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Speciale normalità. Interventi del Servizio Sociale Professionale per l’integrazione scolastica

Il concetto d’integrazione nasce già negli anni settanta, determinando nella scuola la volontà di realizzare percorsi metodologici adattati ai bisogni di ciascuno, bisogni che emergono e s’impongono grazie ad una serie d’interventi legislativi e di nuovi modelli socio-pedagogici, che mettono al centro del processo educativo lo sviluppo della personalità dell’allievo e la sua capacità di comunicare e di apprendere.

Il soggetto disabile nella società contemporanea, dominata da valori legati ai consumi, al mito del successo, alla cultura del corpo e dell'immagine, è una presenza provocatoria e poco rassicurante. In uno scenario così delineato occorre inserire la tematica dell'integrazione scolastica degli alunni disabili cercandone le ragioni profonde, quasi non visibili ad una percezione superficiale, che ne fanno invece una vera risorsa per la comunità. In questo modo si viene a scoprire che le ragioni che fondono il senso dell'uomo sono le stesse che giustificano l'integrazione.

Nell'opinione corrente si ha la visione strettamente scolastica, di natura burocratica e tecnicistica, dell'integrazione, che sempre viene riferita al diritto affermato per alcune categorie di persone di frequentare le scuole comuni. Questa concezione impoverisce fortemente il reale significato del termine integrazione che nel senso più autentico si riferisce ad un processo per cui due o più elementi si compenetrano o si compensano reciprocamente: si rendono quindi integri, interi e completi. Applicato alle relazioni interpersonali, questo processo presuppone che l'essere umano non è completo in sé, non è sufficiente, come un sistema chiuso, ma si realizza nel rapporto con gli altri.

Quando si parla di integrazione, quindi, non possiamo esclusivamente riferirci al soggetto in situazione di handicap ma all'intera comunità.
La buona integrazione è quella che permette di capire che non stiamo vivendo in presenza di una diversità come un incidente ma come una realtà; se analizziamo le strutture scolastiche sorge lampante agli occhi che la buona integrazione, a più di venti anni dalla legge che ne stabiliva l'attuazione, non si è ancora completamente realizzata; le barriere architettoniche nelle scuole hanno spesso uno stato di provvisorietà tale da far pensare ancora una volta che l'idea è quella della parentesi, dell'incidente e non dell'integrazione.