- Categoria: Devianze e Carcere
Ruolo e competenze dello psicologo nell'area penale minorile
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Nella mia tesi di licenza ho avuto modo di analizzare concretamente il ruolo dello psicologo nelle diverse strutture dell’area penale minorile, intervistando dieci psicologi che operano nel settore penale: nel Centro di Prima Accoglienza, nell’Ufficio Servizi Sociali Minorenni, nelle comunità e nell’Istituto Penale Minorile.
Il numero limitato non mi permette di estrapolare dati quantitativamente validi, ma mi ha aiutato a comprendere meglio sfumature che non sempre emergono nei testi dove le parole tendono a limitare o a ridurre il peso di problemi che invece nella pratica sono difficile da risolvere.
Emerge, prima fra tutte, la difficoltà di non riuscire a trattare disturbi psicopatologici gravi.
Uno psicologo del carcere fa presente che questa struttura si sostituisce spesso ai centri psichiatrici per adolescenti, in quanto capita che alcuni ragazzi arrivino lì con patologie gravi; in questi casi lo scarso tempo a disposizione e la saltuarietà del trattamento, dovuto al passaggio da una struttura all’altra, rendono difficile la possibilità di un intervento efficace. Ci sono disturbi che richiedono anni di terapia e il contesto penale non può effettuare interventi così prolungati nel tempo.
Un altro problema è relativo all’ordinamento normativo in ambito minorile, dove si utilizza un adattamento dell’ordinamento Penitenziario per gli adulti; manca invece un ordinamento ad hoc per i minori. Il D.P.R. 448/88, che continua ad essere definito il decreto relativo al “nuovo processo penale per i minori”, ha già compiuto la maggiore età e richiederebbe di fatto un intervento, soprattutto per rimanere al passo con i tempi e con i cambiamenti della delinquenza minorile negli ultimi anni. Dalle interviste emerge questa richiesta di rinnovo, in quanto di fatto queste disposizione sono adatte a quei ragazzi che hanno risorse sul territorio, famiglie che li prendono a carico, e ne assumono la responsabilità in termini economici e affettivi.
Questa normativa non tiene conto, invece, della nuove tipologie di delinquenti, che sono per lo più ragazzi stranieri.
In particolare le difficoltà di lingua, la cultura estremamente diversa e distante dalla nostra, le scarse risorse presenti sul territorio, in termini familiari, sociali, scolastici, fanno si che il giudice è portato con maggior facilità a sistemare in carcere questi minori, per i quali sembra non esserci nessun’altra soluzione.
Mentre per i ragazzi italiani effettivamente il carcere si configura come possibilità estrema, e l’entrata nell’area penale viene resa il più soft possibile, per i ragazzi stranieri sembrano esserci poche alternative.

