- Categoria: Farsi un'idea sulle disabilità
L'epilessia
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L’epilessia è una malattia caratterizzata da un processo multifattoriale che vede coinvolte diverse aree: neurobiologiche, psicosociali ed educative (1).
Sebbene non ne sentiamo parlare molto spesso, si tratta di un problema diffuso che sembra purtroppo essere in aumento.
In Italia esistono circa 600.000 epilettici, con un incremento di 25-30.000 nuovi casi ogni anno.
Anche se possono manifestarsi a qualsiasi età, l’80% delle epilessie compare prima del ventesimo anno di vita e, solitamente, insorgono nell’infanzia e/o nell’adolescenza (2).
Il termine "Epilessia", dal greco epilandonei, significa "essere sopraffatti", "essere colti di sorpresa". Si tratta infatti di una malattia caratterizzata dal ripetersi di crisi convulsive o di altre tipiche manifestazioni, anche psichiche, che insorgono all’improvviso senza che il soggetto abbia la possibilità di evitarle. (3)
Tra i fattori che scatenano una crisi epilettica sembra esservi la "fotosensibilità", cioè una particolare sensibilità all'intermittenza della luce. Ecco perché prolungate esposizioni a TV, computer e videogiochi possono evocare una crisi in soggetti già predisposti. Altri fattori scatenanti possono essere particolari stati emotivi, una condizione di torpore, movimenti ripetuti … (2).
La manifestazione epilettica è il risultato di una scarica eccessiva e ipersincrona (cioè a grande frequenza e con sincronismo eccessivo) di neuroni, che in genere risulta particolarmente evidente a livello somato-motorio.(4)
Esistono diverse forme di epilessia. Si distingue tra forme primarie, nelle quali non è rintracciabile una causa organica, e forme secondarie che sono conseguenti ad un danno celebrale (malformazioni celebrali, sofferenza pre-perinatale, traumi, tumori ecc.). Se nelle epilessie del primo tipo lo sviluppo cognitivo e relazionale del bambino è normale e la prognosi è generalmente buona, le epilessie secondarie invece sono spesso accompagnate da compromissione dello sviluppo cognitivo e relazionale. I soggetti che ne sono affetti non sempre rispondono bene alla terapia e la prognosi è incerta.
Entrambe le forme possono manifestarsi con crisi " generalizzate", quando la manifestazione clinica si associa a perdita di coscienza, oppure "parziali" se il soggetto rimane vigile.
Una delle forme più difficili da individuare, soprattutto in ambito scolastico, è il "piccolo male", caratterizzato da crisi che si manifestano come "assenze". In quei momenti il soggetto perde improvvisamente coscienza per qualche secondo, interrompendo bruscamente l’attività in corso ed assumendo un'espressione di fissità dello sguardo. Dopo qualche momento in cui sembra "incantato", il bambino si riprende improvvisamente e continua ciò che stava facendo. Le insegnanti, che si trovano davanti a questo tipo di crisi, possono scambiarle facilmente con distrazione e disattenzione da parte dell’alunno.
La frequenza delle crisi è molto variabile: possono presentarsi dopo lunghi intervalli di tempo oppure più volte nell'arco della stessa giornata.

