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La Sindrome Non Verbale - La SNV come deficit della memoria di lavoro visuo-spaziale

La SNV come deficit della memoria di lavoro visuo-spaziale 

Cornoldi e collaboratori hanno recentemente proposto una spiegazione diversa delle difficoltà comprese nella SNV, centrando l'attenzione sulla memoria di lavoro visuo-spaziale. Essi ipotizzano infatti che la difficoltà di analisi dell'informazione visuo-spaziale dipenda dall'incapacità di trattenere nel taccuino visuo-spaziale le informazioni al fine di poterle elaborare.

La carenza però non sarebbe nel "magazzino passivo", quanto piuttosto nella capacità di manipolare i contenuti della memoria ai diversi livelli di attività: per conservare a lungo l'informazione, per analizzarla ed "aggiustarla", per trasformarla e reinterpretarla. Secondo Cornoldi (1999) queste operazioni coinvolgono l'attività immaginativa visiva. Infatti, le immagini mentali richiedono che contenuti visuo-spaziali, sia di esperienze immediatamente precedenti sia appartenenti al mondo dei ricordi, siano organizzati ed elaborati dalla memoria di lavoro.

Ciò spiegherebbe le diverse prestazioni di memoria di soggetti con difficoltà con disturbo non verbale, come si verifica nel caso che presenteremo nella seconda parte della tesi.

Queste ipotesi, supportate da riscontri sperimentali e tuttora in fase di approfondimento, ridefiniscono in parte le caratteristiche proprie della Sindrome non verbale (Cornoldi et al., 1997):

  • blocco di fronte a consegne difficili: probabilmente questa è una modalità difensiva per non lasciarsi sopraffare dall'eccessivo carico di informazioni che deve gestire (la capacità di memoria visuo-spaziale è limitata);
  • approccio al compito di tipo top-down: il bambino agisce soprattutto in base agli schemi mentali attivati, più che alle informazioni esterne; tende a fissarsi su un'idea senza prestare sufficiente attenzione agli stimoli esterni: ne consegue una certa perseveranza nell'errore o difficoltà a cambiare set di risposta;
  • difficoltà nel manipolare, costruire e progettare l'immagine mentale;
  • difficoltà nella pianificazione e progettazione di molti compiti;
  • impaccio di fronte alla novità: soggetti top-down vedono quello che hanno in mente e non si accorgono delle eccezioni o dei particolari nuovi;
  • difficoltà della memoria di lavoro visuo-spaziale; vengono compromessi anche altri processi che richiedono molte risorse attentive e di controllo e che riguardano più strettamente l'esecutivo centrale, ovvero le componenti più attive del sistema di memoria di lavoro (difficoltà generalizzate).

Inoltre i soggetti con difficoltà visuo-spaziali presentano un uso privilegiato del canale uditivo-verbale per elaborare le informazioni ed utilizzando il linguaggio a supporto e compensazione del deficit visuo-spaziale.

Vediamo ora le implicazioni del disturbo sugli apprendimenti.

Disturbo non-verbale ed apprendimento

Cornoldi e collaboratori (1997, 1999) hanno identificato le caratteristiche del disturbo non verbale in relazione agli apprendimenti scolastici. Essi ritengono che le aree interessate possano essere le seguenti:

  • disegno ed educazione artistica
  • aritmetica (soprattutto per gli aspetti relativi alle abilità visuo-spaziali: comprensione del valore posizionale del numero, corretti allineamenti, ecc.)
  • geometria
  • scienze
  • comprensione del testo (là dove vengono impegnati processi visuo-spaziali)
  • geografia
  • informatica.

Coerentemente con le spiegazioni adottate per tale disturbo, Cornoldi (1999) ritiene che le difficoltà possano risultare evidenti solo quando è richiesta un'elaborazione specifica non-verbale: negli altri casi il bambino affronta i compiti avvalendosi delle proprie abilità linguistiche, risultando persino avvantaggiato rispetto ai compagni.