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Il rischio nell'età adolescenziale: percezione e comportamento - Corpo e comportamento nella percezione di sé

 

Corpo e comportamento nella percezione di sé

Per completare la funzione percettiva è utile riflettere su i meccanismi che conducono alla percezione di sé.
Galimberti nel suo Dizionario (1994) scrive di uno schema corporeo che è il “risultato di sensazioni, di percezioni e anche di una costruzione che il soggetto si fa attraverso la rappresentazione che ha del proprio corpo, alla cui elaborazione concorre anche una componente sociale, per mezzo di processi di identificazione e di imitazione, i modelli culturalmente proposti, il confronto tra la propria immagine corporea e le immagini corporee degli altri”.
Quando un comportamento avviene come qualcosa che non appartiene al soggetto che percepisce, oppure come se chi percepisce fosse spettatore di una scena dove lui non è partecipe, si verifica il danno: in altre parole l’effetto diventa spettacolo.
Su questa discrepanza comportamentale tra il soggetto che provoca un effetto, visto come spettacolo, molta letteratura ha prodotto riflessioni presso che simili.

Per portare alcuni esempi, si potrebbe elencare una serie di comportamenti che, come dice Andreoli (1995), fanno parte della normalità. L’adolescente che uccide per “motivi futili”, oppure quello che “lancia i sassi” dal cavalcavia, e ancora colui che passa col rosso a tutta velocità per scommettere che “ce la fa”… sono emblematici esempi di una generazione che, nella cultura della normalità, si comportano come migliaia di altri giovani.
Occorre definire, a questo punto, in quale modo possono avvenire questi “scollamenti” tra causa ed effetto di un fenomeno prodotto, così come tra io che provoco un certo effetto e l’accadimento di qualcosa che consegue a questa prima causa.
Una di queste ragioni consiste nella mancanza di una percezione completa di qualsiasi fenomeno: non solo riguardo il rapporto causa-effetto, ma anche il rapporto “io provoco - io assisto allo spettacolo”, e ancora al rapporto mancante tra la parte e il tutto.
Sempre Galimberti (1994), parlando di schema corporeo, spiega che “accanto alla tendenza che porta a unificare le parti del corpo in quella unità che poi l’immagine corporea si incarica di esprimere, c’è anche la tendenza che porta a distruggere tale immagine , personificando le singole parti e proiettandole fuori di sé come fantasmi. E’ l’esperienza della dissociazione dove non è più possibile riconoscere la relazione tra le parti e la totalità del proprio corpo e dove cade quella frontiera che delimita il nostro corpo distinguendolo dal mondo”.