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Educazione alla genitorialità: “istruzioni per l’uso” leggendo tra le righe di alcuni testi letterari - Sulla paternità
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Sulla paternità
Dopo oltre mezzo secolo dal capolavoro di Gibran, nel romanzo dedicato alla madre "Tu che mi ascolti" (2004) di Alberto Bevilacqua [3] è adombrata la paternità, da quella indesiderata a quella evitata (oggi, anche a causa della precarietà lavorativa): "In me si era fatto ossessivo il pensiero che non ero padre, traumi e contagi materni mi avevano impedito di esserlo. Ne era nata una poesia. Fra le mie che considero più belle. L'avevo dedicata al figlio che non avevo avuto... La tenevo in vista sul mio tavolo di lavoro. Andavo a rileggerla per provarne una pietà tutta mia, per farmi del male. Un giorno, il foglio con la poesia scomparve. Quei versi a cui avevo dato il titolo Figlio evitato". Quella paternità tanto contesa, soprattutto se naturale, a cui è dedicato l'art. 30 comma 4 della Costituzione dove si parla di "ricerca della paternità" non solo nel senso civilistico di riconoscimento, ma soprattutto nel senso psicologico e sociale.
Una delle prime leggi che ha valorizzato in tal senso il ruolo del padre accanto a quello della madre è stata la legge 29 luglio 1975 n.405 "Istituzione dei consultori familiari", il cui art. 1 alla lettera a) così recita: "L'assistenza psicologica e sociale per la preparazione alla maternità ed alla paternità responsabile e per i problemi della coppia e della famiglia, anche in ordine alla problematica minorile". Una maternità ed una paternità responsabile (da notare che la legge usa l'aggettivo al singolare, proprio per sottolineare che la responsabilità è comune) non considera solo il "tu", il figlio che avrà o ha dinanzi, ma comporta il riconoscimento del "terzo", cioè di ogni altro membro della società, familiare prima ed extrafamiliare poi, di cui si deve tener e a cui dar conto con la funzione educativa (responsabilità endofamiliare ed esofamiliare). Tra padre e madre non vi deve essere separazione di ruoli, ma definizione dei ruoli, in altre parole padre e madre devono essere portatori delle proprie caratteristiche, anche del sistema familiare d'origine (S.F.O.), per un'educazione completa. Purtroppo si sta assistendo ad una confusione o sovrapposizione di ruoli per cui si parla di matrizzazione dei padri o patrizzazione delle madri, precisando che non è "mammo" chi aiuta nelle faccende domestiche, ma chi si relaziona al figlio in maniera materna e quindi protettiva (o iper). La genitorialità (proprio perché tale) richiede entrambi i ruoli, al fine di garantire un armonioso rapporto dei bambini con chi ha dato loro la vita [4], anche ai fini di un'adeguata educazione sessuale.
A ragione si parla sempre più insistentemente ed opportunamente di bigenitorialità o meglio ancora di cogenitorialità, che non deve essere rivendicata dai padri solo quando è negata in caso di separazione o divorzio (in cui frequentemente si verifica il cosiddetto mobbing genitoriale).

