- Categoria: Scuola e dintorni
- Scritto da Ester Cristina Lucia Tarricone
La didattica e le tecnologie dopo la DAD
L’articolo offre alcuni punti di riflessione su quanto ha prodotto nella scuola l’introduzione emergenziale della didattica a distanza e delle tecnologie basate sulla rete. In particolare, viene evidenziato il potenziale inclusivo e collaborativo delle tecnologie, a condizione che vi sia una competente gestione da parte del corpo docente.
Introduzione
La pandemia da Covid-19 e le restrizioni che ne sono seguite hanno trasformato radicalmente le modalità di insegnamento/apprendimento, con l’introduzione della didattica a distanza (DaD). Laddove le condizioni epidemiologiche lo hanno consentito è stata attivata la Didattica Digitale Integrata (DDI) alternata alle lezioni in presenza. Sebbene le tecnologie digitali fossero diffuse nelle scuole prima dell’arrivo della pandemia e molti insegnanti avessero imparato ad utilizzare internet e LIM (Lavagne Interattive Multimediali) per arricchire l’offerta formativa, la didattica a distanza ha scoperchiato una diffusa impreparazione tra i docenti. L’utilizzo dei dispositivi digitali richiede, infatti, una diversa e attenta progettazione, che non può esaurirsi attivando una webcam per svolgere lezioni frontali o usando Whatsapp per l’assegnazione e la restituzione dei compiti.
Mishra e Koehler (2006) sostengono che il contenuto, la pedagogia e la tecnologia rappresentino tre complessi fattori dell’insegnamento, che richiedono un’attenta progettazione di ambienti di apprendimento, risultati e attività. È quindi necessario prendere in considerazione i tipi di esercizi proposti, le loro specificità e il contesto di apprendimento (Messina, De Rossi, 2015) e scegliere le tecnologie più adeguate in relazione alle attività di apprendimento dopo aver definito i contenuti e gli obiettivi d’insegnamento (Harris, Hofer, 2009). Come mostrano gli studi di Anderson, Barham, Northcote (2013), la progettazione di percorsi di apprendimento che adottano il frame metodologico di Mishra e Koehler TPACK (Technological Pedagogical Content Knowdlege), risulta utile anche per rendere più efficace l’apprendimento on line. È dunque fondamentale fare delle risorse digitali uno strumento per favorire l’apprendimento dei contenuti disciplinari in maniera costruttivista, collaborativa e cooperativa avendo sempre cura di usare adeguati approcci metodologici e metodi di valutazione calibrati in rapporto alle diverse necessità degli alunni e alle difficoltà della DaD.
Secondo un’indagine di INDIRE (Cigognini e Taddeo, 2020), alla quale hanno risposto circa 3.700 insegnanti di tutte le regioni italiane, nella DaD la maggior parte dei docenti si sono limitati ad una trasposizione on line della didattica in presenza. Solo un piccolo gruppo (549 sui 3.774 che hanno risposto, il 14,5%) hanno adottato altre strategie didattiche per sfruttare a pieno il “valore aggiunto” delle risorse digitali attraverso la proposta agli studenti di attività laboratoriali, ricerche on line, project work e costruzione di materiali digitali. Per tali docenti, la DaD ha accresciuto l’autonomia e la responsabilità degli studenti, nonché la loro capacità di collaborare e cooperare e ha consentito di ottenere risultati migliori.
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Autrice: Ester Cristina Lucia Tarricone. Insegnante di lingua inglese nella scuola secondaria superiore, è dottoranda di ricerca del corso in “Letterature, culture, turismo e territorio” dell’Università degli Studi di Sassari e ha conseguito diversi master e attestazioni inerenti principalmente alla didattica, all’uso delle tecnologie digitali e alla cinematografia.
copyright © Educare.it - Anno XXII, N. 9, Settembre 2022

