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In accordo con l’ICD-10 (la classificazione delle malattie secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità), i disturbi specifici del linguaggio possono essere definiti come: «disturbi in cui l'acquisizione delle normali abilità linguistiche è compromessa sin dai primi stadi dello sviluppo. Essi non sono direttamente attribuibili ad alterazioni neurologiche o ad anomalie dei meccanismi dell'eloquio, a compromissioni sensoriali, a ritardo mentale o a fattori ambientali. I disturbi evolutivi specifici dell'eloquio e del linguaggio sono spesso seguiti da problemi associati, come difficoltà nella lettura e nella compitazione, anomalie nelle relazioni interpersonali e disturbi emotivi e comportamentali»
[WHO (Organizzazione Mondiale della Sanità) - DIMDI (Istituto tedesco di documentazione e informazione medica) (2018). ICD - 10 - GM 2018. Neuchâtel (CH): UST, pag. 211].
I Disturbi del Linguagio possono essere distinti nel modo seguente:
Il DSM-5 (la classificazione delle malattie mentali secondo l’Associazione degli Psichiatri Americani) definisce globalmente i disturbi specifici del linguaggio come disturbo della comunicazione e li inquadra nell’ambito dei disturbi del neurosviluppo. Essi includono prevalentemente:
In questo articolo si seguirà la classificazione classica proposta dall’ICD-10.

Secondo uno studio condotto dai ricercatori della Scuola di Audiologia e di Scienze del Linguaggio e dai ricercatori del Dipartimento di Psicologia dell’Università della British Columbia di Vancouver, in Canada, pubblicato dalla rivista scientifica PNAS [1], i movimenti articolatori dell’apparato buccale dell’infante, nel periodo prelinguistico, ovvero quello che va dalla nascita fino ai sei mesi, influenzano la percezione del linguaggio stesso. In altre parole, le informazioni sensorio - motorie che provengono dalla bocca del bambino connotano la percezione di quanto viene detto da un interlocutore.
Al tempo della guerra permanente ci sono pochi temi importanti come l’educazione alla pace, ma occorre superare quel buonismo che svuota di senso il concetto. La via della pace è fatta di scalini che andrebbero saliti ogni giorno insieme. In una classe seconda della scuola primaria siamo partiti proprio dalla riflessione linguistica. La parola è “l’arma” più potente e usarla bene e con consapevolezza è forse una delle strade migliori: comunicare è sempre la cura. La scuola deve entrare in azione soprattutto in questa occasione; l’educazione è riflessione, è il motore per ordinare i pensieri, calmare le anime spaventate e formarle senza tenerle mai all’oscuro di quello che accade intorno a noi. Il mio intento è stato quello di ragionare, di ascoltare le considerazioni dei miei ragazzi, le loro paure e nello stesso tempo fare in modo che crescessero nelle competenze nel segno della pace.
Ho una bimba di tre anni e mezzo e un bimbo di 9 mesi. La piccola ogni volta che vuole qualcosa, per dire anche acqua oppure andare in bagno, me lo dice con pianto, come si dice frignando e questo da un anno. ![]()
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