- Categoria: Scuola e dintorni
- Scritto da Maria Grazia Carnazzola
Lo scenario, le prospettive, le azioni per l’inclusione nella scuola secondaria di 2° grado
Se il concetto di inclusione si sta diffondendo tra chi opera nella scuola, la sua implementazione nelle pratiche segna ancora il passo. L’articolo offre una declinazione operativa di come possa essere promossa l’inclusione degli alunni con bisogni educativi speciali, in particolare nella scuola secondaria di secondo grado.
Introduzione
La Costituzione consegna alla Scuola il compito di promuovere e di valorizzare le competenze di tutti gli studenti, qualunque sia la loro condizione personale e sociale; in questa prospettiva è possibile affermare che l’inclusione scolastica costituisca un requisito dell’inclusione sociale. A partire dagli anni Settanta, sono state licenziate una serie di disposizioni finalizzate all’integrazione prima e all’inclusione poi, di tutte le diversità - a partire dalle disabilità-, iniziando dalla scuola elementare per estendere il processo alle scuole di ogni ordine e grado.
I principi dell’inclusione faticano a trovare attuazione soprattutto nella scuola Secondaria di Secondo Grado, dove, nonostante anche i Decreti n. 87-88-89/2010 indichino strade diverse, la centratura didattica continua ad essere sulla disciplina e non sullo studente che apprende, sull’efficienza piuttosto che sull’efficacia dell’insegnamento.
Il problema non è solo tecnico, è anche politico. Includere significa creare le condizioni perché tutti possano stare dentro un contesto in modo soddisfacente.
Per iniziare a riflettere
Ci sono dei principi che costituiscono il fondamento dell’inclusione. Provo a declinarli.
Accettare le diversità come una delle caratteristiche costitutive della condizione umana. Insegnare questo significa creare situazioni di apprendimento che escludano la staticità metodologica e la proposta del convenzionale; significa sollecitare un confronto con la dissonanza, cognitiva, affettiva, emotiva, esistenziale di ciascuno. In questo modo insegnare ed apprendere diventano realmente espressioni dell’esistere. Nel confronto su problemi che davvero riguardano la vita di tutti, l’insegnamento si scontra e si confronta con il costrutto polimorfo di identità e con identità molteplici che si costruiscono in relazione a contesti storico, geografici e culturali, alle esperienze soggettive e collettive, al sistema dei simboli e dei valori sociali veicolati e d’origine.
Assicurare la partecipazione attiva. Includere non significa assicurare un posto in aula, ma significa promuovere una partecipazione costruttiva, per sé e per gli altri, all’elaborazione della conoscenza per un reale apprendimento. La compiutezza e la significatività dell’apprendere viaggiano su due binari paralleli e complementari: quello orizzontale che procede soprattutto attraverso i sensi e riguarda la forma della conoscenza; quello verticale che riguarda il senso di quella forma e il legame che ha con l’esistenza di tutti e di ciascuno. Mi preme ricordare che il movimento che ciascuno compie, verso la conoscenza, risponde in prima istanza alla percezione di una necessità e che sollecitare questa percezione è compito dei docenti.
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Autrice: Maria Grazia Carnazzola, laureata in Psicologia presso l’Università di Padova, già Dirigente Scolastico , è coordinatore di Nucleo di valutazione dei Dirigenti Scolastici. E’ formatore MIUR ed, attualmente, si occupa dei temi relativi all’insegnamento/apprendimento.
copyright © Educare.it - Anno XIX, N. 1, gennaio 2019

