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DSA e mappe mentali - Seconda parte

Conseguenza psicologiche del DSA

Se non si è a conoscenza delle particolarità dei DSA genitori e insegnanti potrebbero farsi un'idea sbagliata del bambino pensando che sia pigro, che non si impegni, che richieda immotivate ed eccessive attenzioni. Di fatto in questi bambini l'impegno non manca, almeno finché i continui insuccessi e i rimproveri spengano la loro buona volontà, rischiando di compromettere il rapporto con la scuola e l'apprendimento in generale. "Come mai non ce la faccio anche se continuo a impegnarmi"? E' una domanda che spesso il bambino si pone, caricandosi di vissuti di ansia, tristezza e rabbia. Il senso di frustrazione che la condizione genera può trovare diversi modi di manifestazione:

  • atteggiamento di sfida nei confronti di genitori e insegnanti;
  • comportamento aggressivo nei confronti dei fratelli o compagni;
  • mancato rispetto delle regole;
  • isolamento;
  • iperattività;
  • vissuti depressivi.

Ipotesi di funzionamento dei processi di letto- scrittura e DSA

La ricerca scientifica degli ultimi vent'anni sull'argomento ha prodotto esaurienti ed esplicative ipotesi sui processi cognitivi implicati nello sviluppo della scrittura e del linguaggio. Il modello a due vie (Denes e Pizzamiglio, 1996) offre una esauriente teoria di funzionamento del processo di lettura: prevede una via lessicale che permetterebbe il riconoscimento della parola confrontandone le caratteristiche visive con la rappresentazione lessicale precedentemente immagazzinata e ad essa corrispondente, ed una via fonologica per cui la parola verrebbe letta attraverso la scomposizione in singoli grafemi e la ricomposizione in una sequenza di fonemi. La via fonologica sarebbe deputata alla codifica e composizione dei fonemi in sequenza per poi "assemblare" una parola seguendo le regole di composizione proprie della lingua del parlante (questo spiegherebbe la capacità di leggere parole nuove). La via lessicale codificherebbe la parola nella sua interezza (globale) depositandola/richiamandola in memoria una volta individuatene caratteristiche morfologiche e semantiche. Il modello è in accordo sia con la letteratura scientifica sulle manifestazioni della dislessia (Seymour, 1985), sia con le due grandi "classi" di errori che il soggetto dislessico generalmente compie. In letterata si distinguono due differenti tipi di dislessia; una fonologica in cui il soggetto si avvarrebbe solo della via lessicale, ed una dislessia superficiale in cui la via fonologica sarebbe intatta con invece un danno a carico della via lessicale.
Mettendo in relazione i due tipi di dislessia con il modello evolutivo di scrittura e lettura di U. Frith (1985) si può ipotizzare una correlazione tra dislessia fonologica e un deficit allo stadio alfabetico e tra dislessia superficiale e una limitazione nella fase ortografica. Ciò correlerebbe ancora con le due classi di errore che il soggetto dislessico tipicamente esegue: fonologici e/o ortografici. Nei DSA si differenziano errori inerenti la distinzione di suoni (e quindi successivamente di lettere) "vicini tra loro", tipo t/v, p/b ed errori di composizione della lingua: punteggiatura, accenti, uso dell' "h", trisillabi con regole di applicazione particolare tipo "gli", "qu" e "cu".