- Categoria: Scuola e dintorni
- Scritto da Giuseppe Costanzo
L’orientamento come strumento di contrasto alla dispersione scolastica
Gli effetti della dispersione scolastica incidono sia nella sfera privata dei singoli soggetti, esponendoli a un maggior rischio di emarginazione sociale (dipendenza da alcol e sostanze stupefacenti, disoccupazione, coinvolgimento in attività criminali) con un conseguente aumento dei costi sanitari e sociali, sia sull’economia del Paese in quanto vengono immesse nel mercato del lavoro delle professionalità poco adeguate, a fronte di una richiesta di specializzazione sempre più elevata. Cercare di contrastare il fallimento formativo non può e non deve essere solo un impegno del sistema di istruzione e formazione, ma è necessario il coinvolgimento di altri soggetti (famiglie, Enti Locali, Istituzioni, Enti del Terzo Settore) che devono, insieme alle istituzioni scolastiche, costituire una rete educativa e collaborativa proprio perché questo fenomeno ha delle ripercussioni sull’intera società. In questo articolo verrà analizzato il ruolo dell’istituzione scolastica all’interno del più ampio processo di contrasto alla dispersione scolastica.
La dispersione scolastica
Per dispersione scolastica, a livello internazionale, si intende la percentuale di giovani tra i 18 e i 24 anni che hanno conseguito al massimo il titolo di scuola secondaria inferiore e non frequentano altri corsi scolastici né svolgono attività formative. L’Unione Europea ha individuato dei parametri per misurare gli “abbandoni precoci da istruzione e formazione”: uno degli indicatori per monitorare i progressi dell’Unione Europea verso gli obiettivi strategici di crescita “intelligente, sostenibile e inclusiva”, è la categoria degli ELET - Early leavers from education and training.
Dalla Relazione di monitoraggio del settore dell’istruzione e della formazione 2022 emerge che:
- - il tasso di abbandono scolastico nel nostro Paese, benché in calo, resta tra i più alti dell'UE (in particolare al sud e tra i giovani nati all'estero): la percentuale di giovani nella fascia di età compresa tra 18 e 24 anni che abbandonano precocemente l'istruzione e la formazione è stata del 12,7 % nel 2021, contro il 13,1 % dell'anno precedente;
- - il tasso di abbandono precoce dell'istruzione e della formazione resta ben al di sopra della media UE del 9,7 % e si situa a notevole distanza dal nuovo traguardo a livello di UE del 9 %;
- - l'abbandono scolastico varia notevolmente da una regione all'altra: il tasso va dal 9,6 % del nord-est al 15,3 % del sud, con un picco del 21,2 % in Sicilia;
- - i ragazzi hanno più probabilità delle ragazze di abbandonare precocemente la scuola (14,8 % contro 10,5 %), con un divario di genere superiore alla media (4,3 punti percentuali rispetto ai 3,5 punti percentuali della media UE);
- - il tasso di abbandono scolastico dei giovani tra 18 e 24 anni nati all'estero è il triplo rispetto a quello di chi è nato in Italia (10,7 %) ed è di gran lunga superiore alla media UE del 21,2 %.
Altro fenomeno non trascurabile è quello della dispersione implicita che coinvolge tutti quegli studenti che, pur non essendo dispersi in senso formale, arrivano al termine dei cicli di studio senza possedere le competenze necessarie, con il rischio di avere le stesse opportunità di inserimento nel mondo del lavoro degli studenti che hanno abbandonato. L’Unione Europea è intervenuta su questo problema sia attribuendo sempre più importanza all’orientamento, affermando che esso deve svolgere un ruolo fondamentale nel sistema d’istruzione e formazione e lungo l’intero arco della vita per consentire ai giovani e agli adulti di autogestire efficacemente i loro percorsi di apprendimento e professionali, sia individuando le otto competenze chiave, ossia un insieme di saperi disciplinari minimi per tutti e di competenze essenziali trasversali e trasferibili nei contesti di vita, che contribuiscono alla realizzazione personale, all’inclusione sociale, alla cittadinanza attiva e all’occupazione e che vanno integrate nei curricoli e aggiornate poi continuamente.
Cos’è l’orientamento?
Per orientamento si intende un insieme di attività che mette in grado i cittadini di ogni età di identificare le proprie capacità, competenze, interessi, per prendere decisioni in materia di istruzione, formazione, occupazione, al fine di gestire i propri percorsi personali di vita. Esso, pertanto, non può essere ridotto a un mero momento informativo previsto al passaggio tra i vari ordini di scuola, ma deve essere parte integrante dei curricoli d’istituto; tale didattica orientativa deve partire già dalla scuola dell’infanzia al fine di sostenere e accompagnare gli alunni nel processo di conoscenza e consapevolezza del sé. È opportuno ricordare, infatti, che l’allora Ministero della Pubblica Istruzione, con la Direttiva n. 487 del 6 agosto 1997 sull’orientamento delle studentesse e degli studenti, all’art. 1, ha stabilito che “L'orientamento - quale attività istituzionale delle scuole di ogni ordine e grado – costituisce parte integrante dei curricoli di studio e, più in generale, del processo educativo e formativo sin dalla scuola dell'infanzia. Esso si esplica in un insieme di attività che mirano a formare e a potenziare le capacità delle studentesse e degli studenti di conoscere sé stessi, l'ambiente in cui vivono, i mutamenti culturali e socioeconomici, le offerte formative, affinché possano essere protagonisti di un personale progetto di vita, e partecipare allo studio e alla vita familiare e sociale in modo attivo, paritario e responsabile.”
In tale ottica l’orientamento deve essere un processo e non un insieme di azioni. Il punto di partenza sono le discipline attraverso una didattica di tipo orientativo, ossia un insieme di azioni intenzionali finalizzate a sviluppare una "mentalità o un metodo orientativo", a costruire/potenziare le competenze orientative generali ovvero i prerequisiti per la costruzione/potenziamento delle competenze orientative vere e proprie, usando le discipline in senso orientativo, individuando in esse le risorse più adatte per dotare i giovani di capacità spendibili nel loro processo di auto-orientamento e guidandoli a imparare con le discipline e non le discipline. Tale scelta metodologica deve essere, dunque, presente in tutte le attività di insegnamento/apprendimento e in tutti i cicli scolastici e deve comportare una definizione dei curricoli anche in chiave orientativa, per consentire agli studenti di iniziare ad auto-orientarsi, sviluppando la capacità di elaborare progetti di vita e di lavoro e di fare scelte in modo autonomo e consapevole. Le competenze orientative Le competenze orientative, il cui concetto si è diffuso anche grazie alla Linee guida in materia di orientamento lungo tutto l’arco della vita (C.M 15 aprile 2009 n. 43), si distinguono in generali e specifiche.
Le prime, prodromiche allo sviluppo delle seconde, si acquisiscono durante l’età dello sviluppo sia in modo informale, attraverso esperienze spontanee, sia in momenti strutturati finalizzati all’acquisizione di un metodo orientativo attraverso i saperi disciplinari. Tali competenze orientative fanno riferimento, per esempio, alla capacità di:
- a) conoscere sé stessi, sapendo analizzare le proprie risorse e i propri vincoli, valorizzare i propri punti di forza, trovare modalità per superare i propri punti di debolezza;
- b) sviluppare abilità sociali attraverso la comunicazione e l’interazione;
- c) comprendere la realtà circostante, ovvero l’insieme delle regole alla base del mondo contemporaneo;
- d) rendersi disponibili ad inserirsi in nuovi contesti, superando possibili situazioni conflittuali;
- e) raccogliere ed organizzare le informazioni necessarie per assumere decisioni;
- f) individuare i problemi e cercare le possibili soluzioni sulla base di ipotesi e di possibili conseguenze.
In via generale si può sostenere che le competenze orientative generali corrispondono alle competenze chiave di cittadinanza (All.to 2 D.M. 22 agosto 2007 n. 139): imparare ad imparare, progettare, comunicare, collaborare e partecipare, agire in modo autonomo e responsabile, risolvere problemi, individuare collegamenti e relazioni, acquisire ed interpretare l’informazione. Le competenze orientative specifiche , invece, sono “finalizzate alla risoluzione di compiti definiti e circoscritti che caratterizzano le diverse esperienze personali”, sono relative a “una sfera di vita specifica, hanno a che fare con il superamento di compiti contingenti e progettuali” (per es. orientamento scolastico e professionale). In pratica consistono nella capacità di fare un bilancio delle esperienze formative, lavorative ed esistenziali pregresse o in corso, nella capacità di monitorare la propria situazione personale per prevenire disagi e insuccessi, nella capacità di costruirsi una prospettiva e di progettare l’evoluzione della propria esperienza compiendo delle scelte. Esse si sviluppano attraverso interventi gestiti da professionalità specifiche nel settore, attraverso, cioè, appropriati servizi di accompagnamento o di consulenza orientativa.
Conclusioni
All’interno di tale approccio un ruolo fondamentale viene svolto dai team docenti/Consigli di classe nella progettazione delle attività didattiche che, come già detto, deve sempre avere un taglio orientativo e può prevedere, valorizzando anche l’insegnamento dell’Educazione civica, sia moduli orientativi trasversali per competenze, strutturati in Unità di Apprendimento a cui concorrono i diversi docenti tramite l’apporto specifico di ogni disciplina alla soluzione di un problema comune - sia la declinazione in termini orientativi di azioni comunque già previste dalla programmazione di classe (viaggi e visite d’istruzione, incontri con esperti, P.C.T.O. etc.), da realizzare anche con compiti di realtà. Una metodologia particolarmente significativa potrebbe essere la didattica laboratoriale che permette agli studenti di confrontarsi, riflettere e lavora insieme agli altri per risolvere una situazione problematica reale, per portare a termine un compito o per realizzare un progetto. Attraverso domande – stimolo, conversazioni guidate, questionari di autovalutazione gli insegnanti possono aiutare gli studenti ad individuare i propri interessi e i propri talenti, analizzando i propri punti di forza e di criticità. Le Linee guida per l’orientamento del 2022 introducono – per la scuola secondaria - moduli curricolari di orientamento di trenta ore, che non costituiscono una nuova disciplina ma che, in modo trasversale e interdisciplinare, devono condurre gli studenti alla scoperta dei propri talenti, anche con la presenza del docente tutor appositamente introdotta. Nel processo di orientamento, infine, come in ogni fase del percorso di insegnamento/apprendimento, assume un’importanza particolare il coinvolgimento sia delle famiglie che del territorio: creare un patto educativo per la condivisione di obiettivi comuni, soprattutto per gli alunni con bisogni educativi speciali, favorisce lo sviluppo delle competenze necessarie a permettere a ciascuno di trovare il proprio posto nel mondo e concorrere così, come statuisce l’art. 4 della Costituzione, al progresso materiare o spirituale della società.
Autore: Giuseppe Costanzo, dirigente scolastico attualmente in comando presso il Ministero dell’istruzione e del merito, si è occupato anche di formazione e di progetti sull’orientamento.
copyright © Educare.it - Anno XXIV - N. 10, - Ottobre 2024

