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Quando i compiti diventano un problema. Suggerimenti operativi per educatori di bambini iperattivi

L'articolo si propone di fornire spunti teorici e metodologici per migliorare la relazione educativa con i bambini iperattivi, al fine di aiutarli a svolgere i compiti scolastici.
Si presenteranno alcune strategie educative di matrice cognitivo-comportamentale, integrate con esempi pratici ed ipotesi di lavoro, per entrare in relazione con i bambini iperattivi al fine di migliorarne le prestazioni attentive.


1 - Perché i compiti diventano un problema

Uno dei momenti che presenta maggior problematicità nella relazione con un bambino iperattivo è sicuramente lo svolgimento dei compiti scolastici.
Se infatti i bambini con DDAI hanno adeguate risorse cognitive, sul piano comportamentale presentano numerosi problemi collegati al quadro sindromico.
Infatti i bambini che mostrano questo disturbo non riescono a seguire le istruzioni fornite, sono disorganizzati e sbadati nello svolgimento delle loro attività ed hanno difficoltà nel mantenere la concentrazione, si fanno distrarre molto facilmente dai compagni o da rumori occasionali e raramente riescono a completare un compito in modo ordinato (1).
Vi è inoltre da mettere in conto il fatto che spesso si riscontrano nei bambini iperattivi gravi lacune relative alle varie discipline scolastiche, date dal fatto che la loro attenzione sporadica ed irregolare nelle prime fasi fondamentali dell'apprendimento delle regole di comunicazione linguistica, di ortografia e di aritmetica produce quasi immediatamente (fino dal primo anno delle scuole elementari) un inadeguato livello di apprendimento e di rendimento scolastico" (2).
Dunque l'aspetto poco stimolante, soprattutto di alcune materie, unito alla scarsa capacità di concentrazione dei soggetti ed alle lacune accumulate fanno sì che il momento di "fare i compiti" si trasformi in un vero e proprio "incubo" sia per i bambini che per gli adulti che cercano di aiutarli.

2 - Quali strategie attuare?

A tal proposito è necessario mettere in atto strategie che facilitino sia l'instaurarsi di una corretta relazione adulto-bambino, sia lo svolgimento il più possibile lineare del lavoro.
Fondamentale risulta il modo di porsi da parte dell'adulto che, se fatto nella maniera adeguata contribuisce alla creazione di un giusto setting ed alla formazione di un rapporto di fiducia con il bambino.
Franco Gallucci, uno dei pionieri italiani per quanto riguarda lo studio dell'ADHD, sosteneva con grande convinzione che una delle cose più importanti quando dobbiamo relazionarci con un bambino iperattivo (ma ciò vale in ogni tipo di relazione educativa) è quella di concordare immediatamente le regole (3).
Le regole dovrebbero essere introdotte prima possibile ed in maniera chiara, essere meno possibili, più ragionevoli possibili ed il più possibile positive (4).
Per fissare tali regole può essere molto d'aiuto la stipula di un vero e proprio contratto, concordato con il bambino, messo per iscritto e posto in posizione ben visibile: è uno strumento preziosissimo al fine di ottenere buoni risultati nello svolgimento dei compiti.



Il contratto deve essere redatto insieme al bambino, seguendo criteri ben precisi che possono essere sintetizzati come segue:

  • selezionare cognitivamente un obiettivo (in questo caso portare a termine i compiti scolastici);
  • scegliere i rinforzi adeguati (in base alle preferenze del bambino);
  • concordare i tempi di svolgimento
  • porre in evidenza la questione dell'auto-valutazione.

In questo modo si ottiene il risultato di rendere chiaro il rapporto fra educatore e bambino, facendo scegliere a lui i premi da somministrare ad ogni avvicinamento all'obiettivo o in presenza di un nuovo comportamento positivo, laddove si verifichi.
Sempre secondo Gallucci, per quanto riguarda l'auto- valutazione, è necessario che l'educatore venga percepito come "gestore del contratto" e non come poliziotto o giudice, pertanto sarà necessario chiedere spesso al bambino come pensa di star svolgendo il lavoro, e se meriti o meno una gratificazione, cercando di non imporre il proprio giudizio come verità assoluta.
Ciò è estremamente utile anche per cercare di modellare lo sviluppo del dialogo interno attorno alle varie fasi del problem-solving (1): essendo il bambino iperattivo sovente dotato di un'intelligenza brillante, e dunque perfettamente in grado di individuare se il lavoro è fatto male, pieno di cancellature o di errori, (individuazione del problema), dovrà arrivare a cercare autonomamente soluzioni che gli consentano di svolgere un compito il più possibile ordinato e comprensibile.


 

3 - L'importanza dei "rinforzatori"

L'educatore avrà la possibilità di fornire gratificazioni e rinforzi ed applicare il costo della risposta qualora il ragazzo non rispetti le regole concordate (1), per esempio non mantenendo l'ordine nel compito.
È importante sottolineare come sia necessario rinforzare soltanto le approssimazioni significative piuttosto che quelle trascurabili.
Sul rinforzo è bene precisare che dovrà essere comunque adeguato all'età del bambino e che quello di tipo "sociale" è tendenzialmente preferibile a quello materiale.
Le gratificazioni materiali possono avere una qualche utilità nel breve periodo, ma a lunga scadenza è necessario che il bambino percepisca che i miglioramenti portano una soddisfazione interiore, una maggior accettazione sul piano relazionale e quindi un cambiamento in positivo di "status".
I rinforzatori materiali possono infatti rivelarsi un'arma a doppio taglio poiché il bambino può soddisfare una consegna con l'unica motivazione di ricevere il premio, senza quindi raggiungere alcuna consapevolezza dell'importanza reale di ciò che ha fatto.
Per questo motivo i rinforzatori sociali sono descritti come i più importanti poiché svolgono un ruolo fondamentale nella vita di ognuno (5) e quindi di gran lunga preferibili a quelli materiali, dato che alimentano notevolmente l'autostima ed il senso di atoefficacia.
Nella relazione educativa l'insegnante (educatore), con la sua attenzione ai comportamenti positivi dell'allievo è gia di per sé un rinforzatore sociale: avrà sempre pronti un sorriso, un'occhiata e una parola dolce che non costano niente, non rovinano i denti e non contengono calorie (5)!
Un modo sicuramente valido per rinforzare i comportamenti adeguati può essere quello di far sì che durante lo svolgimento dei compiti il bambino controlli la sua irruenza, facendogli sentire che ciò è un obiettivo alla sua portata e chi gli sta intorno ci crede veramente.
Quando vengono raggiunti risultati apprezzabili la gratificazione deve avvenire platealmente e per questo sarebbe opportuno coinvolgere il maggior numero di persone significative possibili (padre, madre, fratelli...).



 

4 - Alcuni esempi pratici di "rinforzatori sociali"

Per valutare i risultati, se i ragazzi sono grandi abbastanza, può essere molto utile fare uno schema dove accanto ad ogni target presente nel contratto, viene lasciato uno spazio; ogniqualvolta il target viene raggiunto, si disegna (o si incolla) una stella nello spazio relativo (6).
Dopo un certo numero di stelle scatta la gratificazione concordata che deve essere immediata, gratificante, consistente ed elargita caldamente (6).
Nella mia esperienza scolastica ad esempio, ho potuto constatare come il "carosello del trionfatore" sia utilissimo per gratificare i ragazzi che con fatica raggiungono buoni risultati.
Il ragazzo problematico che riesce a raggiungere un obiettivo importante (sia esso stare seduto un ora intera, svolgere un tema senza errori ortografici, risolvere un problema senza errori di calcolo), viene fatto camminare in mezzo a due file di compagni che lo osannano scandendo il suo nome.
Questo contribuisce a fargli sentire di avere l'approvazione di tutta la comunità per quello che ha fatto e che il "rifiuto" al quale è stato spesso sottoposto può trasformarsi in accettazione.
Tale tecnica rientra nella così detta "token economy" (7), utilissima non soltanto in ambito scolastico: la token economy prevede infatti che ai ragazzi vengano assegnati dei rinforzi positivi simbolici ogni volta che manifestano comportamenti desiderati, e viceversa ne perdano per ogni comportamento indesiderato (7).
Anche in questo caso è possibile parlare di "contratto" comportamentale.


 

5 - L'importanza della gestione del tempo

Una corretta gestione del tempo è fondamentale e quindi va concordata a priori con il bambino, specificandone altresì la sua variabilità: si può infatti iniziare con una pausa di 5 minuti ogni 10 di lavoro ed allungare via via i tempi di lavoro, inizialmente allungando anche quelli di riposo.
In seguito i tempi di riposo andranno diminuiti, anche se mantenuti poiché fondamentali per il recupero mentale.
Risulta efficace aumentare i tempi di 5' in 5' mantenendo un rapporto matematico di 1 aumento del tempo ricreativo ogni 2 aumenti di quello operativo (8): partendo da un rapporto di 5' di riposo ogni 10' di lavoro, lo step successivo sarà 5' di riposo ogni 15' di lavoro, poi 10' di riposo ogni 20' di lavoro.
Il target sarà arrivare ad un rapporto di 20' di riposo ogni 40' di lavoro.
Dopo che questo ritmo si è stabilizzato, sarà possibile iniziare a diminuire i tempi di riposo, anche se non eccessivamente.
In un ora i tempi ottimali dovrebbero essere 10' di riposo ogni 50' di lavoro.

6 - Competenze educative

Lo svolgimento dei compiti scolastici dunque, si pone come sfida nella quale sia l'educatore che il bambino devono mettersi in gioco, ma spetta al primo il compito di reperire tutte le risorse possibili per far sì che l'amara pillola divenga commestibile.
Per far questo, oltre ad una formazione adeguata sulle problematiche inerenti l'ADHD, è importante possedere alcune caratteristiche e conoscenze che permettano ad un educatore di fare un ottimo lavoro.
Come sostenuto da Gallucci, dato che la funzione di modello è basilare, l'educatore dovrebbe essere:

  • competente;
  • divertente;
  • interessante;
  • sostenente;
  • apprezzato (3).

La competenza implica il possesso di conoscenze adeguate relative alla soluzione delle problematiche affrontate, che devono essere gestite con sicurezza e senza mostrare titubanza.
Mostrare sicurezza in quello che si fa è dunque cosa importante, ma ciò non significa fingere di essere "onniscenti" che non necessitano all'occorrenza anche di aiuto.
Per fare un esempio banale, se ci troviamo davanti un problema di matematica di cui non troviamo la soluzione, si può tranquillamente dire al bambino di essere in difficoltà e, magari con il suo aiuto, cercare strategie per arrivare alla soluzione, consultando la parte teorica del libro di testo, telefonando ad un amico o un collega esperto in matematica e così via.
Per "competenza" si intende dunque anche la capacità di venire a capo di situazioni problematiche in maniera razionale, fornendo esempi concreti della giusta strada da seguire.



7 - L'importanza del ruolo di "modello"

Alla luce delle recenti ricerche in campo neuropsicologico che hanno dimostrato l'esistenza nel cervello umano di "neuroni specchio", fondamentali per il riconoscimento, la comprensione e l'apprendimento dei comportamenti, il fornire un "esempio vivente" al bambino diviene fondamentale nella relazione educativa.
Questo tipo di neuroni infatti, permette il riconoscimento e la riproduzione delle emozioni per cui, l'osservazione di volti altrui che esprimono un emozione determina un'attivazione dei neuroni specchio della corteccia premotoria. Questi inviano alle aree somatosensoriali e all'insula una copia del loro pattern di attivazione (copia efferente), simile a quello che inviano quando è l'osservatore a vivere quell'emozione.
La risultante attivazione delle aree sensoriali, analoga a quella che si avrebbe quando l'osservatore esprime spontaneamente quell'emozione (come se), sarebbe alla base della comprensione delle reazioni emotive degli altri (9).
La ricerca sui neuroni specchio offre dunque una chiave per indagare i processi cerebrali responsabili di quella variegata gamma di comportamenti che scandisce la nostra esistenza individuale e in cui prende corpo la rete delle nostre relazioni interindividuali e sociali (9); dunque la funzione di modello vivente che è sempre stata valorizzata nella relazione educativa, troverebbe una base scientifica che spiega la sua validità.
Quando un educatore esprime emozioni ed attua comportamenti, i neuroni specchio si attivano e mettono il bambino potenzialmente in grado di comprendere e riprodurre tali stati emotivi e tali azioni.


 

8 - Il "bagaglio" dell'educatore

Per quanto riguarda l'esigenza di catturare più a lungo l'attenzione, risulta fondamentale cercare il più possibile di essere dinamici, intervallando le spiegazioni con battute, racconti autobiografici o aneddoti.
Il bravo educatore dovrebbe possedere un bagaglio di conoscenze che vadano al di là del mero nozionismo acquisito durante gli studi universitari, vista anche l'importanza del proprio ruolo.
Sport, musica, giochi di prestigio, esperienze interessanti da raccontare, aneddoti, tutto può essere utile nel lavoro con i bambini iperattivi, dato che suscitare il loro interesse significa anche conquistarne la fiducia e magari l'attenzione.
Un educatore dovrebbe costantemente aggiornarsi sulle novità relative alla cultura giovanile, documentarsi anche in base agli interessi del bambino con cui deve lavorare.
Avere sempre "argomenti di scambio" da mettere sul piatto facilita notevolmente il lavoro, rende interessanti e magari aiuta a mantenere viva l'attenzione.
Anche il racconto autobiografico dell'educatore è molto importante poiché, oltre a suscitare interesse, stimola nel bambino la riflessione sui propri vissuti; non va infatti dimenticato che l'autobiografia è un' occasione di cura di sé che è la via forse aurea per restituire al soggetto densità e pregnanza, identità e forza (10).
Stimolare la riflessione su sé stessi nei bambini iperattivi risulta estremamente utile e la strada della "condivisione delle esperienze" è sicuramente valida in quanto permette di alleviare quel senso di solitudine e di diversità che spesso si riscontra in loro.
Se per esempio un bambino ha avuto una nota dall'insegnante per il cattivo comportamento tenuto durante una lezione, l'educatore potrebbe raccontargli di quando anche lui, da bambino, ha avuto una nota per lo stesso motivo o si è comportato particolarmente male a scuola. (prima o poi sarà capitato a tutti!).
Questa semplice dichiarazione avrà l'effetto di rafforzare il legame educativo e di avviare nel bambino una riflessione su sé stesso e sulle proprie prospettive (anche lui a scuola si è comportato male, ma oggi è una persona felice....).
E' molto importante sottolineare infatti come la relazione educativa sia un luogo di condivisione e ricerca di significati, un luogo in cui la comunicazione si fa meta, assume valore ermeneutico-critico, il luogo della riflessività, dell'incontro profondo tra soggetti (11).
Occorre quindi mettersi in gioco costantemente, saper creare la "giusta atmosfera" per riuscire a catturare l'attenzione, imparare a dosare i tempi e le risorse in maniera funzionale all'obiettivo da raggiungere.
Una strategia che spesso adopro a scuola, ad esempio, ma che può essere tranquillamente utilizzata nella relazione educativa "a due", è quella di cercare notizie relative agli interessi dei miei allievi e, prima di una lezione iniziare a parlarne.
Una volta stimolata la curiosità, pongo le condizioni: "se ascoltate la lezione in silenzio, dopo ne riparliamo e vi dico altre cose"... In genere funziona.

 

9 - Mantenere sempre il contatto con la realtà

Un altro metodo estremamente efficace è la "didattica per problemi reali" in cui docente (educatore) e bambino affrontano problemi della vita reale integrandoli con capacità e concetti legati a una o più discipline (12).
Nello studio della matematica, per esempio, risulta fondamentale sottolineare i collegamenti tra questa e la vita quotidiana facendo notare che le azioni che svolgiamo hanno tutte più o meno implicazioni matematiche (13).
Con un bambino della scuola elementare è possibile, ad esempio, prendere spunti dal "fare una torta": nel procedimento infatti dobbiamo

* Leggere gli ingredienti, le dosi ed i tempi di cottura (sono presenti cifre)
* Preparare le dosi esatte
* Mischiare gli ingredienti
* Calcolare i tempi di cottura
* Analizzare la forma data alla torta (meglio quindi scegliere stampi con figure geometriche).

Si possono inoltre porre quesiti quali: "se occorrono 100 g. di farina e 70g. di zucchero, mi basterà un misurino da 200 g. per contenerli?" (13).
Un educatore con un vasto bagaglio di esperienze e conoscenze e buona inventiva, funziona in modo eccellente nella costruzione di una relazione di fiducia con i bambini iperattivi (e non solo) perché risulta appunto molto "interessante" e quindi capace di catturare la simpatia anche mediante il racconto dei propri vissuti.
Anni fa, durante un intervento educativo domiciliare con un bambino diagnosticato iperattivo, ho passato mesi a documentarmi sulla musica rap, ad ascoltarla ed a cercare novità interessanti, possibilmente sconosciute al ragazzino per riuscire a catturarne l'attenzione e ad usarle come materiale di scambio per ottenerne l'attenzione durante il lavoro sui compiti.
Scoprire le origini della musica rap, le "Dirty Dozens" (14), oltre che aver costituito un arricchimento personale ha giovato molto alla costruzione della relazione educativa ed ha confermato che la versatilità e la capacità di adattamento al contesto sono doti fondamentali per chi debba interagire con bambini iperattivi.

10 - Migliorare l'autostima

Altra caratteristica deve essere la capacità di sostenere il bambino, facendogli sentire che "ce la può fare" sempre, anche nei momenti in cui siamo costretti a rimproverarlo o a correggerlo.
Data la bassa autostima dei bambini iperattivi, l'educatore deve contribuire a migliorarla, assumendo la funzione di "stampella" che da un lato aiuta a camminare e previene le cadute, ma che prima o poi non sarà più necessario adoprare.
Leonardo Trisciuzzi, nel suo "Elogio dell'educazione" paragona la funzione educativa alle "briccole", quei grossi pali che vengono piantati nelle lagune e servono per segnalare la navigazione sicura ai naviganti (15).
Io aggiungo che un bambino iperattivo potrebbe essere una piccola imbarcazione che spesso perde il controllo ed è necessario che trovi briccole salde che lo riportino sulla giusta rotta.
L'educatore è una di queste briccole che da un lato frena gli errori di rotta ma dall'altro incoraggia ad arrivare serenamente in mare aperto.
Il bambino deve essere consapevole di ciò, sapere che può contare sull'educatore in qualsiasi momento ma che prima o poi dovrà cavarsela da solo e quindi interiorizzare ogni conquista nell'ottica dello sviluppo di una piena autonomia.
Non dobbiamo mai scordarci infatti l'imperativo pedagogico costituito dalla promozione del distacco dall'educatore (16).
Solo attuando questo stile nella relazione educativa, sarà possibile essere veramente apprezzati e quindi ottenere risultati significativi.
Un educatore non accettato fallirà il proprio compito, tanto più con i bambini iperattivi che già di per sé non concedono facilmente fiducia.
Sempre Gallucci raccomandava di prendersi tutto il tempo necessario per farsi accettare dal bambino, prevedendo nei primi incontri uscite insieme, lunghe chiacchierate e ricerca di punti di contatto da cui poter partire per la costruzione di un rapporto di fiducia (3).


 

11 - Il ruolo della scuola

La fretta di iniziare a fare i compiti può portare al fallimento di tutto il progetto e per questo è necessario sensibilizzare la scuola affinché a sua volta abbia pazienza; un piccolo rallentamento del lavoro scolastico (assegnazione di pochi compiti, ripassi frequenti di uno stesso argomento...) per permettere l'instaurarsi di una buona relazione educativa, sarà ripagata con risultati sia sul piano del rendimento che del comportamento.
La programmazione scolastica infatti prevede la possibilità di individualizzare la didattica anche temporaneamente, pur non in presenza di una certificazione di handicap, anche per quei bambini con disturbi dell'apprendimento.
La scuola italiana infatti, deve rendere disponibili risorse di sostegno e recupero sia per gli alunni con ritardo mentale, sia per quelli con disturbi dell'apprendimento (17).
Ciò non significa soltanto ore di sostegno in più, ma una ricca pluralità di risorse che comprendono anche l'evoluzione della didattica ordinaria, la messa in atto di interventi educativi ordinari/individuali, la riorganizzazione dei tempi e degli spazi oltre a modifiche ed adattamenti dei materiali didattici (18).
Nel caso dei bambini iperattivi ciò può rendersi necessario onde evitare deleteri fallimenti.
Purtroppo, come sottolineato da Albert Bandura, nella scuola esistono alcune pratiche che, nel caso degli alunni meno dotati o meno preparati (o con problemi di attenzione, aggiungo io), tendono a trasformare le esperienze didattiche in occasioni per l'apprendimento dell'inefficacia (19).
La collaborazione fra scuola, famiglia ed operatori è dunque fondamentale poiché si facilita la costituzione di un intervento globale, efficace, mirato e non l'accavallarsi di micro-interventi, spesso anche in contrasto fra loro.
Si pone pertanto l'esigenza di un esteso e intenso collegamento fra tutte le risorse che, con competenze e professionalità differenti si occupano della problematica minorile (20).
Gli operatori, lavorando in parallelo, dovrebbero sfruttare tutte le risorse, in modo intelligente e coordinato, con un coinvolgimento ben organizzato della scuola e della famiglia (21).
Chi si trova ad avere a che fare con bambini iperattivi dunque, è chiamato ad un compito estremamente difficile e necessita di notevoli capacità di adattamento, tanto più in quelle situazioni quali lo svolgimento dei compiti scolastici che richiedono attenzione, concentrazione, capacità di controllo dello sforzo mentale, tutte qualità che nei ragazzini iperattivi, è necessario strutturare adeguatamente.



12 - Lo spazio di lavoro

Un ultimo aspetto da analizzare, relativamente allo svolgimento dei compiti scolastici, è la preparazione dello spazio di lavoro.
In un modo ideale i bambini dovrebbero avere un loro "ufficio" ben organizzato in casa (22); tanto più i bambini iperattivi necessitano di un luogo stabile deputato allo svolgimento dei compiti scolastici.
Dato che una delle caratteristiche di questi bambini è quella di disperdere l'attenzione nella ricerca del materiale (vagano continuamente alla ricerca di penne, matite, gomme, righelli....) cosa che comporta l'interruzione continua del lavoro, l'educatore dovrà essere particolarmente abile nell'allestimento "preventivo" dello spazio per i compiti a casa.
Tale spazio prima di tutto, dovrebbe essere allestito se possibile fuori dalla camera da letto.
I bambini iperattivi infatti, non riescono a concentrarsi o a studiare nella stanza in cui dormono (22), e ciò è dovuto principalmente alle alterazioni sonno-veglia cui sono sottoposti.
Siccome trovano quasi impossibile rimanere attenti nella stessa camera dove faticano tanto ad addormentarsi, si spostano spontaneamente in cucina o nel salotto per studiare. (22).
Il luogo deputato al lavoro dovrà in seguito essere organizzato in base alle seguenti caratteristiche:

  • rapida reperibilità e fruibilità del materiale di lavoro;
  • mantenimento del piano di lavoro il più possibile ordinato;
  • riduzione di elementi di distrazione in prossimità del luogo di lavoro;
  • possibilità di consultare rapidamente un calendario, ciò al fine di pianificare di volta in volta il lavoro per i giorni successivi e di cancellare ogni sera, prima di andare a letto i compiti fatti durante la giornata;
  • evitare di avere orologi o sveglie a portata di mano.

Tutto ciò faciliterà ulteriormente lo svolgimento dei compiti, riducendo al minimo gli elementi di distrazione e permettendo di avere sotto controllo tutta la situazione.
È da notare inoltre che mentre il bambino cerca di fare i compiti, il resto della famiglia, se in casa, dovrebbe collaborare evitando di svolgere attività rumorose.
I suoni provenienti dal televisore, le risate, il rumore di elettrodomestici della cucina sono elementi di grande distrazione per il bambino iperattivo.
La strutturazione del luogo adatto per lo svolgimento dei compiti avverrà per tentativi, così come l'individuazione delle condizioni ottimali allo studio: alcuni ragazzi ad esempio, sostengono che per studiare hanno bisogno di ascoltare musica in sottofondo.
Diamogliene la possibilità: a volte la musica da il ritmo allo studio, a volte serve ad escludere altri elementi di distrazione (22).
Se non funziona, sarà necessario imporre nuovamente il silenzio.
In conclusione, l'attuazione di adeguate strategie - attraverso la mediazione dell'edutaore - è fondamentale al fine di raggiungere risultati concreti, oltre una buona dose di pazienza da parte di tutti i soggetti coinvolti, a cominciare dal bambino stesso.

 

 


Note:

 

1. Marzocchi, Gian Marco et al.: Il bambino con Deficit d'Attenzione/Iperattività, Trento, Erickson, 1999
2. Kirby, Edward A- Grimley, Liam K: Disturbi dell'attenzione e iperattività, Trento, Erickson, 1989
3. Gallucci, Franco: Appunti relativi ad un incontro con educatori ed insegnanti presso l'Azienda Sanitaria di Firenze- 1996
4. Mc Phillimy, Bill: Controlling your class- a teacher's guide to managing classroom behaviour, Chichester, John Wiley & Sons, 1996
5. Foxx, Richard M.: Tecniche base del metodo comportamentale, Trento, Erickson, 1986
6. Taylor, Eric: The Hyperactive child, Oxford, The Alden Press, 1995
7. Fontana, David: Manuale di psicologia per gli insegnanti, Trento, Erickson, 1996
8. Mangani, Massimo: L'intervento educativo domiciliare con bambini DDAI, in "A.I.D.A.I. Newsletter", Febbraio 2001
9. Rizzolatti, Giacomo – Sinigaglia, Corrado: So quel che fai, Milano, Raffaello Cortina, 2006
10. Cambi, Franco: L'autobiografia: uno strumento di formazione dei formatori, in Catarsi,
11. Enzo (a cura di): La relazione di aiuto nella scuola e nei servizi socioeducativi, Tirrenia, Del Cerro, 2004
12. Milani, Paola: Relazione e educazione, alcuni nessi, in Catarsi, Enzo (a cura di): La relazione di aiuto nella scuola e nei servizi socioeducativi, Tirrenia, Del Cerro, 2004
13. Jones et al., Didattica per problemi reali, Trento, Erickson, 1999
14. Mangani, Massimo: matematica e tabelline: un approccio per i bambini iperattivi, in "A.I.D.A.I. Newsletter", Febbraio 2003
15. Lomax, Alan: La terra del Blues, Milano, il Saggiatore, 1993
16. Trisciuzzi, Leonardo: Elogio dell'educazione, Pisa, ETS, 1995
17. Demetrio, Duccio: Educatori di professione, Firenze, La Nuova Italia, 1990
18. Ianes, Dario - Celi, Fabio: Il Piano Educativo Individualizzato 1999-2001, Trento, Erickson, 1999
19. Ianes, Dario - Cramerotti, Sofia: Il Piano Educativo Individualizzato, Progetto di Vita 2005-2007, Trento, Erickson, 2005
20 . Bandura, Albert: Autoefficacia, teoria e applicazioni, Trento, Erickson, 2000
21. Gardini, Maria Pia - Tessari, Marina: L'assistenza domiciliare per i minori, Roma, La Nuova Italia Scientifica, 2001
22. Cornoldi, Cesare: Le difficoltà di apprendimento a scuola, Bologna, Il Mulino, 1999
23. Levine, Mel: I bambini non sono pigri, Milano, Mondadori, 2005.


Autore: Massimo Mangani, docente specializzato presso la Scuola Media Statale "Francesco Redi"- Bagno a Ripoli (FI).


copyright © Educare.it - Anno VII, Numero 6, Maggio 2007

 

Quando i compiti diventano un problema. Suggerimenti operativi per educatori di bambini iperattivi