esecutive.
L'articolo illustra, in maniera semplificata, i principali trattamenti psicofarmacologici, suddivisi per patologia, che possono essere utilizzati nell’età evolutiva in ambito psichiatrico. Saranno presi in considerazione i quadri psicopatologici più frequenti nella pratica clinica, ossia il disturbo depressivo, il disturbo da deficit di attenzione e iperattività, i disturbi dello spettro ossessivo - compulsivo, i disturbi da comportamento dirompente, del controllo degli impulsi e della condotta.
Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (DDAI), attention deficit/hyperactivity disorder (ADHD), è la più recente etichetta diagnostica utilizzata per descrivere bambini che presentano problemi di attenzione, impulsività e iperattività in contesti sociali anche molto diversi tra loro (a casa, a scuola, con gli amici...).
Secondo i criteri del Diagnostic and Statistical Manual Of Mental Disorders, quinta edizione (DSM V), si distinguono tre sottotipi di ADHD: disattento, iperattivo e combinato.
Lo studio riassume gli esiti di un lavoro di ricerca-azione interdisciplinare durato cinque anni con bambini e adolescenti con adhd, che ha coinvolto complessivamente circa un centinaio di soggetti, alcuni dei quali sono stati monitorati nel corso del loro sviluppo. I risultati della ricerca e le evidenze raccolte dalla letteratura mostrano in modo promettente i benefici dell’attività motoria, sia da un punto di vista genetico e per lo sviluppo delle funzioni esecutive, sia per la riduzione della sintomatologia che per la crescita complessiva della persona. L’articolo si completa con una rassegna degli sport adatti ai diversi bisogni di bambini, ragazzi ed adolescenti con disturbi del neurosviluppo.
Il disturbo da deficit di attenzione con iperattività (ADHD-Attention Deficit Hyperactivity Disorder) è una patologia dell’età evolutiva che rientra tra i disturbi del neurosviluppo. Essa si rende evidente soprattutto nel periodo della scuola primaria, anche se alcuni segnali l’annunciano già nella scuola dell’infanzia. È un disturbo in cui predominano tre poli sintomatologici, relativi alla concentrazione, all’impulsività e all’iperattività.
La capacità di lettura è un’abilità estremamente complessa. In essa si possono evidenziare due processi importanti, ovvero il riconoscimento della parola e la comprensione del suo significato. Quando imparano a leggere, i bambini utilizzano una metodologia che prevede dapprima il riconoscimento dei grafemi, successivamente la lettura dei fonemi e infine la comprensione del significato dell’intera parola.
La lettura è corretta nella misura in cui il bambino possiede alcune competenze, quali la comprensione del senso di quanto legge, l’abilità di leggere con espressione e, soprattutto, la competenza metalinguistica, ovvero la capacità di figurarsi mentalmente il linguaggio e il capire a che cosa esso serve.
Si pensa che la sindrome da deficit di attenzione/iperattività, meglio nota con l’acronimo ADHD, riguardi principalmente i maschietti, ma non è così. A smentire questo luogo comune, l’ultimo studio dell’Università George Washington pubblicato nel Journal of Clinical Psychiatry, secondo il quale, negli Stati Uniti, tra il 2007 e il 2011, è stato registrato un boom di diagnosi, pari al 55%, proprio tra le bambine.
![]()
| Credits | Copyright | Privacy Policy |