- Categoria: Difficoltà di apprendimento
- Scritto da Massimo Mangani
Quando i compiti diventano un problema. Suggerimenti operativi per educatori di bambini iperattivi - Quarta parte
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8 - Il "bagaglio" dell'educatore
Per quanto riguarda l'esigenza di catturare più a lungo l'attenzione, risulta fondamentale cercare il più possibile di essere dinamici, intervallando le spiegazioni con battute, racconti autobiografici o aneddoti.
Il bravo educatore dovrebbe possedere un bagaglio di conoscenze che vadano al di là del mero nozionismo acquisito durante gli studi universitari, vista anche l'importanza del proprio ruolo.
Sport, musica, giochi di prestigio, esperienze interessanti da raccontare, aneddoti, tutto può essere utile nel lavoro con i bambini iperattivi, dato che suscitare il loro interesse significa anche conquistarne la fiducia e magari l'attenzione.
Un educatore dovrebbe costantemente aggiornarsi sulle novità relative alla cultura giovanile, documentarsi anche in base agli interessi del bambino con cui deve lavorare.
Avere sempre "argomenti di scambio" da mettere sul piatto facilita notevolmente il lavoro, rende interessanti e magari aiuta a mantenere viva l'attenzione.
Anche il racconto autobiografico dell'educatore è molto importante poiché, oltre a suscitare interesse, stimola nel bambino la riflessione sui propri vissuti; non va infatti dimenticato che l'autobiografia è un' occasione di cura di sé che è la via forse aurea per restituire al soggetto densità e pregnanza, identità e forza (10).
Stimolare la riflessione su sé stessi nei bambini iperattivi risulta estremamente utile e la strada della "condivisione delle esperienze" è sicuramente valida in quanto permette di alleviare quel senso di solitudine e di diversità che spesso si riscontra in loro.
Se per esempio un bambino ha avuto una nota dall'insegnante per il cattivo comportamento tenuto durante una lezione, l'educatore potrebbe raccontargli di quando anche lui, da bambino, ha avuto una nota per lo stesso motivo o si è comportato particolarmente male a scuola. (prima o poi sarà capitato a tutti!).
Questa semplice dichiarazione avrà l'effetto di rafforzare il legame educativo e di avviare nel bambino una riflessione su sé stesso e sulle proprie prospettive (anche lui a scuola si è comportato male, ma oggi è una persona felice....).
E' molto importante sottolineare infatti come la relazione educativa sia un luogo di condivisione e ricerca di significati, un luogo in cui la comunicazione si fa meta, assume valore ermeneutico-critico, il luogo della riflessività, dell'incontro profondo tra soggetti (11).
Occorre quindi mettersi in gioco costantemente, saper creare la "giusta atmosfera" per riuscire a catturare l'attenzione, imparare a dosare i tempi e le risorse in maniera funzionale all'obiettivo da raggiungere.
Una strategia che spesso adopro a scuola, ad esempio, ma che può essere tranquillamente utilizzata nella relazione educativa "a due", è quella di cercare notizie relative agli interessi dei miei allievi e, prima di una lezione iniziare a parlarne.
Una volta stimolata la curiosità, pongo le condizioni: "se ascoltate la lezione in silenzio, dopo ne riparliamo e vi dico altre cose"... In genere funziona.
9 - Mantenere sempre il contatto con la realtà
Un altro metodo estremamente efficace è la "didattica per problemi reali" in cui docente (educatore) e bambino affrontano problemi della vita reale integrandoli con capacità e concetti legati a una o più discipline (12).
Nello studio della matematica, per esempio, risulta fondamentale sottolineare i collegamenti tra questa e la vita quotidiana facendo notare che le azioni che svolgiamo hanno tutte più o meno implicazioni matematiche (13).
Con un bambino della scuola elementare è possibile, ad esempio, prendere spunti dal "fare una torta": nel procedimento infatti dobbiamo
* Leggere gli ingredienti, le dosi ed i tempi di cottura (sono presenti cifre)
* Preparare le dosi esatte
* Mischiare gli ingredienti
* Calcolare i tempi di cottura
* Analizzare la forma data alla torta (meglio quindi scegliere stampi con figure geometriche).
Si possono inoltre porre quesiti quali: "se occorrono 100 g. di farina e 70g. di zucchero, mi basterà un misurino da 200 g. per contenerli?" (13).
Un educatore con un vasto bagaglio di esperienze e conoscenze e buona inventiva, funziona in modo eccellente nella costruzione di una relazione di fiducia con i bambini iperattivi (e non solo) perché risulta appunto molto "interessante" e quindi capace di catturare la simpatia anche mediante il racconto dei propri vissuti.
Anni fa, durante un intervento educativo domiciliare con un bambino diagnosticato iperattivo, ho passato mesi a documentarmi sulla musica rap, ad ascoltarla ed a cercare novità interessanti, possibilmente sconosciute al ragazzino per riuscire a catturarne l'attenzione e ad usarle come materiale di scambio per ottenerne l'attenzione durante il lavoro sui compiti.
Scoprire le origini della musica rap, le "Dirty Dozens" (14), oltre che aver costituito un arricchimento personale ha giovato molto alla costruzione della relazione educativa ed ha confermato che la versatilità e la capacità di adattamento al contesto sono doti fondamentali per chi debba interagire con bambini iperattivi.
10 - Migliorare l'autostima
Altra caratteristica deve essere la capacità di sostenere il bambino, facendogli sentire che "ce la può fare" sempre, anche nei momenti in cui siamo costretti a rimproverarlo o a correggerlo.
Data la bassa autostima dei bambini iperattivi, l'educatore deve contribuire a migliorarla, assumendo la funzione di "stampella" che da un lato aiuta a camminare e previene le cadute, ma che prima o poi non sarà più necessario adoprare.
Leonardo Trisciuzzi, nel suo "Elogio dell'educazione" paragona la funzione educativa alle "briccole", quei grossi pali che vengono piantati nelle lagune e servono per segnalare la navigazione sicura ai naviganti (15).
Io aggiungo che un bambino iperattivo potrebbe essere una piccola imbarcazione che spesso perde il controllo ed è necessario che trovi briccole salde che lo riportino sulla giusta rotta.
L'educatore è una di queste briccole che da un lato frena gli errori di rotta ma dall'altro incoraggia ad arrivare serenamente in mare aperto.
Il bambino deve essere consapevole di ciò, sapere che può contare sull'educatore in qualsiasi momento ma che prima o poi dovrà cavarsela da solo e quindi interiorizzare ogni conquista nell'ottica dello sviluppo di una piena autonomia.
Non dobbiamo mai scordarci infatti l'imperativo pedagogico costituito dalla promozione del distacco dall'educatore (16).
Solo attuando questo stile nella relazione educativa, sarà possibile essere veramente apprezzati e quindi ottenere risultati significativi.
Un educatore non accettato fallirà il proprio compito, tanto più con i bambini iperattivi che già di per sé non concedono facilmente fiducia.
Sempre Gallucci raccomandava di prendersi tutto il tempo necessario per farsi accettare dal bambino, prevedendo nei primi incontri uscite insieme, lunghe chiacchierate e ricerca di punti di contatto da cui poter partire per la costruzione di un rapporto di fiducia (3).

