- Categoria: Intercultura e scuola
Accogliere a scuola un bambino straniero adottato - Seconda parte
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L'ambito scolastico può, d'altronde, essere rivestito dai genitori di significati altri, che lo vedono come ambito di prova per la legittimazione o meno del nuovo nucleo familiare e della normalità, comparata ai coetanei, del bambino.
Quest'ultimo aspetto, insieme ad un ingresso prematuro nel contesto scuola, la mancanza di una relazione solida fra genitori e bambini e la complessità emotiva del minore straniero adottato, risulta fra le cause delle difficoltà di apprendimento, riscontrate in soggetti adottati, da ricerche nazionali ed internazionali.
L'obiettivo di coloro che si rapportano a questa problematica è quello di comprendere le cause di tali difficoltà e le modalità di aiuto, riconoscendo l'importanza di distinguere fra difficoltà di apprendimento, connesse a problematiche comportamentali, e veri e propri disturbi dell'apprendimento.
Nel primo ambito, l'analisi del vissuto precedente, soprattutto dal punto di vista emotivo, fornisce una chiave di lettura importante. Un bambino maltrattato, abbandonato e istituzionalizzato, che ha vissuto rapporti instabili e negativi, può presentare difficoltà nel concentrarsi, nel mantenere l'attenzione, nel relazionarsi, nell'esprimersi, nella capacità di apprendere, quando questo comporta un mettersi alla prova. La chiusura e una richiesta di attenzione da parte di chi lo circonda saranno due delle dinamiche principali messe in atto. Sarà un bambino concentrato molto su se stesso, sul proprio rapporto con i nuovi genitori, sui ricordi del passato. Un bambino che proietta tutte le sue forze e la sua attenzione sui legami affettivi conquistati e persi, sul suo io. L'apprendimento risulterà una cosa estranea e difficilmente gestibile, influenzata ampiamente da problematiche emotivo-relazionali.
Una difficoltà di apprendimento deve poter essere distinta da un Disturbo Specifico dell'Apprendimento (DSA) e l'aiuto di figure professionali esterne può aiutare a distinguere la natura di una problematica (generale o specifica) e mettere a punto un eventuale trattamento specifico.
La scuola, a sua volta, è impegnata ad accogliere ogni singolo alunno con un progetto educativo-didattico personalizzato, in grado di aiutarlo nel suo percorso di crescita e di formazione, nella consapevolezza che eventuali difficoltà spesso sono dovute al concorso di molti fattori, che possono riguardare sia il bambino sia i contesti con i quali entra in relazione.
Affinchè l'inserimento a scuola del minore straniero adottato sia positivo per il suo benessere psicologico e per l'apprendimento, i microsistemi scuola e famiglia devono creare un solido legame attraverso il confronto attivo basato sul dialogo e la fiducia, entro il quale le esperienze vissute in un ambito possano divenire spunti di riflessione ed occasioni di crescita per tutti.
Autore: Sara Amici, laureata nel corso specialistico di Pedagogia e Scienze dell'Educazione e la Formazione presso l'Università "La Sapienza" di Roma.
copyright © Educare.it - Anno XII, N. 3, febbraio 2012

