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Il rischio nell'età adolescenziale: percezione e comportamento - Adolescenti che rischiano

 

Adolescenti che rischiano

Gli studi condotti finora sul comportamento deviante dei giovani hanno sottolineato che l’elevata frequenza con cui gli adolescenti assumono atteggiamenti a rischio è il risultato di numerosi fattori. L’attrazione degli adolescenti per questi comportamenti di sfida è stata spiegata in parte come manifestazione di un tratto di personalità caratterizzato dal desiderio di vivere sensazioni nuove ed eccitanti: a questo proposito bisogna ricordare lo studio delle differenze individuali nei confronti di scelte rischiose, in circostanze di vita quotidiana, allo scopo di valutare se esiste un tratto di personalità che distingue gli individui rispetto alle scelte pericolose. Lo strumento di rilevazione più noto è la scala delle sensation seeking di Zuckerman (1983), nella quale i punteggi più elevati sono risultati all’età di 16 anni, per poi diminuire progressivamente.
Altri autori spiegano i comportamenti a rischio degli adolescenti facendo riferimento a fenomeni cognitivi, come l’egocentrismo e l’ottimismo ingiustificato che ne deriva (Arnett, 1990).

E’ opportuno ricordare che il comportamento umano, e quindi anche quello dei giovani, ha origine dalla biologia del uomo, dalla cultura che assorbe e dall’educazione che riceve. La struttura comportamentale di un adolescente è il risultato di tratti biologici, psichici e sociali. Non è mai imputabile puramente a fattori genetici o ereditari: le caratteristiche di questa età, di transizione dall’infanzia alla prima maturità, vengono strutturate anche da influenze familiari e ambientali, dalle molteplici forme relazionali con cui e per cui il giovane conquista o meno il suo grado di autonomia.
Infatti la società in cui l’individuo vive, le influenze e le regole tipiche di un luogo, e di un tempo, di una condizione familiare, lo rendono un prodotto storico (Andreoli, 1995). Per valutare il complesso di queste caratteristiche giovanili, occorre dunque adottare un metodo di valutazione che tenga conto di una nuova cultura psicologica dell’adolescenza, senza usare stereotipi e modelli interpretativi che non siano adattabili al soggetto, aggiornati alla sua attualità storica. Altrimenti si cadrebbe nel pericolo di mal comprendere le problematiche e quindi di intervenire in maniera anacronistica rispetto alle nuove generazioni (Frontori, 1992 ).
E’ appunto nel contesto dei cambiamenti sociali che si può individuare una nuova lettura del rischio per i giovani. Oggi i nuovi codici sociali incoraggiano l’iniziativa individuale, per cui ognuno invece di seguire un iter per diventare se stesso è incoraggiato a seguire modelli esterni. Il rischio quindi per tutti gli esseri umani non consiste solo nel passaggio necessario per raggiungere un obiettivo, ma può essere un rischio positivo creatore di senso, di emozioni e di fida a se stessi. A volte “affrontare il rischio significa anche rinascere, toccare zone vicino alla morte per dare un senso nuovo alla quotidianità”. Qualunque siano le cause, “il rischio offre l’illusione di essere diventati più forti, di aver superato un rito d’ iniziazione” (Croce, 2000).
In realtà molte condotte a rischio dei giovani, più che riti, appaiono tentativi di dare un significato alla loro esistenza, un’ occasione per testare se si è presenti e se valga la pena di vivere; anche perché, oggi, non esiste un vero e proprio inizio alla vita adulta, per cui abbia senso un rito d’iniziazione.

La nostra società in questo periodo storico sembra non aver bisogno di adulti ma, in un certo qual modo, di individui dipendenti e più precisamente di forza lavoro, per cui si cerca di allungare in modo spropositato l’adolescenza e la formazione dei giovani.
Un aspetto nuovo, tipico della nostra epoca, si differenzia notevolmente dal passato in cui l’organizzazione sociale “destinava” le persone ad un ruolo ben preciso, mentre oggi si favorisce la ricerca autonoma del proprio destino; si offre un enorme ventaglio di possibilità di formazione e d’interessi, parallelamente a una scarsità endemica di progetto di vita e di proposte per realizzarsi. Questa, solo apparente, libertà appare per molti adolescenti una splendida opportunità, ma per altri è semplicemente un spazio sconfinato di possibilità, infinite scelte che nessuno spiega , e la cui interpretazione diventa motivo di ansia e di paura. Impedimenti, divieti e ristrettezze in passato potevano far sviluppare patologie di tipo aggressivo contro padri e contro istituzioni; mentre paradossalmente, ora, la loro mancanza può creare comportamenti di tipo depressivo e autoaggressivo. Inoltre ci si colpevolizza perché non si riesce ad avere progetti, obiettivi, desideri per cui valga la pena di lottare. Se un tempo, anche in un passato abbastanza recente, l’impossibilità di soddisfare dei bisogni e l’oppressione creavano un tipo di patologia, la società contemporanea dei consumi ne ha generate di nuove, come le dipendenze, le tossicomanie e appunto i molteplici comportamenti a rischio.

Questi risultano problemi connessi alla mancanza di controllo e alla ricerca del piacere immediato (Croce, 2000). La cultura della “ricerca del piacere immediato” non è, pertanto, una caratteristica comportamentale del giovane contemporaneo quale piccolo eroe del nulla, non è una mancanza di qualità da imputare all’adolescente trasversale a qualsiasi società, ma diventa il frutto di concause esterne. Se analizziamo il ventaglio di modelli offerti dalla nostra attuale convivenza, scopriamo quanto siamo rivolti all’aggressività, all’individualismo, alla sopraffazione, al raggiungimento dello scopo attraverso il minimo impegno possibile, alla delega agli altri per le proprie responsabilità.
Da alcune ricerche sugli adolescenti sono emersi dei risultati significativi per quanto riguarda i comportamenti a rischio, sottolineando in particolare che la pressione del gruppo dei pari, la condivisione delle attività con i coetanei e la credenza di essere immuni dai pericoli fanno sì che i giovani percepiscano un livello di rischio molto più basso.

Una ricerca, svolta da Savadori e Rumiati (1996), conferma che nella determinazione del rischio percepito esiste una stretta connessione tra pericolosità del rischio e influenza dei pari; inoltre la frequenza con cui si attuano alcuni comportamenti influisce enormemente. Oltre a ciò gli adolescenti che più spesso assumono questi comportamenti si ritengono meno a rischio ed immuni nei confronti dei pericoli e rispetto ai loro coetanei, e ciò fa supporre che questa azione agente in sé, interagisca fortemente con la valutazione cognitiva dei fenomeni. Un altro risultato interessante della stessa ricerca mette in luce una dimensione morale, precedentemente ignorata: ovvero, le norme imposte dai genitori e dalla società rappresentano un fattore che può incidere fortemente sulla percezione del rischio in coloro che frequentemente lo attuano. Se dunque ciò che è proibito è immorale e perciò più rischioso, allora il rischio che corro diventa più piccante, più attraente.
Questo meccanismo ha una sua perversione che assomiglia a tante altre interdizioni: dal momento che nel proibire qualcosa - un gesto o un fatto che nuocia al soggetto o al sociale, oppure una trasgressione alla legge - si mettono in moto meccanismi di curiosità e di interesse, diventa rischioso sia proibire che il lasciar fare.

Una possibile soluzione (forse la più realistica) sta nella presenza attiva dell’adulto accanto al giovane, nella sua condivisione per tutte le difficoltà della crescita e della convivenza,nell’evitare sia il paternalismo sia l’assoluto permissivismo: ci si rende conto della difficoltà di questo ruolo, dal momento che, come sono a rischio i giovani, in questo essere a loro presenti sta il rischio della generazione degli adulti.



Indicazioni bibliografiche

 

  • ANDREOLI V., Giovani, Milano, Rizzoli, (1995).
  • ARNETT J., Drunk driving sensation seeking, and egocentrism among adolescents, in "Personality and Individual Differences", 11, 541-546, (1990).
  • ARNETT J., OFFER D., FINE M., Reckless driving in adolescence: “state” and “trait” factors, in "Accident Analysis and Prevention", 29, 1, 57-63, (1997).
  • CROCE M., Risico ergo sum? Ovvero perché le persone si espongono al rischio?, in "Animazione sociale", 147, 30, 32-41, (2000) .
  • D’ALESSIO M., RICCI BITTI P., VILLONE BETOCCHI G., Gli indicatori psicologici e sociali del rischio: modelli teorici e ricerca empirica, Napoli, Gnocchi, (1995).
  • DARLEY J., GLUCKSBERG S., KINCHLA R., Psicologia 1. Sensazione e percezione. Apprendimento e processi cognitivi. Motivazione ed emozione, Bologna, Il Mulino, (1991).
  • DE WIT J.,VAN DER VEER G., Psicologia dell’adolescenza: teorie dello sviluppo e prospettive d’intervento, Firenze, Giunti, (1993).
  • FRONTORI L., Adolescenza e oggetti. I consumi: ostacoli o alleati della crescita?, Milano, Raffaello Cortina, (1992).
  • FREUD S., Il disagio della civiltà e altri saggi, Torino, Bollati Boringhieri, (1927).
  • GALIMBERTI U., Dizionario di psicologia, voce: Percezione, voce: Corpo, Torino , UTET, 670-675, 248-250, (1994).
  • GULLOTTA G., La scienza della vita quotidiana, Milano, Giuffrè, (1995).
  • PIAGET J., La costruzione del reale nel bambino, Firenze, La Nuova Italia, (1970).
  • SAVADORI L., RUMIATI R., Percezione del rischio negli adolescenti italiani, in "Giornale italiano di Psicologia", 1, 85-106, (1996).
  • TVERSKY A., KAHNEMAN D., The framing of decisions and the psychology of choice, in "Science", 211, 453-458, (1981).
  • ZANI B., Percezione del rischio e promozione della salute negli adolescenti, in Della Pasqua D., Fattori O. (a cura di), Progetto Airbag. Diario di bordo delle esperienze, Cesena, Il Ponte Vecchio, 11-18, (2004).
  • ZUCKERMANN M., Biological bases of sensation seeking, impulsivity and anxiety, Hillsdale (NJ), Erlbaum, (1983).

 


Autore: Marilena Donati, laureata in Psicologia Clinica e di Comunità presso l'Università degli Studi di Bologna. Ha all’attivo diverse esperienze formative e professionali nell’ambito clinico, dell’età evolutiva (presso l’Azienda U.S.L. di Ravenna) e nell’area educativa privata. Attualmente è impegnata nella progettazione di interventi scolastici.


copyright © Educare.it - Anno XI, N. 5, Aprile 2011