- Scritto da Luciano Pasqualotto
- Categoria: Difficoltà di apprendimento
La Sindrome Non Verbale
La definizione di "sindrome non verbale" è stata introdotta dal neuropsicologo canadese Byron Rourke (1989), sulla base delle sue indagini su "una tipologia di disordini caratterizzata da un forte divario tra, nel punteggio di QI, fra componenti verbali e non verbali" (cfr. Cornoldi et al., 1997).
In precedenza altri avevano studiato i disturbi visuo-spaziali, definendoli come disordini che causano un'erronea stima degli aspetti spaziali dell'esperienza visiva (Benton, 1985), o come una forma di compromissione nella percezione delle relazioni spaziali (Newcombe e Ratcliff, 1989).
Secondo Rourke e collaboratori (cfr. Cornoldi, 1999) la sindrome non-verbale sarebbe caratterizzata da:
- Problemi percettivi e tattili, riguardanti specialmente il lato sinistro del corpo
- Problemi di coordinazione psicomotoria
- Deficit visuo-spaziali
- Problemi in compiti cognitivi e sociali di tipo non-verbale
- Buona memoria verbale meccanica
- Difficoltà in aritmetica e discreto successo in lettura e scrittura (con eccezione del grafismo)
- Difficoltà di adattamento a nuove situazioni sociali
- Verbosità
- Deficit di giudizio sociale
- Discrepanza fra QI verbale (più alto) e QI di performance (più basso)
