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Difficoltà e disagio a scuola

La Sindrome Non Verbale

La definizione di "sindrome non verbale" è stata introdotta dal neuropsicologo canadese Byron Rourke (1989), sulla base delle sue indagini su "una tipologia di disordini caratterizzata da un forte divario tra, nel punteggio di QI, fra componenti verbali e non verbali" (cfr. Cornoldi et al., 1997).

In precedenza altri avevano studiato i disturbi visuo-spaziali, definendoli come disordini che causano un'erronea stima degli aspetti spaziali dell'esperienza visiva (Benton, 1985), o come una forma di compromissione nella percezione delle relazioni spaziali (Newcombe e Ratcliff, 1989).

Secondo Rourke e collaboratori (cfr. Cornoldi, 1999) la sindrome non-verbale sarebbe caratterizzata da:

  • Problemi percettivi e tattili, riguardanti specialmente il lato sinistro del corpo
  • Problemi di coordinazione psicomotoria
  • Deficit visuo-spaziali
  • Problemi in compiti cognitivi e sociali di tipo non-verbale
  • Buona memoria verbale meccanica
  • Difficoltà in aritmetica e discreto successo in lettura e scrittura (con eccezione del grafismo)
  • Difficoltà di adattamento a nuove situazioni sociali
  • Verbosità
  • Deficit di giudizio sociale
  • Discrepanza fra QI verbale (più alto) e QI di performance (più basso)

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RAL: riabilitare la dislessia lettera per lettera

Nel 1892, Déjerine descrisse un paziente, Monsieur C., che presentava un quadro clinico sbalorditivo. Mostrava una completa incapacità a leggere le parole e le note musicali, era in grado di identificare le lettere, di copiarle sul palmo della mano e con qualche difficoltà anche su carta; non presentava difficoltà nell’identificazione di numeri ed era in grado di svolgere calcoli aritmetici anche complessi.
Monsieur C. poteva scrivere interi paragrafi sotto dettatura, o anche a memoria, ma non poteva leggere ciò che aveva scritto poco prima.
Senza dubbio presentava una strana forma di disturbo del linguaggio, ma, come definirla e, anzitutto, come poterlo aiutare?

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I correlati comportamentali del soggetto dislessico

Lo studio dei disturbi specifici dell'apprendimento, è uno dei problemi più rilevanti non solo nell'ambito psicopedagogico, ma anche in quello medico-pediatrico. 
Molteplici discipline, affrontano il problema, da approcci diversi e spesso scarsamente intercomunicanti (Lerner 1971). Ne deriva un'evidente eterogeneità nelle ricerche e quindi, una definizione incerta del problema, sia in campo eziologico, che riabilitativo. L'aspetto probabilmente meno approfondito dai ricercatori, è quello che riguarda i correlati comportamentali dei soggetti dislessici.

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Quando i compiti diventano un problema. Suggerimenti operativi per educatori di bambini iperattivi

L'articolo si propone di fornire spunti teorici e metodologici per migliorare la relazione educativa con i bambini iperattivi, al fine di aiutarli a svolgere i compiti scolastici.
Si presenteranno alcune strategie educative di matrice cognitivo-comportamentale, integrate con esempi pratici ed ipotesi di lavoro, per entrare in relazione con i bambini iperattivi al fine di migliorarne le prestazioni attentive.

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