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Vedere la televisione è una delle attività più diffuse fra la popolazione. Si guarda la televisione nel tempo libero, ma anche durante i pasti. Frequentemente molte persone hanno l'abitudine, quando guardano la televisione nel tempo libero, di accompagnare la visione di film o di altri programmi con il consumo di snack, quali patatine, tarallini, stuzzichini vari, ovvero cibi ricchi di grassi e di zuccheri. Questa pratica si rivela deleteria, in quanto ha delle ripercussioni importanti sul peso dell'individuo. Infatti, nei paesi occidentali si assiste ad un incremento del sovrappeso e dell'obesità e alla base di questo fenomeno c'è lo stile di vita sedentario, che accomuna gran parte degli individui. La visione della televisione determina un ampliamento del tempo trascorso in completa inattività.
La Federazione Italiana Pubblici Esercizi ha sottoscritto gli obiettivi posti dal Ministero della Salute per rimodellare le abitudini dei consumatori orientandoli verso scelte alimentari più corrette e consapevoli.
Occorre sapere che, in Italia, i bambini sovrappeso sono il 20,9% e i bambini obesi sono il 9,8% del totale, sia a causa di scorrette abitudini alimentari, sia per mancanza di adeguata attività fisica.
La frutta e la verdura sono componenti essenziali di una dieta salutare: infatti, il loro consumo è associato ad una vita più longeva, ad un minor rischio di malattie cardiovascolari e ad una condizione psicofisica migliore. Più ricerche hanno assodato che i maggiori consumatori di frutta e verdura sono le donne, che hanno un Indice di Massa Corporea nella norma.
Diversi studi scientifici asseriscono che le caratteristiche di personalità di un individuo svolgono un ruolo determinante nell’adozione di comportamenti salutari nel corso del ciclo di vita. Per esempio, l’essere coscienziosi è associato sovente ad uno stile di vita orientato al mantenimento della salute. Mentre l’essere superficiali e instabili emotivamente è accomunato all’acquisizione di abitudini nocive, come il tabagismo, l’eccessivo consumo di bevande alcoliche, la scarsa aderenza alle terapie mediche di cui si ha bisogno nel corso di una malattia.
Il MIUR con nota n.6082/15 ha invitato le scuole, in occasione della Giornata Mondiale dell'Alimentazione che si terrà il prossimo 16 ottobre, a svolgere tutta una serie di attività volte a sensibilizzare gli alunni riguardo all'importanza della corretta alimentazione e di uno stile di vita sano.
Attenzione ai piccoli che non ne vogliono proprio sapere di frutta, pesce e verdura, perché potrebbero soffrire di un disturbo alimentare poco conosciuto e molto sottovalutato: la “mancanza di interesse per l’ingestione sufficiente di cibo”. Si tratta di una patologia che si caratterizza per l’ossessiva selettività con la quale si scelgono gli alimenti: in base al colore, alla consistenza, all’abitudine, al timore dei nuovi sapori.
Il rapporto tra ciò che mangiamo e la salute mentale è al centro da tempo dell'attenzione di psicologia e neuroscienze, che hanno evidenziato, per esempio, gli effetti positivi dei cibi ricchi di antiossidanti e grassi omega 3 su memoria e apprendimento. Vari studi recenti sono inoltre stati dedicati all'influenza della flora batterica intestinale su stati d'animo e comportamenti. Ma una nuova ricerca - condotta da un gruppo di ricercatori dell'Università di Binghamton, negli Stati Uniti, e pubblicata su "Nutritional Neuroscience", rivela ora che gli effetti del cibo non sono uguali per tutti, ma variano a seconda dell'età, poiché le abitudini alimentari influenzano in modo diverso l'umore e lo stato mentale nei giovani adulti e negli adulti maturi.
La mappa mondiale dell’obesità non lascia dubbi: sono gli Stati Uniti a guidare la classifica dei Paesi con il tasso più alto fra gli adulti. Seguono Messico, Nuova Zelanda e Ungheria. Mentre sono più bassi in Giappone, Corea e Italia. A stilare la classifica è l’Ocse in un nuovo aggiornamento delle stime, in costante aumento, entro il 2030. Oggi, più di un adulto su due e quasi uno su sei bambini sono in sovrappeso o obesi nell’area Ocse. L’”epidemia” di obesità si è diffusa ulteriormente negli ultimi cinque anni, anche se a un ritmo più lento degli anni precedenti. Nonostante ciò, le nuove proiezioni mostrano un aumento continuo dell’obesità in tutti i paesi analizzati. Come fare per porre un freno al fenomeno? Puntare sulla comunicazione e sulle misure fiscali, dicono gli esperti. Per quanto riguarda queste ultime, in particolare, sono state implementate negli ultimi anni in un numero di paesi Ocse (ad esempio Belgio, Cile, Finlandia, Francia, Ungheria e Messico), aumentando il prezzo di prodotti potenzialmente malsani come quelli ad alto contenuto di sale, zucchero o grasso, o delle bevande zuccherine.

Fonte: West, 19/07/2017
Scrivo per avere delle delucidazioni riguardo l'alimentazione di mia figlia. Parto con il dire che la bambina ha 5 anni e il suo peso è nella norma. Noi siamo genitori che purtroppo, ci siamo poco causa lavoro. Io sto con lei solo la sera e la mamma sono due anni che lavora a 300 km da casa. La bimba è stata abituata a stare sempre con la nonna.
Fino a 3 anni circa mangiava sempre tutto, poi una volta passati dal piatto unico al cibo un po’ più di sostanza, è crollato tutto. Adesso il suo pasto giornaliero è: mattino un biberon di latte con biscottini e miele. Spuntino delle 10 con cracker o focaccia.
A pranzo solo pasta, rigorosamente con sugo, cacio e pepe, broccoli, ma è molto difficile. Merendina pomeridiana con biberon di latte oppure in estate un gelato, pastine ma solo quelle scelte da lei, una fetta di pane con nutella o addirittura da sola, raramente yogurt. Per cena solo (e dico solo) riso in bianco, polenta o toast con solo la sottiletta, a volte i sofficini.
Per quanto riguarda la frutta mangia a volte la prugna nei vasettini plasmon, raramente pezzettini di mela e banana. Verdura e carne neanche l'ombra. Infatti la nostra pediatra ci ha consigliato di dare ogni tanto delle gocce di ferro, in quanto non ne assume in alcun modo. Ora noi, ma soprattutto la nonna, siamo disperati in quanto ci sembra strano che non voglia sentire niente di niente. Sono due giorni che, consigliati dalla pediatra, abbiamo fatto a tavola cose nuove da mangiare tipo polpettine e purè, mortadella, ravioli. Niente, lei sta senza mangiare e si rifiuta completamente. La pediatra dice che bisogna continuare così, dicendo che per cena quello c'è. Se ti va bene altrimenti stai senza mangiare.
Praticamente sono due giorni che prende il latte la mattina e la sera prima di dormire. Stop.
Vorrei consigli su come poterci comportare, se quello che stiamo facendo sia giusto, o se come penso io, bisognerebbe continuare a farle mangiare quello che vuole, senza farglielo pesare più di tanto. Magari proponendole ogni tanto cibi nuovi, anche se penso sarà difficile che li assaggi. Magari sarà un metodo per farsi valere nei riguardi della nonna che, se mangia, è la persona più felice dell'universo altrimenti si preoccupa da morire.
Oppure magari la mancanza della mamma che la vede una volta al mese.. non so... Secondo me, lasciarla libera di mangiare quello che vuole la renderebbe più tranquilla e serena. Voi dite che se continuiamo a farle mangiare tutte le sere riso in bianco lei prima o poi si sbloccherà? Oppure oramai è troppo tardi? Datemi più consigli possibile.
Grazie mille.
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Due milioni di persone, ogni anno, muoiono per colpa di cibi contaminati che sono la causa di oltre 200 malattie, dalla diarrea al cancro. Lo rende noto l’Organizzazione Mondiale della Sanità, in occasione della Giornata Mondiale della Salute, che ricorre oggi 7 aprile e centrata sul cibo sicuro.
Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha inviato a tutte le scuola italiane, attraverso gli uffici territoriali competenti, le linee guida per l’Educazione Alimentare 2015. Esse “...configurano il quadro epistemologico nel quale collocare l’Educazione Alimentare nel Sistema Educativo di Istruzione e di Formazione italiano, anche alla luce delle eredità educative e culturali di EXPO 2015” [1].
La preoccupazione del cibo per una mamma rimane una nota costante. Innanzitutto sfatiamo il mito che bisogna mangiare anche contro voglia per crescere: il bambino si sa autoregolare e lo stimolo della fame è presente fin da neonato in cui attraverso il pianto attira l'attenzione dell'adulto per soddisfare il suo bisogno primario, quello di nutrirsi. Il compito dell'adulto non è obbligarlo a mangiare, bensì accompagnarlo nel piacere della conoscenza del cibo.
I disturbi del comportamento alimentare (DCA) rappresentano una condizione importante che può avere un impatto significativo sulla vita di chi ne soffre. Quelli più conosciuti sono l’anoressia nervosa, la bulimia nervosa e il disturbo da binge eating. Tali disturbi possono alterare la percezione del proprio corpo e costituire una barriera per la strutturazione di relazioni, soprattutto in età adolescenziale, e avere conseguenze comportamentali e sulle abilità cognitive. Negli ultimi anni, l’età media di chi ne soffre è scesa sempre di più, con un esordio sempre più precoce e un aumento di casi soprattutto a seguito della pandemia da COVID-19. In questo panorama, la scuola deve quindi essere un punto di riferimento stabile per garantire il benessere psicofisico degli studenti con disturbi del comportamento alimentare e per rispondere in modo adeguato ai loro bisogni educativi e relazionali.
Sappiamo già da tempo che hamburger, merendine, bibite gassate favoriscono lo sviluppo di diabete, obesità e malattie cardiovascolari. Tuttavia, un nuovo studio punta il dito contro i loro effetti deleteri sul cervello degli adolescenti.
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