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La funzione dei sussidi nell’apprendimento delle persone con bisogni educativi speciali - Sussidio come strumento organizzatore

3. Sussidio come strumento organizzatore

Vivere accanto a una persona con disabilità può comportare dei "rischi di supplenza": pur senza volerlo o con le migliori intenzioni, si possono assumere infatti atteggiamenti di anticipazione ed iperprotezione, fino ad una vera e propria sostituzione nelle comuni attività quotidiane, nella formulazione di preferenze, nelle attività decisionali etc.
Questi atteggiamenti sono negativi nella misura in cui non favoriscono lo sviluppo di autonomie o soffocano lo spazio di crescita della persona. E’ per questo motivo che diversi soggetti evidenziano un quadro iperdeficitario, giustificato solo in parte da effettive limitazioni di ordine strutturale o funzionale.

Riportato in ambito scolastico, il discorso apre ad una casistica ricchissima, che scaturisce dal dilemma di tutti gli insegnanti e di molti genitori: quanto un bambino riesce a "far da solo" o quanto, invece, ha effettivamente necessità di essere aiutato? Nella consapevolezza che non vi possa essere risposta certa, e quindi contemplando nella valutazione del bisogno di un alunno con disabilità una certa dose di rischio educativo, si ritiene che l’utilizzo di alcuni sussidi possa aiutare ad individuare (ed a sviluppare) le effettive possibilità di autonomia.
Si considerino, a titolo esemplificativo, alcune attività tipiche di ogni studente: l’organizzazione del materiale scolastico, l’allestimento dello zaino secondo l’orario scolastico, il metodo di lavoro rispetto alla consegna data dal docente o al compito per casa. E’ comune che in queste situazioni l’alunno con difficoltà venga aiutato dall’insegnante di sostegno o dal genitore. Come è noto, in assenza di una particolare attenzione educativa, il bisogno di aiuto tende a divenir cronico e il soggetto non riesce a fare alcunché se non è assistito.
Ne consegue che il mancato sviluppo di tali abilità, che potremmo definire "pre-disciplinari", si traduce in forti limitazioni nell’autonomia di apprendimento, prima ancora che l’alunno si misuri con richieste di ordine logico o linguistico.

Sussidi, anche molto semplici e banali, possono aiutare il bambino a svolgere da solo alcune attività, foss’anche in termini meramente esecutivi. Si pensi ai promemoria cartacei o elettronici, ai cartoncini guida che ricordano in modo illustrato le fasi di lavoro, per arrivare al computer utilizzato come una moderna versione delle teaching machine: sussidi insomma che svolgono la funzione di "mediatori organizzativi", che regolano lo "scambio" tra l’adulto educatore e il soggetto con disabilità, in modo che il primo non invada lo spazio di autonomia dell’altro.
Il computer può giovare anche come "consulente" discreto, che non giudica e non perde la pazienza, anzi è prodigo di suggerimenti come, ad esempio, quando si deve scrivere un testo e si temono gli errori ortografici.

In sintesi, i vari tipi di sussidi offrono un contributo concreto all’educazione delle persone con bisogni speciali: possono compensare limitazioni funzionali, consentire lo sviluppo di abilità, facilitare la vita indipendente e la partecipazione sociale. E’ importante però che siano utilizzati in modo mirato e creativo, con la consapevolezza della diversa funzione che possono assumere e senza aspettative di natura miracolistica.

 


Riferimenti bibliografici:

1. Canevaro A., Quel bambino là... Scuola dell'infanzia, handicap e integrazione, La Nuova Italia, Firenze, 1996

2. Bruner J., La mente a più dimensioni, Laterza, Bari, 1993

3. Damiano E., Insegnare per concetti, SEI, Torino, 1994


copyright © Educare.it - Anno VII, Numero 3, Febbraio 2007

DOI: 10.4440/200702/PASQUALOTTO