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Interazioni sociali, routine sociali e cultura dei coetanei nei contesti scolastici

interazioni sociali scuolaL’articolo evidenzia le connessioni che esistono fra routine sociali, interazioni sociali e cultura dei coetanei all’interno dei contesti scolatici. La scuola è il luogo dove i minori imparano, fra gli altri apprendimenti, la competenza sociale, un’abilità necessaria ad esercitare il proprio ruolo sociale nell’età adulta. Affinché questo possa concretizzarsi divengono importanti alcuni archetipi, quali le strategie di accesso in un gruppo sociale, il costrutto di amicizia e la mediazione nella conflittualità fra coetanei.

 

Il ruolo della scuola

Una dei compiti della scuola è quella di provvedere alla socializzazione dei suoi fruitori, intendendo con tale costrutto il far apprendere gli usi, i costumi, i valori, gli atteggiamenti e le routine comportamentali vigenti in una società. Riguardo alla funzione sociale della scuola, sono state date differenti chiavi di lettura per spiegare il suo ruolo. Le tesi funzionaliste hanno visto la scuola come un contesto nel quale gli individui apprendono il ruolo di adulto e le abilità che competono alle differenti professionalità che compongono il tessuto lavorativo e sociale di quella società. L’ottica del conflitto sociale considera la scuola come un luogo che fa persistere le disuguaglianze sociali, che si osservano nella società di cui la scuola fa parte. Tale prospettiva viene ulteriormente specificata dall’ottica neomarxista, che intende la scuola come un contesto utilizzato per il controllo sociale degli individui, insegnando loro alcune peculiarità necessarie al controllo delle singole individualità, quali la disciplina, il rispetto per le autorità, il seguire pedissequamente gli ordini ricevuti.

L’ottica della mobilità sociale giudica la scuola come un luogo nel quale può essere favorita la mobilità sociale dei propri fruitori, in altri termini attraverso la scolarizzazione un ragazzo proveniente da una classe sociale inferiore può accedere ad una classe sociale superiore. Anche se questa prospettiva frequentemente rimane più teorica che pratica, in quanto le classi sociali più abbienti trasmettono ai loro figli un capitale culturale, che è valorizzato e apprezzato dai contesti scolastici, per cui grazie a questo capitale culturale permangono le differenze fra chi proviene da una gruppo sociale meno abbiente e chi invece proviene da una classe sociale medio-alta.

Un compito importante della scuola, fin dai primi livelli di scolarizzazione, è quello di far apprendere le modalità utili per relazionarsi con l’alterità. Infatti, nei differenti contesti scolastici assume particolare importanza la vita sociale che si svolge fra i coetanei, che diviene un luogo nel quale si concretizzano le interazioni sociali, che hanno la finalità di far acquisire ai singoli le abilità sociali e le condotte per rapportarsi con l’alterità.

Routine sociali e cultura dei coetanei

La vita sociale della sezione e della classe è caratterizzata da una serie di routine.

«Il termine “routine” [...] viene impiegato per descrivere attività ricorrenti e prevedibili che caratterizzano la vita sociale quotidiana. Il carattere abituale e ovvio delle routine fornisce ai partecipanti la certezza e la comprensione condivisa di appartenere ad un gruppo sociale [...]. Le routine diventano anche familiari nella misura in cui costituiscono degli strumenti attraverso i quali ciò che è estraneo, ignoto, incomprensibile viene trasformato in familiare e comprensibile» (Carugati e Selleri, 1996, p. 122).

In altri termini, le routine sociali che avvengono nei contesti scolastici hanno la funzione di rendere intelligibili e prevedibili le relazionalità sociali, elicitate dal rapporto con l’alterità. In aggiunta, le routine consentono di riportare in uno schema ricorrente comportamentale anche le eventuali novità o imprevedibilità che si possono reperire nella quotidianità.

La cultura dei coetanei può essere definita come un’ideologia che anima la quotidianità, che è fatta di azioni, valori, interazioni, volizioni e finalità che si manifestano nelle interazioni con i coetanei. Essa diviene uno strumento in più che aiuta i minori a superare agevolmente i compiti di sviluppo legati all’eta evolutiva. La cultura dei coetanei cambia secondo l’età dei minori e, quindi, in base alla scuola frequentata.

Interazioni sociali, routine sociali e cultura dei coetanei nella scuola dell’infanzia

Nella scuola dell’infanzia la cultura dei coetanei si alimenta di due paradigmi, ovvero la relazionalità sociale con i coetanei e la provocazione nei confronti degli adulti, nello specifico degli insegnanti. In sostanza, i bambini hanno due obiettivi, cioè quello di intrecciare rapporti amichevoli con i propri coetanei e affermare la propria individualità nei confronti dell’autorità dell’adulto. Nell’ambito dei gruppi sociali che si creano nella scuola dell’infanzia, fra i bambini si possono mettere in evidenza diversi comportamenti sociali, ascrivibili fondamentalmente a condotte affiliative, aggressive e altruistiche. Le condotte affiliative hanno lo scopo di incrementare il senso di appartenenza al gruppo e la vicinanza fra i membri del gruppo e sono basate sui favori che uno fa all’altro. Le condotte aggressive sono comportamenti che vanno a ledere l’alterità e spesso sono utilizzati per stabilire delle gerarchie di potere all’interno del contesto sociale della sezione. Le condotte altruistiche sono utilizzate dai soggetti sociali più fragili e deboli per disinnescare l’aggressività dei bambini ritenuti più forti: è un modo per lenire la loro aggressività.

Il concetto di amicizia in questo periodo viene connotato da due peculiarità, che sono il giocare insieme e lo scambiarsi dei giocattoli o altri elementi, come, ad esempio, le figurine da collezione. In altri termini, allorquando si chiede ad un bambino di scuola dell’infanzia di connotare il suo essere amico di qualche coetaneo, egli indicherà come amico il bambino con il quale gioca insieme, che possiede i giocattoli più belli e a cui ha donato qualcuno dei suoi giochi. Manca, infatti, a questa età la considerazione degli aspetti peculiari della personalità dell’alterità e delle singolarità psicologiche dell’amicizia, anche sei i bambini sanno che il loro amico può essere triste e non aver voglia di giocare. In pratica, si assiste ad una differenziazione fra conoscenze psicologiche tacite e quelle esplicite. Difatti, il piccolo conosce implicitamente alcune particolarità della psicologia individuale, ma non le utilizza per descrivere la sua amicizia con l’alterità.

La provocazione nei confronti degli adulti è rappresentata dalla trasgressione delle regole da loro imposte. Nella maggior parte delle scuole dell’infanzia vige la regola che non si portano in sezione i giocattoli da casa, soprattutto se sono di piccole dimensioni, in quanto potrebbero provocare soffocamenti se messi in bocca. Questa regola è quotidianamente trasgredita dai piccoli, che spesso hanno le tasche dei loro indumenti, che contengono pupazzetti o piccoli animali portati da casa. La cosa principale che il bambino mette in atto è quella di far vedere agli amici il contenuto delle sue tasche e lo condivide con loro.

Interazioni sociali, routine sociali e cultura dei coetanei nella scuola primaria

Nella scuola primaria la cultura dei coetanei è rappresentata principalmente dalla relazionalità sociale che si struttura nell’ambito della classe. Le interazioni sociali sono contraddistinte da una serie di conflitti, a cui seguono dei processi di mediazione e di negoziazione. In pratica, il bambino di scuola primaria ha già una sua idea di amicizia: sa quali devono essere le caratteristiche che un suo coetaneo deve possedere per essere definito amico. La conflittualità nasce proprio per questa discrepanza fra amico vissuto e amico ideale immaginato: si crea il conflitto nella misura in cui l’amico non si comporta come ci si aspetterebbe. L’amicizia permette, però, di arrivare ben presto ad una negoziazione e ad una mediazione del conflitto. In sostanza, fra amici si arriva ad un accordo in maniera molto veloce.

Altri elementi della cultura dei coetanei della scuola primaria sono rappresentati da due ulteriori fattori, che sono il diventare figure di spicco nella vita sociale della classe e l’essere protagonisti delle attività apprenditive scolastiche. A questo riguardo, il gruppo sociale della classe di scuola primaria riconosce diversi soggetti sociali. Infatti, possiamo trovare bambini popolari, rifiutati, isolati e controversi. I bambini popolari sono quelli che manifestano una maggiore abilità sociale, che si estrinseca in un maggiore coinvolgimento sociale nelle dinamiche interattive relazionali, evidenziano una minore aggressività nei confronti dei compagni e sanno esercitare delle competenze di mediazione nei conflitti sociali che eventualmente sorgono. I bambini isolati o invisibili sono quelli che vivono al margine delle interazioni sociali che avvengono nella classe, dimostrando dei deficit nella competenza sociale, che permette di instaurare delle amicizie e dei dialoghi con i compagni di classe. I piccoli rifiutati sono quelli che manifestano scarsa padronanza della grammatica sociale: il più delle volte presentano condotte aggressive nei confronti dell’alterità. I minori controversi, a differenza di quelli popolari, riscuotono l’apprezzamento solo da alcuni compagni di classe, mentre sono rifiutati da altri. La ragione alla base di questo apprezzamento e rifiuto contemporaneo è da ricercarsi nelle condotte variate, che il soggetto mette in atto. In altre parole, dimostra di avere la competenza sociale, le cui regole mette in pratica nei confronti degli amici, mentre si dimostra aggressivo e scortese verso chi non ritiene suo amico.

Interazioni sociali, routine sociali e cultura dei coetanei nella scuola secondaria

Nella scuola secondaria la cultura dei coetanei assume la morfologia della conflittualità relazionale sociale. Già dalla scuola secondaria di primo grado si affermano delle distinzioni sociali all’interno del gruppo classe. Ad esempio, si formano dei gruppi sociali che sono distinti per genere, ossia il gruppo dei ragazzi e il gruppo delle ragazze. Solitamente il gruppo sociale dei primi ha una consistenza numerica maggiore, appare più compatto e condivide delle passioni, che frequentemente sono rappresentate dallo sport. Il gruppo sociale delle ragazze appare più frazionato. Le ragazze difficilmente formano il grande gruppo, ma sono più propense a formare dei piccoli gruppi, che condividono degli interessi comuni.

Nei gruppi sociali della scuola media di primo grado, grande importanza assumono i pettegolezzi sull’alterità: infatti, la cultura dei coetanei sovente si esprime con la critica verso ragazzi o ragazze che appartengono alla stessa classe. Il pettegolezzo, frequentemente riferito in via diretta o indiretta agli interessati, diviene il motivo della conflittualità che nasce nel contesto classe. Questa conflittualità ha delle funzioni importanti per lo sviluppo e per l’assimilazione di nuove abilità. In primo luogo aiuta il ragazzo a sviluppare l’abilità comunicazionale: infatti, l’esporre le proprie ragioni in un diverbio aiuta ad acquisire una proprietà linguistica ed espressiva, in quanto l’esplicitare in maniera logica e capibile le proprie argomentazioni può avere un peso notevole nell’essere vincente in un diverbio. In secondo luogo, la conflittualità aiuta ad acquisire e ad implementare le abilità sociali, in altri termini il ragazzo apprende quali sono le strategie vincenti per avere più amici, quali cose devono essere fatte per mantenere a livelli positivi la relazionalità sociale, come, ad esempio, elicitare sempre meno i conflitti. In ultimo, la conflittualità serve a consolidare sia l’identità personale che quella sociale che egli possiede. Difatti, il conflitto con l’alterità aiuta il ragazzo ad avere più chiara l’identità individuale, che è fatta di idee personali, ideologia della vita, comportamenti specifici, e l’identità sociale, ossia il suo essere un personaggio sociale di un contesto sociale specifico, come può essere quello della classe a cui appartiene.

Nella scuola secondaria di secondo grado la cultura dei coetanei si esprime e si estrinseca ulteriormente nelle interazioni sociali che avvengono nel contesto della classe. Da questo punto di vista l’entrata nella scuola superiore richiede al ragazzo alcune abilità sociali, che possono rendere la sua allocazione nel nuovo ambiente un’esperienza positiva o negativa. Tendenzialmente i ragazzi della scuola secondaria di secondo grado formano dei gruppi abbastanza rigidi e selettivi che non permettono agevolmente l’entrata di nuovi membri. L’ingresso ai nuovi membri sovente è riservato a chi possiede delle peculiarità, come ad esempio una conoscenza della grammatica sociale (sono le regole che consentono di essere affabili con l’alterità e di creare meno conflittualità possibili), una buona dose di popolarità, basata su di una ricca relazionalità sociale all’interno del contesto classe. Da questo punto di vista, i gruppi dei coetanei dei contesti di scuola secondaria di secondo grado fanno a gara nel contendersi nel proprio gruppo i personaggi sociali più popolari con la finalità di aumentare l’importanza sociale del proprio gruppo all’interno della classe.

«L’appartenenza al gruppo dei pari consente all’adolescente di contenere le sue ansie e le sue preoccupazioni, perché fornisce risposte a tutta una serie di interrogativi, tra i quali ad esempio quelli relativi al proprio corpo che cambia [...]. Diventare membro di un gruppo aiuta l’adolescente anche a superare le sue preoccupazioni riguardo alle aspettative del contesto sociale; i ragazzi hanno necessità di sviluppare una loro indipendenza [...] e devono acquisire competenze per poter decidere e fare delle scelte, ossia per agire in maniera autonoma e responsabile, consapevoli delle conseguenze delle proprie azioni» (Stevani, 2011, p. 258).

Relativamente all’estrazione sociale, sembra che i gruppi formati da ragazzi provenienti da classi sociali più elevate siamo più volubili negli interessi e meno stabili a livello temporale, cosa che non accade per i gruppi di ragazzi provenienti dalle classi sociali meno abbienti.

In conclusione, la vita sociale della classe diviene un luogo dove il minore impara le abilità sociali che gli consentiranno di esercitare la competenza sociale nell’adultità. Queste strumentalità sono importanti e sono quelle che faranno la differenza nella riuscita sociale individuale. Elemento di spicco nell’apprendimento di tali abilità è rappresentato dalla cultura dei coetanei, che fornisce delle processualità per poter assimilare le regole sociali nel gruppo dei pari e per agevolare la crescita cognitiva, emotiva e sociale nell’età evolutiva.

 


Riferimenti bibliografici

  • Amendolagine, V. (2021). Manuale di Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione per Educatori. Lecce: Libellula Edizioni Universitarie.
  • Berti, A., E., Bombi, A., S. (2005). Corso di psicologia dello sviluppo. Bologna: Il Mulino.
  • Carugati, F., Selleri, P. (1996). Psicologia sociale dell’educazione. Bologna: Il Mulino.
  • Carugati, F., Selleri, P. (2001). Psicologia dell’educazione. Bologna: Il Mulino.
  • Pontecorvo, C. (a cura) (1999). Manuale di psicologia dell’educazione. Bologna: Il Mulino.
  • Stevani, J. (2011). Preadolescenza e adolescenza, in Costabile, A., Bellacicco, D., Bellagamba, F., Stevani, J., Fondamenti di psicologia dello sviluppo, Roma-Bari: Laterza.

copyright © Educare.it - Anno XXI, N. 9, Settembre 2021