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  • Categoria: Dibattito a scuola

Organizzare i discorsi per il dibattito regolamentato

dibattito a scuolaNel dibattito regolamentato, dopo aver reperito il materiale con cui sostenere le proprie posizioni, è fondamentale organizzare le argomentazioni e le informazioni raccolte in funzione del formato, o protocollo di dibattito, adottato. Con «protocollo di dibattito» indichiamo l’insieme di regole e di attività che strutturano, regolamentano e caratterizzano il dibattito stesso permettendone uno svolgimento lineare e completo (Hanson, 1990).

Nel panorama internazionale i protocolli di dibattito sono molteplici e finalizzati al raggiungimento di obiettivi educativi diversi. Ad esempio, il Karl Popper Format coinvolge due squadre di tre componenti ciascuna e si propone lo sviluppo e la diffusione del pensiero critico in vista di una società aperta (Trapp et al., 2005). Il British Parliamentary, invece, prevede quattro squadre di due componenti ciascuna e, affondando le sue radici nelle discussioni deliberative della British House of Commons, richiede che le squadre schierate per la stessa posizione, pur competendo tra loro, non si contraddicano. Tale coerenza è funzionale alla preparazione degli studenti a partecipare a coalizioni politiche dove rigettare o contraddire le affermazioni dei supposti partner politici comprometterebbe la stabilità della coalizione stessa (Meany e Schuster, 2003).

La varietà di protocolli esistente richiede, a chi organizza i dibattiti, di riflettere sul formato più adatto agli obiettivi educativi e formativi da raggiungere (Cfr. De Conti, 2013). Tuttavia per esemplificare l’organizzazione dei discorsi, si presenta qui un protocollo particolarmente adatto per il contesto scolastico italiano e che permette un ampio coinvolgimento di studenti: il Patavina Libertas. Riferito al motto dell’Università di Padova che recita Universa Universis Patavina Libertas, e che attesta la grande libertà di pensiero sempre concessa ai suoi docenti e studenti, il Patavina Libertas prevede due squadre di sette studenti ciascuna: cinque svolgono i discorsi richiesti dal protocollo, mentre due, poiché non direttamente coinvolti nell’esposizione, affiancano la squadra aiutando ad analizzare con più distacco il dibattito.

Schematicamente il protocollo può essere distinto in fase di argomentazione, pausa e fase di replica, e così illustrato:

Fase di argomentazione

1. Prologo: 2 minuti.

2. Prima argomentazione: 3 minuti.

3. Seconda argomentazione: 3 minuti.

Fase di Pausa

10 minuti

Fase di

replica

4. Replica: 2 minuti; difesa degli avversari: 2 minuti.

5. Epilogo : 2 minuti.

Gli interventi, al fine di garantire al dibattito uno sviluppo ordinato, graduale e completo, dovranno essere svolti alternatamente dalle due squadre e prevedere un’organizzazione del materiale rinvenuto durante la ricerca pertinente alle loro specifiche funzioni.


Il Patavina Libertas

Il prologo, essendo l’intervento introduttivo del dibattito, richiede: (a) una presentazione sintetica della problematicità, o dell’importanza, della questione affrontata. Questo obiettivo, solitamente, si raggiunge tematizzando i princìpi alla base delle proprie argomentazioni in modo da far risaltare i valori o le istanze che si desidera difendere durante l’incontro; (b) l’enunciazione della posizione assunta, ossia l’asserzione della tesi che nel dibattito viene sostenuta e difesa e che è assegnata d’ufficio da chi organizza il dibattito; (c) la definizione dei termini chiave impiegati dalla squadra nel corso del dibattito. Questo aspetto ha differenti funzioni. La prima, di rendere chiaro fin dall’esordio sia alla squadra concorrente sia ai giudici il modo in cui è interpretata la questione del dibattito. La seconda, di evitare che le squadre realizzino solo dopo l’incontro d’aver dato definizioni inadeguate ad un dibattito fruttuoso. Infine, il prologo richiede (d) l'anticipazione degli argomenti che la squadra svilupperà nei successivi interventi di argomentazione.

La prima e la seconda argomentazione prevedono invece l’esposizione delle ragioni, delle prove, dei dati e degli esempi nonché delle teorie o dei valori a sostegno della validità della tesi da sostenere. Tali elementi sono quelli presentati in alcune precedenti contributi di questa serie e dal titolo Sostenere una posizione: gli elementi delle argomentazioni e La logica delle argomentazioni.

La fase di pausa è caratterizzata dalla sospensione dell’attività di disputa per dieci minuti, ed è preparatoria alla fase di replica. In questi dieci minuti i dibattenti dovranno pensare sia a quali critiche avanzare alla posizione della controparte, al fine di contestarne la validità e metterne in evidenza le debolezze, sia a come difendersi dalle critiche che la controparte muoverà loro.

L’intervento di replica prevede due minuti per esporre le ragioni individuate con tutta la squadra durante la fase di pausa per contestare la validità della posizione antagonista. Durante questo intervento è fondamentale mettere in discussione la verità o la probabilità degli elementi, o la validità del legame tra gli elementi, che compongono le argomentazioni della controparte, facendone in tal modo risaltare la debolezza. L’individuazione di fallacie come le generalizzazioni indebite, l’appello ad autorità irrilevanti, le conclusioni che non seguono dalle premesse, le petizioni di principio, etc., è un’ulteriore strategia da tenere in considerazione. Anche contestare la controparte indicando le conseguenze negative che deriverebbero se concedessimo quanto da loro sostenuto è un’efficace strategia.

Tra le diverse e altre strategie si possono annoverare anche il confronto della posizione avversaria con altre teorie alternative più valide, e possibilmente vicine alla nostra, o la contestazione del modo in cui è stata interpretata la questione del dibattito, qualora effettivamente tale interpretazione sia scarsamente giustificabile.

All’intervento di replica segue la difesa da parte della controparte. In questo intervento dovranno essere contestate le critiche avanzate alle proprie argomentazioni cercando di ristabilire la loro credibilità o validità.

Intervento conclusivo del dibattito è l’epilogo. In esso viene richiesto di riproporre in sintesi la posizione esposta dalla propria squadra durante il dibattito. Tuttavia, essendo anche l’ultimo intervento prima della valutazione dei giudici, risulta importante includere nella sintesi sia i punti deboli della posizione antagonista, ossia quelle obiezioni a cui la controparte non è riuscita a dare un’efficace risposta, sia i punti forti della propria posizione, ossia quelle ragioni che sono resistite alle repliche della controparte. Tale intervento, infatti, si realizza al meglio offrendo ai giudici una lettura comparativa, e nei limiti del possibile favorevole alla propria tesi, del contraddittorio per cui il dibattito si caratterizza.


Conclusione

I discorsi che compongono il protocollo di dibattito, e che presi complessivamente ricalcano il modello di discorso a cui gli antichi retori si ispiravano, hanno come obiettivo di garantire al dibattito uno svolgimento lineare e conclusivo. Affinché questo avvenga è pertanto fondamentale rispettare le funzioni previste da ciscun intervento e quindi evitare, ad esempio, di difendere la propria posizione durante un intervento di replica, che richiede invece di contestare la posizione della controparte. Se così si facesse non solo si perderebbe la possibilità di avanzare obiezioni alla posizione concorrente, ma si metterebbe in una situazione imbarazzante ma favorevole la controparte che non potrebbe difendere la propria posizione poiché nulla le sarebbe stato contestato.

Esercizi utili

  • Far preparare a ciscuno studente un sintetico discorso su di un tema a scelta ma che rispetti le caratteristiche del prologo, dell’argomentazione (sarà sufficiente una sola ragione con un esempio pertinente) e dell’epilogo. Terminata la sua stesura, fate esporre il discorso.
  • Scegliendo un argomento assieme agli studenti, attribuite ad uno di essi l’onere di presentare una ragione a sostegno della tesi prescelta. Dopodiché richiedete al compagno alla sua destra, o sinistra, un’obiezione a questa ragione e una ragione a favore della tesi opposta alla prima. Continuate l’esercizio, coinvolgendo tutti gli studenti a “catena”, chiedendo a ciscuno di avanzare un’obiezione alla ragione presentata dal compagno precedente, di difendersi dall’obiezione da lui avanzata, e di introdurre un nuovo argomento a favore della propria tesi, o in alternativa dei nuovi dati o esempi per ragioni già esposte in precedenza.

 

 


Bibliografia di riferimento

  • De Conti M., Dibattere a scuola: scegliere il proprio percorso educativo, «Studi sulla formazione», Vol. XVI (2013), n. 1, pp. 111-120.
  • Hanson J., NTC’s Dictionary of Debate, Lincolnwood, National Textbook Company, 1991.
  • Meany J. e Schuster K., On That Point! An Introduction to Parliamentary Debate, I.D.E.A., New York, 2003.
  • Trapp R., Zompetti J. P., Motiejunaite J. e Driscoll W., Discovering the World Trough Debate. A Practical Guide to Educational Debate for Debaters, Coaches and Judges, IDEA, New York, 2005.

copyright © Educare.it - Anno XIV, N. 6, giugno 2014