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Quando i compiti diventano un problema. Suggerimenti operativi per educatori di bambini iperattivi - Terza parte

 

5 - L'importanza della gestione del tempo

Una corretta gestione del tempo è fondamentale e quindi va concordata a priori con il bambino, specificandone altresì la sua variabilità: si può infatti iniziare con una pausa di 5 minuti ogni 10 di lavoro ed allungare via via i tempi di lavoro, inizialmente allungando anche quelli di riposo.
In seguito i tempi di riposo andranno diminuiti, anche se mantenuti poiché fondamentali per il recupero mentale.
Risulta efficace aumentare i tempi di 5' in 5' mantenendo un rapporto matematico di 1 aumento del tempo ricreativo ogni 2 aumenti di quello operativo (8): partendo da un rapporto di 5' di riposo ogni 10' di lavoro, lo step successivo sarà 5' di riposo ogni 15' di lavoro, poi 10' di riposo ogni 20' di lavoro.
Il target sarà arrivare ad un rapporto di 20' di riposo ogni 40' di lavoro.
Dopo che questo ritmo si è stabilizzato, sarà possibile iniziare a diminuire i tempi di riposo, anche se non eccessivamente.
In un ora i tempi ottimali dovrebbero essere 10' di riposo ogni 50' di lavoro.

6 - Competenze educative

Lo svolgimento dei compiti scolastici dunque, si pone come sfida nella quale sia l'educatore che il bambino devono mettersi in gioco, ma spetta al primo il compito di reperire tutte le risorse possibili per far sì che l'amara pillola divenga commestibile.
Per far questo, oltre ad una formazione adeguata sulle problematiche inerenti l'ADHD, è importante possedere alcune caratteristiche e conoscenze che permettano ad un educatore di fare un ottimo lavoro.
Come sostenuto da Gallucci, dato che la funzione di modello è basilare, l'educatore dovrebbe essere:

  • competente;
  • divertente;
  • interessante;
  • sostenente;
  • apprezzato (3).

La competenza implica il possesso di conoscenze adeguate relative alla soluzione delle problematiche affrontate, che devono essere gestite con sicurezza e senza mostrare titubanza.
Mostrare sicurezza in quello che si fa è dunque cosa importante, ma ciò non significa fingere di essere "onniscenti" che non necessitano all'occorrenza anche di aiuto.
Per fare un esempio banale, se ci troviamo davanti un problema di matematica di cui non troviamo la soluzione, si può tranquillamente dire al bambino di essere in difficoltà e, magari con il suo aiuto, cercare strategie per arrivare alla soluzione, consultando la parte teorica del libro di testo, telefonando ad un amico o un collega esperto in matematica e così via.
Per "competenza" si intende dunque anche la capacità di venire a capo di situazioni problematiche in maniera razionale, fornendo esempi concreti della giusta strada da seguire.



7 - L'importanza del ruolo di "modello"

Alla luce delle recenti ricerche in campo neuropsicologico che hanno dimostrato l'esistenza nel cervello umano di "neuroni specchio", fondamentali per il riconoscimento, la comprensione e l'apprendimento dei comportamenti, il fornire un "esempio vivente" al bambino diviene fondamentale nella relazione educativa.
Questo tipo di neuroni infatti, permette il riconoscimento e la riproduzione delle emozioni per cui, l'osservazione di volti altrui che esprimono un emozione determina un'attivazione dei neuroni specchio della corteccia premotoria. Questi inviano alle aree somatosensoriali e all'insula una copia del loro pattern di attivazione (copia efferente), simile a quello che inviano quando è l'osservatore a vivere quell'emozione.
La risultante attivazione delle aree sensoriali, analoga a quella che si avrebbe quando l'osservatore esprime spontaneamente quell'emozione (come se), sarebbe alla base della comprensione delle reazioni emotive degli altri (9).
La ricerca sui neuroni specchio offre dunque una chiave per indagare i processi cerebrali responsabili di quella variegata gamma di comportamenti che scandisce la nostra esistenza individuale e in cui prende corpo la rete delle nostre relazioni interindividuali e sociali (9); dunque la funzione di modello vivente che è sempre stata valorizzata nella relazione educativa, troverebbe una base scientifica che spiega la sua validità.
Quando un educatore esprime emozioni ed attua comportamenti, i neuroni specchio si attivano e mettono il bambino potenzialmente in grado di comprendere e riprodurre tali stati emotivi e tali azioni.