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Il rischio nell'età adolescenziale: percezione e comportamento

In psicologia per percezione s'intende la facoltà soggettiva di un individuo di rappresentare il proprio sé o attraverso la sensazione emozionale o attraverso la dimensione corporea, oppure attraverso entrambe. Alcuni autori, tra cui Galimberti (1994) definiscono la percezione come “un insieme di funzioni psicologiche che permettono all’organismo di acquisire informazioni circa lo stato e i mutamenti del suo ambiente grazie all’azione di organi specializzati quali la vista, l’udito, l’olfatto, il gusto e il tatto”.

Al fine di raccogliere informazioni sullo stato del proprio corpo tramite la sensibilità questa facoltà riesce quasi automaticamente ad avvertire gli effetti dell’ambiente circostante e le modificazioni del proprio sé fisico ed emotivo.
Prima di addentrarci nel tema specifico di questo articolo, vediamo anche la definizione di causalità: qui vogliamo intendere quella facoltà secondo la quale chi percepisce un effetto è in grado di risalire alla ragione “causale” che lo ha prodotto. E’ interessante apprendere che già Piaget (1970) la riconosce nella capacità del bambino quando si riferisce all’attività psichica dei primi mesi di vita, sostenendo che all’inizio è semplicemente un’assimilazione dell’ambiente circostante al funzionamento degli organi .
Se il bambino procede nel “mettere i mezzi e i fini”, significa che sta costruendo un universo che “diventa coerente in cui gli effetti succedono alle cause e in cui l’attività propria deve sottomettersi a leggi obiettive”.

In questa sede vogliamo riflettere sui concetti di percezione e causalità rispetto ai rischi in adolescenza: vale a dire sia nel senso di percepire il grado di un determinato rischio (subito o prodotto) e di una determinata causa come motivo che ha scatenato un certo effetto.
Dunque la capacità di percepire segue una evoluzione: dallo stadio percettivo della prima infanzia si passano varie “ tappe” fino a raggiungere quella della percezione da parte dell’adolescente e quindi dell’adulto.
E’ accertato che ogni esperienza percettiva dell’adolescente (e dell’adulto) dipende tanto dalla propria esperienza precedente e dalla propria conoscenza del mondo, quanto dall’informazione sensoriale che raggiunge direttamente il cervello (Darley, Glucksberg, Kinchla, 1991).
La teoria percettiva dominante, secondo Darley e gli altri, afferma che “la maggior parte delle percezioni sono costruite, o sintetizzate combinando sensazioni più elementari”.
E’ col nome di inferenze inconsce che gli autori definiscono le inferenze percettive tanto “accurate, familiari e automatiche” da essere assimilate inconsapevolmente, quasi come un automatismo. Altri autori invece sono di diverso parere perché considerano che la ricerca tradizionale non ha tenuto conto dell’interazione attiva (volta alla ricerca di informazioni) tra organismo e ambiente.