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La Sindrome Non Verbale - Il trattamento riabilitativo

Il trattamento riabilitativo

Gli autori convergono su una prognosi particolarmente cauta, se non pessimistica, per il disturbo non-verbale. Oltre al deficit neuropsicologico scarsamente reversibile, vi sono elementi di complicazione, tra cui la complessificazione delle richieste cui il soggetto è chiamato a far fronte e gli aspetti emotivo-motivazionali conseguenti al disturbo. Per questi motivi l'intervento sulla SNV, secondo Cornoldi e collaboratori, va condotto su più fronti: sulle componenti deficitarie, sulle strategie che permettono al soggetto di affrontare i compiti con la consapevolezza sia delle proprie difficoltà che dei punti di forza, sulle aree di apprendimento direttamente interessate dal disturbo.

Il primo livello è importante perché "molti alunni con questo tipo di disturbo tendono sistematicamente a evitare tutte le attività che mettono in gioco le loro abilità deficitarie, di modo che essi finiscono con l'essere in condizioni di difficoltà anche in situazioni facili e non sviluppano abilità minime che sono alla loro portata" (Cornoldi, 1999).

Del resto permane la necessità di affrontare il più adeguatamente possibile le situazioni problematiche, imparando a:

  • riconoscere che la situazione fa parte di quelle per le quali si incontrano difficoltà (consapevolezza e motivazione)
  • servirsi con agilità di sussidi che possano semplificare il compito (foglio quadrettato, compasso, calcolatrice, ecc.)
  • individuare strategie diverse attraverso cui il compito può essere affrontato, selezionando quelle maggiormente alla propria portata
  • aggirare eventualmente il problema, servendosi dei propri punti di forza (per esempio il linguaggio)
  • generalizzare le abilità acquisite in altri contesti, sia di tipo scolastico che extrascolastico.

Il programma messo a punto da Cornoldi e collaboratori (1997) prevede inoltre l'insegnamento e l'automatizzazione delle competenze e conoscenze elementari nelle aree di apprendimento deficitarie, in modo da attenuare il più possibile gli effetti del disturbo sul progresso scolastico.

 


Riferimenti bibliografici

  • Rourke B. P. (1989), Syndrome of Non verbal Learning Disabilities, Guilford, New York;
  • Cornoldi C., Friso G., Giordano L., Molin A., Poli S., Rigoni F., Tressoldi P.E. (1997), Abilità visuo-spaziali, Erikson, Trento;
  • Benton A. L., Costa L., Spreen O. (1985), Studies in neuropsychology: selected papers of Arthur Benton, Oxford University;
  • Newcombe F., Ratcliff G. (1989), Disorder of visuospatial analisys, in “Handbook of neuropsycology”, Vol. 2, pp. 333-56;
  • Cornoldi C. (1999), Le difficoltà di apprendimento a scuola, Il Mulino, Bologna.

copyright © Educare.it - Anno VI, Numero 2, Gennaio 2006

DOI: 10.4440/200601/PASQUALOTTO