- Categoria: Racconti
- Scritto da Natalina Sposato
Un libro stregato - Seconda parte
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Mi risvegliai dopo quello che mi sembrò un attimo, dolorante e spaesata. «Dove mi trovo?», mi chiesi guardandomi in torno. Tutto ciò che vedevo era, infatti, composto da nebbia, la quale sembrava nascondere alberi senza foglie, dai rami pungenti ed aspri. Mi alzai di scatto e, solo allora, mi accorsi di avere con me il libro. Quel libro maledetto, che tanto mi aveva entusiasmata ed incuriosita all’inizio, quanto trascinata nei guai ora.
Scoraggiata cominciai a camminare, senza una meta precisa, trovando intorno a me solo cumuli infiniti di nebbia ed altri alberi rinsecchiti. Dopo quello che mi parse un tempo infinito, sentii dei rumori intorno a me. Mi nascosi spaventata dietro un albero e aspettai di capire cosa fosse. All’improvviso, da dietro un ramo spuntò quello che mi sembrava la caricatura di un pagliaccio: aveva un aspetto molto buffo, capelli molto arruffati tanto da sembrare una vecchia parrucca stopposa e scarpe che fischiavano ad ogni passo. Non so cosa mi spinse ad uscire dal nascondiglio, forse il suo aspetto buffo o forse il fatto che finalmente avessi incontrato qualcuno in quel deserto nero, fatto sta che gli andai incontro. Ma, prima che aprissi bocca, lui con uno scatto felino afferrò il libro, che tenevo distrattamente in mano, e scappò via.
Istintivamente cominciai a rincorrerlo, ma, poiché non si decideva a fermarsi, decisi di giocare d’astuzia. Smisi di rincorrerlo e, quando lui si fermò, tranquillo del fatto che non lo potessi più raggiungere, posizionai dei rami caduti in modo tale da farlo inciampare. E così andò: dopo essersi fermato a riprendere fiato, e lasciandomi quindi il tempo di preparare la trappola, lo strano signore riprese la marcia e, dopo pochi passi, inciampò tra i rami. A quel punto lo raggiunsi, ripresi il libro, e, puntandogli un ramo alla pancia lo intimai di darmi una qualche spiegazione. Allora lui cominciò a raccontarmi la sua storia.
Come me, era stato intrappolato in quella stanzetta della biblioteca, che sembrava essere un portale tra il mondo reale e quello stregato in cui ora ci trovavamo; lui, però, aveva perso il libro e, senza quello, non poteva scappare da quella desolazione. Finalmente avevo trovato qualcuno che mi potesse aiutare. Rinfrancata, gli proposi di unire le forze per trovare una soluzione al nostro problema. Pimpirulì, così si chiamava il buffo signore, mi raccontò che, girovagando per il bosco, si era imbattuto in numerose streghe che parlavano di un castello comandato dai serpenti. Quello era il luogo in cui tutti i “cattivi” del mondo fatato si erano stanziati dopo aver vinto la battaglia con i “buoni”, cioè fate e gnomi. Mi spiegò anche che un giorno, seguendo di nascosto una strega aveva scoperto un passaggio che conduceva a questo castello, ma che non aveva potuto percorrerlo perché bisognava pronunciare una formula magica o, in alternativa, seguire qualcuno che conoscesse l’esatta ubicazione del castello.

