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Apprendimento e Sindrome Post Traumatica da Stress

È sempre più diffusa l'opinione che l'approccio "biologico" sia importante per comprendere l'apprendimento e i suoi processi. Questo metodo ci consente di identificare i meccanismi fisiologici responsabili dei pattern di apprendimento descritti da educatori e formatori, e di studiare l'evoluzione del rapporto tra comportamento e sistema nervoso.
La relazione tra PTSD, ovvero sindrome del disturbo post traumatico e i disturbi dell'apprendimento è stata accertata da numerose ricerche. Come già riportato dagli studi pioneristici di Hebbs (1), l'apprendimento avviene per l'instaurarsi di nuove connessioni tra neuroni di uno stesso centro e tra centri sensoriali diversi. Nel corso dell'apprendimento o durante il processo di memoria aumentano le connessioni sinaptiche tra neuroni e neurotrasmettitori. Questo tipo di meccanismo comporta la modifica delle connessioni sinaptiche preesistenti.

Le informazioni derivate dall'apprendimento, come anche la memoria a lungo termine e la navigazione spaziale, vengono conservate nell'ippocampo che è in connessione continua con le aree corticali ed ha il compito di riattivare con regolarità i circuiti neuronali in cui tali informazioni sono conservate.
Per questo motivo i soggetti con lesioni o alterazioni all'ippocampo o zone limitrofe non sarebbero più in grado di apprendere comportamenti complessi e perderebbero la capacità di ricordare forme di apprendimento passato. La sindrome post traumatica da stress, può manifestarsi come reazione ad una esperienza negativa e in seguito all'esposizione ad uno o più eventi che minacciano la stabilità psico-fisica delle persone. I sintomi più evidenti sono: paura, derealizzazione, depersonalizzazione, hyperaroulsal, evitamento. Coloro i quali sono affetti da questa sindrome, mostrano difficoltà di apprendimento, oltre che disinteresse per la vita emozionale specialmente rispetto a persone a loro vicine e nel caso di adulti, perdita di interesse per attività che in passato erano da loro ritenute coinvolgenti, irritabilità, difficoltà nello svolgere attività lavorativa.
In questi soggetti l'associazione dello stress alla paura e all'ansia può indurre molteplici disturbi fisici e psicologici tra i quali depressione, schizofrenia e disturbi d'ansia. Alcuni casi gravi sono a rischio suicidio. Tutto ciò comporta un elevato costo sociale.

Letterature Review

In uno studio condotto su una popolazione di impiegati di banca affetta da PTSD a seguito di rapina (2), i soggetti venivano sottoposti alla visione di un filmato a contenuto emotigeno neutro, durante la visione irrompeva improvvisamente lo stimolo stressante rappresentato da un white noise ad 80 decibel, per indurre la naturale risposta galvanica cutanea.
Dallo studio è emerso che mentre i soggetti con PTSD, appartenenti al gruppo sperimentale, selezionato attraverso il DSM IV, esibivano durante tutto il corso della sperimentazione una costante ed evidente risposta psicofisiologica alla stimolazione, nei soggetti sani, di controllo, i valori tornavano nella norma al cessare del rumore. I soggetti con PTSD reagivano alla stimolazione con la caratteristica risposta di 'attacco-fuga' del sistema nervoso simpatico (SNS) che come è noto si attiva in presenza di pericolo. La selettività della risposta emotiva allo stimolo è risultata anormale in funzione e correlata alla gravità del disturbo. Le risposte psicofisiologiche del sistema nervoso autonomo (SNA) sono state monitorate attraverso tecniche touch-less a infrarosso per tutelarne la spontaneità della reazione. Questo studio mostra come ci sia un correlato neutrale di acuta generalizzata 'segnalazione' soglia che è tipicamente osservata in questi soggetti e che rappresenta una strategia di allarme dell'organismo.
In un recente studio (3) ancora in corso, alcuni ricercatori italiani, hanno analizzato la capacità di apprendimento di un gruppo di studenti aquilani affetti da PTSD conseguente il sisma che colpì la città il 6 aprile 2009. I soggetti affetti da PTSD hanno mostrato difficoltà di apprendimento e problemi durante la fase di sonno.
In un'intervista a Repubblica del 12 novembre 2010, il coordinatore dello studio spiega che, come rilevato attraverso la Risonanza Magnetica Funzionale, nella popolazione affetta da PTSD il volume dell'ippocampo risulta inferiore alla media.
Partendo da questa considerazione il gruppo di lavoro ha selezionato attraverso la somministrazione del DSM IV, alcuni studenti universitari dell'Università dell'Aquila, metà dei quali sono risultati positivi al PTSD. Il task per i soggetti consisteva in un compito da svolgere in una città virtuale. Durante la fase di apprendimento essi dovevano realizzare una mappa cognitiva e dimostrare di essere in grado di rispettare il percorso che era stato loro assegnato.
Successivamente era prevista una fase di riposo di circa 2 ore e nella terza fase i soggetti dovevano ripetere ancora una volta il task di navigazione virtuale nella città. Nella notte successiva l'esperimento, ogni soggetto partecipante allo studio, ha compilato un diario del sonno. Nel giorno successivo ad ognuno è stato richiesto di ripetere l'esperimento. I risultati preliminari mostrano che gli studenti che non avevano riportato alcun trauma psicologico, i negativi, miglioravano la performance rispetto la volta precedente, sia rispetto la strategia sia in velocità, infatti portavano a termine il compito nella metà del tempo, mentre i soggetti risultati affetti da PTSD svolgevano performance peggiori anche e soprattutto a causa del sonno frammentato e disturbato che dichiaravano di avere avuto durante la notte precedente la seconda prova.
In letteratura scientifica già negli anni '90 gli studi di Burstein (4) mettevano in evidenza che i deficit della memoria e della concentrazione sono comuni tra persone affette da PTSD. In uno studio successivo di McNally (5) venne infatti chiesto alla popolazione di soggetti di apprendere gruppi di parole con diversa valenza emozionale quali: positive, neutre e collegate al trauma e di collegarle in un esercizio di completamento di parole. Il gruppo di soggetti ha mostrato una maggiore tendenza a riportare parole correlate al trauma rispetto ad altri tipi di parole.


Il ruolo delle scienze umane

È importante ora occuparci della relazione di aiuto e del trattamento educativo.
Nel caso di intervento sui bambini è opportuno procedere per fasi strutturali di valutazione:
- Fornire una raccolta sulla storia anamnestica in cui si osserveranno segni e sintomi clinici, indagare su come è nato il problema e quando ha iniziato a manifestarsi.
- Rilevare i sintomi tipici del PTSD nei bambini: immagini e sogni intrusivi, flashback, esperienze in cui il bambino riattualizza o rivive il trauma in risposta a stimoli che lo rievocano, evitamento o comparsa di stimoli associati, e presenza di sintomi psicopatologici e ipersensibilità del SNA.
È importante osservare attentamente il bambino durante il gioco, spesso i sintomi dei disturbi dell'apprendimento conseguenti a PTSD nei minori possono confondersi con iperattività (ADHD) o con sintomi di deficit dell'attenzione.
Il progetto rieducativo e dunque l'intervento di aiuto è di fondamentale importanza in questo contesto, infatti è tramite l'apprendimento che inizia dalla nascita e continua tutta la vita, che l'individuo forma il proprio essere e che struttura la propria personalità adulta. Inoltre, è durante il processo di apprendimento che l'informazione viene prima conosciuta mediante l'esplorazione, l'interiorizzazione e l'acquisizione e successivamente è elaborata attraverso la memorizzazione e la fase di elaborazione; infine l'informazione viene recuperata al momento opportuno con l'esteriorizzazione, la memoria e la fase di richiamo.
L'educatore pertanto, proporrà di intervenire nei disturbi dell'apprendimento determinati da PTSD elaborando a seconda della tipologia e della gravità del caso programmi di trattamento finalizzati ed efficaci.
Il tipo di intervento dovrà tenere in considerazione una serie di variabili e garantire interventi mirati e focalizzare il lavoro su una o diverse componenti dell'abilità complessiva.
Risulta opportuno affiancare le proposte didattiche in campo educativo e scolastico ad interventi riabilitativi extrascolastici; è solo attraverso un lavoro armonico, interdisciplinare e coordinato che potrà avvenire il recupero.

Conclusioni

L'intervento dell'educatore professionale inoltre ha lo scopo di rendere il soggetto elastico rispetto ai trattamenti cognitivi e al setting terapeutico. La progettazione dell'intervento affinché sia ecologico e funzionale necessità delle fasi che potremmo sintetizzare:

  • Introduzione del soggetto nel percorso rieducativo
  • Osservazione e analisi delle capacità cognitive del soggetto
  • Formulazione obiettivi e implementazione del metodo, attraverso l'individuazione della strategia personalizzata e adeguata al soggetto
  • Verifica: riscontro valutazione rispetto al percorso e agli obiettivi
  • Focalizzazione sugli obiettivi raggiunti e output e valutazione sull'efficacia dell'intervento di aiuto
  • Riformulazione nel caso il soggetto non abbia raggiunto gli obiettivi prefissati.

Tra le finalità di questo articolo vi è quella di evidenziare la sinergia tra scienza cognitiva e scienze umane affinché l'educatore professionale utilizzi le conoscenze acquisite dalla pratica educativa integrandole con la conoscenza approfondita delle neuroscienze. Si delinea così un nuovo settore che coniuga scienza e pratica educativa, come già da qualche anno caldeggiato dall'International Mind and Brain Education Society (IMBES) di Harvard.

 


Bibliografia

1. Hebb D.O., The organization of behavior; a neuropsychological theory. Wiley, New York, 1949. [trad. di R Grande, L'organizzazione del comportamento, FrancoAngeli, Milano, 1975].

2. E. di Giacomo, Risorse Umane e Disturbo Post Traumatico da Stress: uno studio sulle emozioni, in HR On Line, n. 12 (2011) sito internet www.aidp.it/riviste/articolo.php?id=1&ida=1865&idn=202&idx=202-28

3. A. Sarno, Cervello, il terremoto lascia "ferite", lo prova il test sugli studenti aquilani,  in Repubblica.it 12/11/2010 sito internet www.repubblica.it/salute/ricerca/2010/11/12/news/cervello_le_ferite_del_terremoto_sugli_aquilani-9000811/

4. Burstein A., Intrusion and avoidance symptoms in PTSD. in The American journal of psychiatry, 146(11), Nov.

5. Zeitlin S.B., McNally R.J., Implicit and explicit memory bias for threat in post-traumatic stress disorder, in Behaviour Research and Therapy, Volume 29, Issue 5, Pages 451-457, 1991



ABSTRACT

La sindrome Post Traumatica da Stress comporta una serie di deficit alla persona tra cui deficit dell'apprendimento, focus della ricerca che qui si riassume. La ricerca sperimentale contribuisce alla conoscenza utilizzabile dalle scienze umane e la pratica aiuta a definire direzioni di ricerca promettenti contribuendo al perfezionamento di ipotesi verificabili.
II presente lavoro di ricerca dimostra come la collaborazione interdisciplinare tra scienze umane e psicofisiologia delle emozioni possa essere applicata per la riabilitazione di persone affette da Sindrome Post Traumatica da Stress.

Post Traumatic Stress Syndrome involves a series of deficits to the person including learning disabilities. The experimental research, summarized in this article, contributes to the knowledge used by the human sciences and the practice helps to define promising directions of research to improve the refinement of testable hypotheses.
This research work shows how interdisciplinary collaboration between science and psychophysiology of human emotions can be applied for the rehabilitation of people suffering from Post Traumatic Stress Syndrome.


Autore: Eliana di Giacomo è laureata in Scienze dell'educazione, dopo il master di II livello in Gestione delle Risorse Umane e diverse esperienze professionali all'estero, ha conseguito il Dottorato di ricerca in Neuroimaging funzionale all'Università G. d'Annunzio di Chieti-Pescara e dove attualmente collabora presso la Facoltà di Scienze della Formazione.


copyright © Educare.it - Anno XI, N. 10, Settembre 2011

DOI: 10.4440/201106/DIGIACOMO